Una “buona stella”, nasce un feeling tra il regista Luca Brignone e la Calabria
Successo di ascolti per la serie girata a Crotone

Ci sarà una seconda stagione della mini serie “La buona stella”? La prima è andata in onda su Rai Uno e il pubblico l’ha promossa: otto milioni e 245mila di ascolti in tre serate. È piaciuta la storia crime, di rinascita e di riscatto, ambientata tra la costa jonica crotonese e la Sila cosentina. Rai Fiction, diretta dalla calabrese Maria Pia Ammirati e Mauro Mari di Paypermoon Italia stanno valutando le possibilità di un seguito. Intanto è nato un feeling tra Luca Brignone e la Calabria. Il regista torinese ha ancora le immagini del mare crotonese negli occhi. È riuscito a catturarlo nel blu più luminoso ed espressivo. La troupe ha contato ventuno professionisti calabresi, dal cast, alla produzione, agli altri reparti: scenografia, costumi, macchine, fotografia. Alessio Praticò, Raffaella Reda e Pino Torcasio si sono calati con naturalezza nei loro ruoli. Ottanta i figuranti impegnati in varie scene. Tre settimane di set, con continui spostamenti in otto location, sono state complicate e di duro lavoro ma anche di festa. Fondamentale, dice il regista, il supporto della Calabria Film Commission.


Il successo della serie
Non è la prima volta che Brignone gira nella regione. E non sarà l’ultima, anche perché ci sono altri progetti in ballo che potrebbero coinvolgerlo. Compresa una serie basata su una sceneggiatura costruita attorno alle vicende di una veterinaria. Lui non conferma. Troppo presto. Adesso bisogna godersi il successo della fiction con la poliziotta Stella Rongoni, interpretata da Miriam Dalmazio. Già apprezzata come protagonista nella serie “Costanza”, la paleontologa siciliana che scava nel dramma della figlia dello stupor mundi Federico II. Qui è un personaggio tosto, ma è anche una dolce e combattiva mamma che non rinuncia a riavere suo figlio. È lei la buona stella di Simone Magnani, l’attore Filippo Scicchitano. Costretto a chiudere con la carriera da calciatore, ancora innamorato dell’ex moglie Alessia, l’attrice Laura Cravedi, Simone è il personaggio per cui gli spettatori forse hanno tifato di più. Una curiosità: Scicchitano (nel suo film d’esordio era l’adolescente di “Scialla. Stai sereno”), ha respirato aria di famiglia. Le sue origini, infatti, sono crotonesi. Ben costruito da Francesco Arca anche Valerio Fois, dirigente degli Affari interni, che ha un conto in sospeso con la poliziotta del titolo. In verità li lega un dolore profondo. Luca Brignone ha lavorato nelle unità di regia delle serie “Rocco Schiavone”, “Don Matteo” e “Il paradiso delle signore”. In Calabria ha realizzato il documentario “Haddar. Il frutto di Dio”. Era il 2023. Due anni dopo è tornato per girare “La buona stella”.
Ben oltre otto milioni di ascolti in tre serate. È stato un bel successo!
«Enorme, perché ci siamo trovati davanti un grosso scoglio da superare, cioè il ritorno dei “Cesaroni” su Canale 5. La Rai ha ritenuto di mandarci contro un colosso e la prima sera è stata per noi una mezza sconfitta, ma poi siamo riusciti a vincere sulle percentuali di share. Il pubblico ha risposto in modo incredibile. La nostra è stata una delle poche fiction che ha catturato un numero di spettatori e l’ha mantenuto dall’inizio alla fine, con ascolti leggermente crescenti. Di solito dopo la prima puntata c’è un calo di ascolti, che poi magari risalgono. Nel nostro caso, fortunatamente, non è stato così».
Cosa è piaciuto? La storia o i personaggi?
«Penso entrambi. Simone il calciatore e Stella la poliziotta sono personaggi feriti, stanno per toccare il fondo, affrontano problematiche nelle quali lo spettatore in una certa maniera si può riconoscere. Stella è una donna che, malgrado tutte le sue difficoltà, crede che ci sia qualcosa di buono anche in uno sconosciuto e, alla fine, è proprio lei la sua salvezza. Questa è la forza del racconto. E poi c’è la rivalsa su tutto, perché se sei una persona corretta, una persona buona che fa le cose giuste anche nei momenti più complicati della vita, alla fine ti viene riconosciuto».


Simone sottrae una borsa di soldi dalla scena di un crimine. Potrebbe essere la sua ultima possibilità, invece è l’inizio di un incubo, della fuga attraverso la Calabria con una moglie da riconquistare e la figlia Giada, la baby attrice, molto brava, Elena Sophia Senise. Sono inseguiti da due poliziotti corrotti.
«Sono i “cattivi” della storia, gli attori Claudio Corinaldesi e Matteo De Santis. Mi sono appassionato molto alla costruzione dei loro caratteri. Io ho cercato di dare profondità ad ogni personaggio e tutto il cast ha risposto bene. Sono veramente soddisfatto».
Quali sono state le difficoltà durante le riprese?
«Erano molto dislocate e, di conseguenza, ci siamo spostati continuamente. La scogliera del finale, con le pale eoliche, ad esempio, è composta da due location separate. Nel campo c’è un prato e nel controcampo c’è il mare. Abbiamo creato un luogo che nella realtà non esiste. Non è stato semplice, anche se il fatto di aver girato parecchio mi ha permesso di conoscere meglio la regione. Sono stato supportato da una buona troupe, in parte calabrese. Persone di cuore e grandi professionisti».
Anche nel cast ci sono attori calabresi.
«Tutti bravi e dinamici e soprattutto veri. A volte gli attori sono viziati dalla finzione e invece quando c’è una certa autenticità, una naturalezza da cogliere… è la cosa che mi appassiona di più. Cerco di tirare fuori il meglio anche dai luoghi e infatti ho cercato di far emergere al massimo la bellezza del territorio. Ho considerato la Calabria un personaggio importante»
Hai girato “Haddar”, un documentario sul cedro dell’Alto Tirreno cosentino, richiesto dai rabbini ortodossi per celebrare la festa delle capanne. Girato nel 2023, ma arrivato in sala più tardi.
«Abbiamo finito le riprese il sei ottobre, a New York. Il sette ottobre c’è stato l’attacco ad Israele e il documentario è rimasto bloccato, per poi essere distribuito nel 2025. Il cedro calabrese è il più richiesto al mondo. A New York, nel giorno della festa del Sukkot, abbiamo visto con i nostri occhi come funziona il mercato. C’è il commercio pubblico e poi ce n’è un altro parallelo, perché un cedro ritenuto molto pregiato viene trattato come se fosse una pepita d’oro».
Si gira in Calabria soltanto perché conviene, oppure perché offre qualcos’altro?
«Il sostegno è dal punto di vista logistico e la collaborazione è fantastica. Ma la varietà del territorio è una vera ricchezza. Crotone ha un litorale bellissimo e poi in venti minuti sei in Sila. È una cosa pazzesca. È una regione talmente versatile e dinamica che è unica».
Pensi sia possibile far nascere un sistema di supporto all’industria cinematografica in una regione che in passato ha suggestionato qualche grande autore, come Pierpaolo Pasolini, Mario Monicelli, Luigi Comencini, ma che soltanto negli ultimi anni si sta scoprendo come set?
«La mia impressione in questo momento è che la Calabria Film Commission si stia impegnando tantissimo facendo interventi significativi, dà spazio e buone opportunità. Noi abbiamo avuto sostegno a trecentosessanta gradi, anche dalla gente dei luoghi in cui eravamo alloggiati e in cui abbiamo girato».
Come sei riuscito a catturare il blu luminoso del mare del litorale crotonese?
«Il mare calabrese è già bello di suo. Il blu intenso viene fuori attraverso particolari inquadrature in un momento preciso della giornata, con il sole a picco, soprattutto quando i fondali sono chiari. La luce si riflette sul fondo e il bianco della sabbia esalta il colore dell’acqua».
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