Naufragio di Cutro, Report: «Cosa si sta cercando di tutelare?»
Il caso delle telecamere vietate in aula durante il processo e audio esclusivi riaprono il dibattito sulle responsabilità della strage dei migranti

Il programma Report di Raitre, condotto da Sigfrido Ranucci, è tornato a occuparsi del naufragio di Cutro del febbraio 2023, costato la vita a 94 persone, tra cui numerosi bambini. Nel servizio firmato da Rosamaria Aquino, l’attenzione si è concentrata anche sul processo in corso a Crotone nei confronti di sei agenti tra Guardia di Finanza e Guardia Costiera, accusati di presunti mancati soccorsi.
Le udienze si svolgono lontano dalle telecamere: un’ordinanza del giudice ha infatti vietato riprese audio e video. «Che cosa si sta cercando di tutelare?», si chiede il programma, che attraverso registrazioni originali e testimonianze ha ricostruito le decisioni assunte nella notte della tragedia.
A ricevere la prima richiesta di aiuto è il brigadiere dei carabinieri Lorenzo Nicoletta, contattato da uno dei migranti a bordo del caicco Summer Love.
«La barca si è spezzata, ci sono persone in acqua, Viale Fiume Tacina sul navigatore, così trovano l’autoradio. Io ho mandato Cirò, Petilia, Sellia Marina, sto mandando tutti».
Le pattuglie giunte sul posto restituiscono subito la gravità della situazione:
«Ho individuato la barca che si è completamente spezzata sopra la riva».
«Qua è una strage».
«Ci sono diversi morti, bambini, donne, insomma… mamma mia, poveri cristi».
«Quella notte i carabinieri avevano ricevuto una chiamata anche dalla Guardia di Finanza – evidenzia Report – che, in una surreale comunicazione a terra con la Capitaneria di Porto di Crotone, riferiva di essersi dovuta fermare per le condizioni del mare».
Il dialogo riportato è eloquente:
«La Guardia di Finanza – dice sempre per telefono il brigadiere Nicoletta – si è dovuta fermare, dove ti sei fermato tu?».
«I nostri stanno rientrando a Crotone perché c’era mare mosso».
«Che mare c’era?».
«I miei mi hanno dato mare 4 e vento 5».

Secondo quanto ricostruito dal programma, nelle operazioni che riguardano migranti la priorità sarebbe spesso quella di avviare un’azione di polizia piuttosto che di soccorso. Una percezione confermata da un operatore della Guardia di Finanza in un audio successivo al naufragio:
«Io comandante, sono stato sveglio tutta la notte. Ho proprio percepito che loro non si muovono se non hanno una segnalazione certa come quelle dei giorni scorsi dell’aereo Frontex, delle fotografie, oppure di una richiesta di telefoni satellitari dei migranti di bordo, perché loro si defilano. Perché domani qualsiasi cosa succederà, diranno: “ma noi non abbiamo avuto chiamate di soccorso”, le solite cose. Si inizia con il controllo delle forze di polizia e così sarà comandante. Io questo l’ho percepito sulla mia pelle questa notte».
Il processo punta a chiarire se quei soccorsi avrebbero potuto essere più tempestivi. Attorno a questa domanda ruota anche l’analisi tecnica proposta dal programma. Il pescatore Fausto Tricoli, con oltre cinquant’anni di esperienza in mare, ha spiegato: «Un mare 4 ti dice che sono 4 metri di onda e c’è già un rischio. Poi il vento forte insieme al mare ti danno più negatività. Si deve intervenire dove l’acqua è più profonda, in mezzo al mare. Quando Frontex ha dato l’allarme, lì bisognava intervenire perché qui c’erano due grossi rimorchiatori in rada. Il comandante del porto o chi per lui avrebbe dovuto autorizzare questi mezzi ad avvicinarsi a questo punto che aveva dato Frontex e salvare il salvabile. Perché se la barca arriva a riva in questo mare tempestoso, è normale che ci si rimetta la pelle».
Il servizio sottolinea anche la tempistica degli interventi: la segnalazione di Frontex arriva poco dopo le 23, ma le unità navali della Guardia di Finanza escono solo intorno alle 2 di notte, attendendo poi il bersaglio sotto costa prima di rientrare a causa del peggioramento delle condizioni meteo.
«Ma quali decisioni sono state prese quella notte?», si chiede ancora Report. «Frontex il 25 febbraio segnala poco dopo le 23 che la barca galleggia bene, senza indicare una particolare emergenza. Solo alle 2 del mattino parte un’operazione di polizia gestita dalla Guardia di Finanza».
Dubbi emergono anche sulla valutazione iniziale dell’evento: «Non avevano capito davvero che fossero dei migranti? – si domanda il programma – Il comandante Lippolis con noi smentisce quanto affermato quella notte».
Un ulteriore passaggio riguarda i contatti tra Guardia Costiera e Guardia di Finanza:
«Buonasera, è la Guardia di Finanza di Vibo Valentia?»
«Buonasera a voi».
«Senta, la contattavo per sapere se avevate ricevuto quella e-mail del natante segnalato da Eagle One. Voi state approntando qualcosa?»
«Per noi sta navigando a sei nodi regolarmente e non…»
«Giusto per sapere, perché per il momento è un’attività di polizia che stiamo valutando noi».Dopo questa telefonata, ricorda il programma, trascorrono quattro ore prima di un nuovo contatto, mentre le condizioni del mare peggiorano sensibilmente.Per comprendere il contesto decisionale, Report riporta infine a una direttiva risalente al giugno 2022. Una comunicazione del comando centrale della Guardia Costiera di Roma, inviata anche a Crotone, stabiliva – a seguito di indicazioni politiche – che gli interventi diretti in mare sarebbero dovuti avvenire solo in presenza di un evento Sar conclamato, ovvero quando il rischio di naufragio è evidente.Un elemento che, secondo il programma, potrebbe aver inciso sulle scelte compiute quella notte e che oggi è al centro del dibattito giudiziario e pubblico. (redazione@corrierecal.it)
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