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l’inchiesta

Frode fiscale da 34 milioni a Montalto Uffugo, il «rischio accettato» e il timore: «Amazon ci chiude gli account»

I dettagli dell’attività di indagine della Gdf di Cosenza, durata due anni, sulla presunta associazione per delinquere finalizzata alla evasione fiscale

Pubblicato il: 01/05/2026 – 12:55
di Fabio Benincasa
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Frode fiscale da 34 milioni a Montalto Uffugo, il «rischio accettato» e il timore: «Amazon ci chiude gli account»

COSENZA Messaggi costanti per scambiarsi informazioni e concordare le modalità di fatturazione. Gli smartphone sono roventi, tre professionisti finiti al centro di una indagine della Guardia di Finanza di Cosenza discutono in merito alle disposizioni dettate da una “cinese”, in ordine all’emissione della fattura elettronica e all’indicazione della Partita Iva, che lamentava problemi «a fare uscire soldi dalla Cina verso l’Europa». Gli investigatori prendono appunti ed annotano uno degli episodi finiti al centro dell’attività di indagine durata due anni per accertare una presunta associazione per delinquere finalizzata alla evasione fiscale. Il sospetto è che i tre indagati abbiano, mediante dichiarazioni infedeli, consentito a un migliaio di aziende straniere operanti in Italia mediante commercio on line soprattutto sulla piattaforma Amazon, l’evasione di oltre trenta milioni di euro. Il meccanismo della condotta illecita contestata agli indagati è costituito dal contratto che una società Srls ha stipulato, a Cosenza, con una società di Manchester.

Gli indagati e le accuse

I tre indagati avrebbero assunto rispettivamente un diverso ruolo nell’organizzazione. Un compito di primaria importanza veniva assunto da M.P.C., «soggetto che aveva soggiornato in Inghilterra e che aveva intrattenuto i contatti con lo studio inglese». L’indagato si sarebbe poi rivolto al commercialista A.M., «al quale aveva proposto questa collaborazione», coinvolgendo a sua volta M.V. «con il quale in passato aveva intrattenuto rapporti commerciali», e determinando la costituzione della società finita al centro dell’inchiesta. Secondo l’accusa, avrebbero utilizzato piattaforme digitali per le operazioni commerciali di vendita, in particolare “Amazon”, effettuato cessioni di beni in Italia, omesso la presentazione delle dichiarazioni Iva o presentate con valori inferiori rispetto alle vendite realmente effettuate.

I flussi di pagamenti

Il gruppo – secondo l’accusa – sarebbe stato consapevole di aver «attivato in Italia partite Iva intestate a soggetti non residenti e anche posizioni Iva con soggetti privi di rappresentanza fiscale sul territorio nazionale».
I flussi di pagamento sono attenzionati dagli uomini della Guardia di finanza e, tra il 18 e il 22 novembre 2021, il gruppo manifesta preoccupazione per l’arrivo di «numerosi accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate per omessi versamenti di Iva». E’ il campanello d’allarme, con il timore di possibili responsabilità personali e per eventuali conseguenze. Eloquente il messaggio di uno degli indagati: «Amazon ci chiude gli account».
Saranno numerose le irregolarità fiscali che l’Agenzia delle Entrate rileverà in capo alle imprese estere con domicilio fiscale stabilito in Italia, e nel caso di specie a Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza.

Il rischio accettato

Incongruenze, giro di danari sui conti, versamenti da ogni parte del mondo. Un coacervo di operazioni che avrebbero consentito, ai tre indagati, di ottenere lauti guadagni. Quello che, in estrema sintesi, gli investigatori ritengono frutto di un «rischio accettato». A tal proposito, sono ritenuti dall’accusa illuminanti gli interventi in chat di un indagato che, a fronte delle continue problematiche sulla gestione dei vari soggetti esteri, «appare avere un atteggiamento ottimistico in risposta alle osservazioni degli altri due soggetti finiti nel mirino della procura, sempre più allarmati delle vicende in corso». Qualcuno fa notare che «ci sono almeno 50/70 raccomandate di aziende diverse che non hanno pagato o in corso di verifica».
L’armonia del gruppo è compromessa, i dissidi animano le conversazioni, ma per qualcuno non c’è ragione di preoccuparsi perché «sono cinesi… loro sono fatti così…». La chiosa riassume le discussioni oggetto di intercettazione. «Ti piace? A me no, però si guadagna, la “pila” (soldi, ndr) circola, quindi facciamo questo lavoro, cioè almeno io lo faccio». (f.benincasa@corrierecal.it)

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