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’Ndrangheta, Cosa nostra e Camorra al matrimonio di Amico, la parata dei clan in Sicilia: «Tutta gente di rispetto»

Nelle carte di “Hydra” la cerimonia del 2021 a Montelepre e l’elenco degli invitati “di peso”. Tra i presenti anche imputati già condannati e altri destinati al rito ordinario

Pubblicato il: 01/05/2026 – 19:00
di Giorgio Curcio
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’Ndrangheta, Cosa nostra e Camorra al matrimonio di Amico, la parata dei clan in Sicilia: «Tutta gente di rispetto»

LAMEZIA TERME «Ho scelto il padrino della cresima… che è l’architetto… e tu sei quello del matrimonio…». È con ragionevole anticipo che la notizia viene comunicata a Massimo Rosi da Gioacchino Amico e dalla sua futura sposa, Federica Buccafusca. È il 21 ottobre 2020, quasi un anno prima della cerimonia che si sarebbe svolta nel settembre 2021 in Sicilia, a Montelepre, tra Carini e contrada Zucco Giardinello, in una nota villa del posto. Una notizia che coglie di sorpresa Rosi: «A me mi fa solo piacere e onore guarda… potevate dirmelo diversa… non al telefono… mi avete fatto emozionare… disgraziati!».

Processo in corso

La vicenda emerge dall’inchiesta “Hydra” della Dda di Milano, quella contro il “consorzio mafioso lombardo” composto da ‘ndrangheta, Cosa nostra e Camorra. Al termine del processo celebrato con rito abbreviato sono già stati 62 gli imputati condannati. Gioacchino Amico – lo sposo – è tra gli imputati destinati al rito ordinario. Solo qualche settimana fa ha deciso, però, di intraprendere la collaborazione con la giustizia. La sposa, invece, è tra gli imputati nel processo che si sta celebrando con rito ordinario nell’aula bunker di Milano.

I preparativi

Gli inquirenti della Distrettuale antimafia di Milano riescono a captare un’altra conversazione sul tema, questa volta tra Gioacchino Amico e Rocco Morabito. Il primo spiega al calabrese che la cerimonia si sarebbe svolta il 5 settembre 2021, mentre il secondo gli confida di essere arrivato in Calabria per la morte di uno zio. «No no quelli là dei “cicciareddu”… è lo zio… è il marito della sorella di mio padre…». E, continuando a parlare del matrimonio, Amico spiega a Morabito di averlo sistemato in campagna per l’alloggio: «Dove fecero costruzioni al mare a Terrasini, ci sono le case, c’è un Bed and Breakfast, non ce n’è problemi…». E ancora: «Siccome sei numeroso, in 7, ti abbiamo preso una villa in campagna…».

Gli invitati di “peso”: da Roma alla Calabria

Fin qui i primi “indizi” che portano gli inquirenti milanesi a “drizzare le orecchie”. A gennaio 2021 è ancora Gioacchino Amico a fornire ulteriori spunti, questa volta indicando addirittura i nomi di alcuni invitati. Un elenco, secondo la ricostruzione investigativa, di assoluto livello criminale e quindi di particolare interesse per gli inquirenti. Tra loro spiccano i sanlucoti Giuseppe Pizzata e Antonio Grasso; i “romani”, quindi Vincenzo Senese, Emanuele Gregorini e altri; Antonio Romeo, figlio di Filippo Romeo e nipote di Sebastiano Romeo, detto “U Staccu”, storico capo della ‘ndrina Romeo. «Il parente della “Pecora”, quello che hanno preso latitante, quello che era capo là, reggente di “Gambazza” (…) che ci posso fare io! Se è mio compare! Lavoriamo insieme!». E poi Enrico Nicoletti, classe 2001, figlio di Antonio Nicoletti e nipote di Enrico Nicoletti, quest’ultimo morto nel 2020 e noto per i suoi trascorsi nella Banda della Magliana. «Questo è il nipote, Righetto! Ha preso il suo nome! L’ho cresciuto il pupo… a Roma! Lo posso non invitare?», si chiede Amico. Anche perché, come racconta lui stesso, «gioia mia, amore mio, mi manda cuoricini…».

Gli ospiti siciliani

Nell’elenco degli invitati spuntano anche Giuseppe Fidanzati, detto “Ninni”, e Stefano Fidanzati, della famiglia omonima, rispettivamente figlio e fratello di “don Tanino” Gaetano Fidanzati, già a capo dei rioni Acquasanta e Arenella di Palermo e del mandamento mafioso di Palermo Resuttana. E ancora appartenenti alla famiglia Virga, legati al capomandamento di Trapani, e Antonio Messina, detto “l’avvocato”, legato al defunto boss di Cosa nostra Matteo Messina Denaro. «Tutti quelli di Castelvetrano», dice Amico. Infine i “napoletani”, cioè quelli legati a Giancarlo Vestiti: «Che gli dici no? Quelli di Secondigliano, quelli di Torre Annunziata! E qua siamo, lì un miscuglio, c’è un bordello!».

«Che minchia devo fare di più di questo!»

A confermare il “peso” degli invitati, gli inquirenti captano una frase emblematica di Amico: «Minchia napoletana è! Calabrese è! Siciliana sei! Che minchia devo fare di più di questo!». Una conferma, secondo la Dda, della consapevolezza dell’unità tra i vari gruppi. «Per davvero con l’elicottero devono venire questa giornata! Elementi… tutta gente di rispetto!». E si chiede Gioacchino Amico, a un certo punto della conversazione: «E se vengono con il drone, che minchia vogliono! Mi sto sposando!». Il 4 febbraio 2021 gli inquirenti captano e registrano un incontro in un bar di Terrasini. Qui, secondo quanto ricostruito, Gioacchino Amico si sarebbe visto con alcuni soggetti di “peso”, tra cui Giuseppe Fidanzati e Antonio Messina. In ottica matrimonio, proprio quest’ultimo appare l’invitato più problematico. Parlando con la futura moglie, infatti, Amico spiega che Messina probabilmente non avrebbe partecipato alla cerimonia per evitare il rischio di controlli delle forze dell’ordine. «Seeee… viene al matrimonio… chi lo sa… non si sa mai un controllo così incaglia come uno scemunito…». E ancora: «Si teneva con me il peso con la spalla… dove sono i droni…».

Indagati, condannati e a processo

Messi insieme indizi e intercettazioni, alla polizia giudiziaria è toccato il compito di verificare se, nel giorno del matrimonio, fossero effettivamente presenti gli invitati legati al “consorzio mafioso lombardo”. La pg è riuscita così a documentare la presenza di numerosi indagati. Tra i soggetti ritratti nelle immagini figurano anche imputati già condannati nel troncone abbreviato o chiamati ad affrontare il processo ordinario: Pietro Mazzotta (13 anni), Giuseppe Fidanzati (14 anni), Daniela Sangalli (10 anni e 8 mesi), Massimo Rosi (16 anni) e Pasquale Filomeno Toscano (11 anni e 2 mesi), oltre a Emanuele Gregorini, destinato al rito ordinario. (g.curcio@corrierecal.it)

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