Spari il 25 aprile a Roma, fermato un 21enne
Avrebbe confessato dichiarando di appartenere alla comunità ebraica

ROMA Un giovane di 21anni, Eithan Bondì, è in stato di fermo per il ferimento di un uomo e una donna, entrambi dell’Anpi, avvenuta il 25 aprile a Roma.
L’indagine è coordinata dai pm dall’antiterrorismo della Capitale. Avrebbe detto di appartenere alla Comunità ebraica, esattamente alla Brigata Ebraica.
Da quanto si apprende, il giovane, studente in Architettura ma anche un lavoro come rider, è stato trasferito nel carcere di Regina Coeli in attesa che la Procura chieda la convalida del fermo e il gip fissi l’interrogatorio.
Nella notte è scattata una perquisizione nella sua abitazione a Roma. Sarebbero stati trovati e sequestrati alcuni coltelli a casa. Secondo quanto si apprende, l’arma non è stata trovata ma il giovane avrebbe ammesso le sue responsabilità dicendo di essersi disfatto dell’arma. Il 21enne è stato identificato anche grazie alle registrazione delle telecamere di sorveglianza attraverso cui gli investigatori della Digos hanno ricostruito il tragitto dello scooter e sono risaliti all’identità. Un dettaglio determinante per gli investigatori per risalire alla sua identità è stata la busta di un’azienda di consegne a domicilio che il 21enne aveva con sé.
I pm, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, contestano il reato di tentato omicidio al 21enne fermato per gli spari del 25 aprile. Nelle contestazioni anche il reato di detenzione di armi. Il giovane sarebbe stato individuato dalla targa dello scooter da cui ha esploso i colpi con una pistola soft air.
Anpi Anpi: «Da tempo c’è una deriva estremistica di esponenti della comunità ebraica»
«Il 25 aprile si è presentato alla grande e popolare manifestazione, che celebrava l’Anniversario della Liberazione dal nazifascismo, coperto da un casco integrale e armato di pistola a piombini con cui ha sparato contro una compagna e un compagno dell’Anpi (rei di indossare il fazzoletto della nostra associazione partigiana) ferendoli. Il fermo operato questa notte dalle forze dell’ordine di Etihan Bondi, elemento di 21 anni indicato da tutta la stampa nazionale come “appartenente della comunità ebraica“, evidenzia come retoriche vittimistiche e deformazioni a mezzo stampa crollino davanti ai fatti». Lo afferma Anpi Roma in una nota annunciando un presidio per oggi pomeriggio alle 16.30 nel luogo dell’agguato a via delle Sette Chiese zona San Paolo.
«Non può sfuggire a nessuno l’estrema gravità della vicenda. Da tempo assistiamo a una deriva estremistica e intimidatoria di parte di alcuni esponenti della Comunità ebraica di Roma». Così l’Anpi in una nota. «In passato più volte dirigenti nazionali Anpi hanno ricevuto minacce e lettere intimidatorie dalla sigla GSE (Gruppo Sionistico Giovanile) e da altre sigle. Ma se dalle parole si passa alle pistole cambia tutto». L’Anpi chiede «alla magistratura non solo di appurare l’esistenza di eventuali mandanti dell’aggressione armata avvenuta a Roma, ma anche di aprire un’inchiesta su tali presunti gruppi paramilitari presenti nella Comunità ebraica romana».
«Le aspre polemiche da parte del signor Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano, si iscrivono in questo clima di esasperazione estremistica presente in parte delle Comunità; sappiamo peraltro che al loro interno si è aperto un dibattito critico nei confronti proprio delle posizioni del signor Meghnagi», ribadisce Anpi che sottolinea: «Oggi Gad Lerner in un post sui social ha richiesto lo scioglimento di “questi gruppi paramilitari”. È un’affermazione pesantissima. Chiediamo altresì al ministro Piantedosi di andare fino in fondo nelle indagini in merito e alla presidente del Consiglio di prendere finalmente posizione sulla vicenda, dopo il suo colpevole e gravissimo silenzio dei giorni scorsi. Nelle comunità vi sono punti di vista diversi e anche contrastanti. Per questo chiediamo alla Comunità di Roma e all’Unione delle Comunità Ebraiche italiane una presa di posizione chiara e ferma in merito, anche pensando al forte legame che nel passato l’Anpi aveva stabilito col rabbino Elio Toaff». I partigiani ricordando il rapporto che l’associazione nazionale ha sempre avuto «anche su posizioni diverse, con l’Ucei; per superare eventuali incomprensioni e per isolare qualsiasi frangia violenta, chiediamo un incontro urgentissimo alla presidente nazionale dell’Ucei».
Brigata ebraica: «Oltraggio usare il nostro nome per giustificare violenza»
«Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta, e senza alcuna giustificazione, chiunque si permetta di usare il nome della Brigata ebraica per compiere atti di violenza». Così in una nota Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano, sul fermo di Eitan Bondì per gli spari del 25 arile a Roma. «La Brigata ebraica ha combattuto per la libertà e la dignità umana. Strumentalizzarne il nome per giustificare o coprire comportamenti violenti è un oltraggio alla sua memoria e a tutti coloro che si sono sacrificati sotto quella bandiera».
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