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Il garofano rosso

Psi, prove di convivenza ma il non detto racconta più delle parole

L’assemblea a Rende per richiamare l’unità mancata e mancante. Caruso: «Sono a casa mia». Incarnato: «Sono rimasto nel partito a lottare»

Pubblicato il: 27/04/2026 – 21:18
di Fabio Benincasa
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Psi, prove di convivenza ma il non detto racconta più delle parole

COSENZA Il primo ad arrivare è Luigi Incarnato, il presidente del Consiglio nazionale del Psi batte tutti sul tempo e raggiunge l’Hotel Europa a Rende già qualche minuto prima delle 17. Qualche saluto ad uno sparuto gruppo di fedelissimi e poi l’attesa consumata su una sedia all’esterno, al riparo da un sole cocente. La sala congressi all’interno ospita l’incontro dei socialisti, l’arrivo del segretario nazionale Enzo Maraio e di un centinaio tra amministratori, ex sindaci, compagni e compagne di vecchia data. Tutti accomunati dal senso di appartenenza, dal rispetto del garofano rosso, riformisti e passionari. E’ un giorno di festa, un momento per celebrare “L’Avanti per l’Italia” e anche per la Calabria, ma anche l’occasione per qualcuno di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Dagli affondi affidati a roventi e spigolosi comunicati stampa, si passa al palco e alla condivisione di un momento segnato evidentemente da un equilibrio precario. Lo sa bene anche lo stesso Maraio. Che al Corriere della Calabria risponde sollecitato sul rapporto (inesistente, ndr) tra Caruso e Incarnato ed ammette: «Credo che per affrontare i problemi interni di Cosenza, che non nascondo, sia fondamentale riprendere un dialogo», ma «il dialogo interno è sempre utile quando è costruttivo, ma è un problema se diventa distruttivo». Giusto il tempo di congedare i cronisti ed ecco arrivare Franz Caruso, insieme al figlio Mattia: avvocato e socialista come il padre e come il nonno. Strette di mano, abbracci e sorrisi. Caruso si dirige verso l’ingresso, Incarnato guadagna l’interno. I due non si incrociano, non si salutano e non si degnano di uno sguardo. Basta poco a comprendere quanto sarà in salita la strada degli ambasciatori di pace.

Enzo Maraio e Franz Caruso

Le scarpe piene di sassi

E’ Sandro Principe, il sindaco di Rende, a tracciare la strada che dovrebbe portare (questa la speranza, ndr) a seppellire l’ascia di guerra. Il primo cittadino rivendica l’orgoglio socialista e senza indugio rivolge un appello ai due “litiganti”, il partito conta più dei dissidi interni. «Il Psi deve superare le frizioni, le prossime competizioni elettorali saranno dure e non possiamo permettere a nessuno di strumentalizzare ipotetiche divisioni». Ad aprire i lavori, invece, è il segretario del Psi di Rende: Francesco Tenuta. «Il padrone di casa» con il solito aplomb british rivolge i saluti istituzionali di rito, tentando di stemperare un palpabilissimo clima di tensione. Paolo Pappaterra, sindaco di Mormanno, viene invitato ad intervenire e subito dopo tocca a Franz Caruso. La sala attende in religioso silenzio le parole del primo cittadino. L’inizio è netto, «sono a casa mia». L’avvocato penalista non indossa la toga, ma conduce l’arringa come da consuetudine: tono pacato, voce ferma, contatto visivo con la sala (e non l’aula). Ai richiami all’unità, il primo cittadino risponde: «Il senso dell’unità, almeno per quanto mi riguarda, non è mai venuto meno, ma devo sottolineare che se ci fosse stata una comunione di intenti nel centrosinistra avremo messo qualche bandierina in più, alla Regione prima e alla Provincia di Cosenza poi. Forse come socialisti avremo potuto offrire una proposta credibile anche per la Cittadella, ma così non è stato». Caruso rivendica il risultato ottenuto alle Provinciali nonostante la sconfitta. «Ho perso per due voti ponderati, per due consiglieri che invece di sostenere il centrosinistra hanno preferito votare Faragalli e il centrodestra», ma – chiosa Caruso – ci sarà tempo e modo di riflettere e forse di fare tesoro degli errori commessi nel passato per evitarne in futuro». «Sono 50 anni che posseggo la tessera del Psi – aggiunge – nessuno può cancellare la storia personale e nessuno può pensare che la mia appartenenza sia legata a interessi diversi rispetto alla crescita del Psi. Sarò sempre socialista, padrone in casa mia e non ospite in casa di altri». Il messaggio è chiaro.

Il valore della storia e un antipasto delle prossime amministrative

Curioso come a far posto all’intervento di Giacomo Mancini sia proprio il sindaco di Cosenza, che con il nipote del Leone Socialista ha ancora un conto in sospeso, quello legato all’affaire della statua dell’ex ministro. E Mancini junior impiega pochi secondi per restituire la stilettata a Caruso. «Sono qui, questa sera, perché invitato dalla bravissima compagna Pina Incarnato (ex assessora della giunta Caruso, defenestrata dal sindaco qualche mese dopo la rottura con Luigi Incarnato). Mancini ha già annunciato la propria discesa in campo in vista delle prossime elezioni amministrative e offre un succulento antipasto del possibile confronto/scontro con Franz Caruso. «L’assenza di rispetto per le persone è sgradevole, quello nei confronti della storia è gravissimo» ed è «ancora più incrredibile che arrivi da chi (il riferimento è a Caruso, ndr) si richiama alla nostra storia».

Il socialista anarchico

L’appello dei protagonisti degli interventi prosegue, qualcuno in sala comincia a sonnecchiare in attesa dell’intervento di Incarnato. Ci pensa Giuseppe Aieta, sindaco di Cetraro, a dare uno scossa. Si definisce un socialista anarchico e subito entra nella contesa. «Dobbiamo seppellire l’ascia di guerra, vedo un momento proficuo per i socialisti e uniti non avremo rivali». Il primo cittadino ricorda le recenti vittorie alle Comunali. «Sandro Principe a Rende, il sottoscritto a Cetraro e Roberto Perrotta a Paola abbiamo vinto senza il Pd, è forse un caso»? Con i democrat tuttavia occorerà fare necessariamente i conti, Aieta lo sa bene. «Se dobbiamo trovare una quadra con gli alleati, allora troviamola anche noi socialisti».

Interviene Incarnato

L’aria frizzantina spezza la tensione, tocca al presidente Incarnato guadagnare il palco. Qualche istante per sistemare il microfono, spostare un inutile leggio posizionato sul palco, e bere un sorso d’acqua. L’ex assessore regionale tiene stretto in mano gli appunti, destinati a rimanere carta straccia. «Vado a braccio». Il socialista parte dal ruolo del partito e del centrosinistra nel contrastare il governo di centrodestra, quello nazionale di Meloni e quello regionale di Occhiuto. «Il simbolo “Avanti per l’Italia” deve avere l’ambizione di completare un centrosinistra che, oggi, non accontenta tutti» e per questo «occorre inaugurare una nuova stagione». L’incipit anticipa un fugace flashback. «Nel 2001, partecipai ad una assemblea a Castrolibero, in quell’occasione sottolineammo come il Paese dovesse svilupparsi agganciandosi al Mediterraneo ed al Sud. Dopo 25 anni nulla è cambiato e i risultati sono devastanti».

I temi nazionaleuropei lasciano spazio alle considerazioni local ed ecco un altro feedback. «Nel 2005, volevo creare un grande partito socialista, ma quando mi son voltato per proporlo non ho trovato nessuno. Sono rimasto a lottare» e Avanti Psi è una mia invenzione», sorride rivolgendosi a Maraio. L’ex Capo di Gabinetto del sindaco di Cosenza preferisce non rispondere alle frecciate, d’altro canto sia il segretario nazionale e sia Sandro Principe avevano lanciato un appello all’unità, ma accenna una stilettata quando rivendica i risultati raggiunti. «Giro tanto in Calabria, quando tocco con mano il risultato dei 10.555 interventi che da assessore regionale ho finanziato, sono soddisfatto. Se avessi fatto clientela avrei preso più voti». (f.benincasa@corrierecal.it)

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