Fratoianni a Reggio: «Da qui parte la riscossa del centrosinistra, battere questa destra è già un programma»
Il segretario nazionale di AVS attacca autonomia differenziata, guerra in Iran, Ponte e precariato nella ricerca. Sul palco con il candidato sindaco Battaglia, anche i dirigenti regionali

REGGIO CALABRIA «L’appuntamento del 24 e 25 maggio non è solo un tornante importante per la storia della città: ha una caratura nazionale. Da qui parte la rincorsa e la riscossa per avere il centrosinistra al governo del paese l’anno prossimo». Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Alleanza Verdi e Sinistra, sceglie Reggio Calabria per una delle prime uscite nazionali della campagna municipale. La sua presenza sul palco, dice lui stesso, è la prova che questa città conta oltre i suoi confini.
Ad aprire la serata è la candidata della lista Emanuela Marcianò, cantautrice, che sale sul palco e offre una canzone: «Ho scelto di donare una parte di me attraverso la mia voce e la mia musica. Questa sera voglio che sia l’inizio, insieme a tutta la mia squadra, per valorizzare le risorse del nostro territorio e lavorare per il bene comune».
Poi, con tono più politico: «Per noi di Alleanza Verdi e Sinistra questa non è una città qualunque. È Reggio mia».

Delfino: «Chi ama i soldi non dovrebbe essere eletto»
Tocca al segretario metropolitano Demetrio Delfino inquadrare la lista e il momento. AVS a Reggio è nata nel marzo del 2025 e si presenta con una coalizione allargata: dentro ci sono Rifondazione Comunista, Più Europa, Onda Orange e il Partito del Sud. «Una lista inclusiva, fatta di persone perbene e genuine che vogliono dare un contributo e che, su questo non c’è dubbio, dopo rimarranno ancora con noi a costruire un pezzo di futuro di questa città».
Delfino non risparmia una stoccata al trasformismo che agita queste settimane di campagna: «Alcuni stanno facendo la transumanza rispetto ai partiti tradizionali. Probabilmente vanno in lidi dove pensano di essere eletti». La causa, lascia intendere, è l’indennità consiliare alzata lo scorso anno. La risposta è una citazione: «Pepe Mujica era un grandissimo della sinistra internazionale. La pensava come lui: la ricompensa per la politica è l’amore della gente. Chi ama i soldi non dovrebbe essere eletto».
Sul programma, Delfino è diretto: manutenzione costante, servizi puntuali, rafforzamento di Castore con nuove assunzioni, scorrimento della graduatoria ferma, decoro urbano, politiche giovanili, impianti sportivi da completare e riqualificare. E sulla mobilità: «Vogliamo strade collegate bene e periferie che tornino priorità. Non vogliamo illudere nessuno con funivie che partono da un punto e arrivano a un altro dove non ci sono infrastrutture né servizi».

Battaglia: «I reggini sanno scegliere»
Il candidato sindaco Mimmo Battaglia rivendica il lavoro dell’amministrazione uscente e attacca quella che definisce «una politica muscolare e urlata, senza contenuti». Porta i numeri: conti risanati, precari stabilizzati, 200 giovani assunti al Comune senza un ricorso. «I reggini hanno una sufficiente maturità. Sanno scegliere tra chi fa solo propaganda e chi ha lavorato».
Lancia anche un affondo concreto: il famoso emendamento da 700mila euro per i municipi non ha ancora visto trasferire i fondi, nonostante fosse nelle linee di mandato. E sui municipi insiste: saranno cinque, «sentinelle dei territori, cerniere di collegamento» per una città che è la quinta d’Italia per estensione. Sul palco con lui i dirigenti regionali del partito, a sottolineare il radicamento territoriale della lista. Quanto ai confronti pubblici, Battaglia si impegna a non disertarne nessuno: «Io onoro i confronti. Ci sono sempre, anche quando ci sono le sedie vuote».

«L’autonomia differenziata cristallizza le diseguaglianze»
Prima ancora di affrontare la campagna reggina, Fratoianni torna su uno dei temi nazionali che sente più suoi: l’autonomia differenziata. «Anche questa è una loro vecchia fissa: le gabbie salariali, l’idea di spaccare questo Paese. Non è un’idea che ha soltanto la Lega di Matteo Salvini, attraversa tutta la destra italiana e non da oggi». La Corte Costituzionale l’ha smontata, ricorda, «ma cercano di farla rientrare ad ogni giro dalla finestra e dallo spiffero». Il nodo è strutturale: «Qualsiasi forma di autonomia differenziata costringe, in particolare il Mezzogiorno ma non solo, a vedere cristallizzate le diseguaglianze e le difficoltà che già attraversa. Abbiamo bisogno di immaginare un Paese che per tornare a crescere in modo sano deve innanzitutto investire sulla sua unità e anche sul suo Mezzogiorno».
«I patrioti a targhe alterne regalano 2000 euro di danno a ogni famiglia»
Sul fronte internazionale Fratoianni è netto. La guerra avviata da Donald Trump, dice, rischia di produrre un danno secco per le famiglie italiane di oltre duemila euro a testa. E la risposta del governo? «Giorgia Meloni ha detto “non approvo e non condanno”. Sono questi i regali dei patrioti a targhe alterne che ci governano: quando si tratta di difendere davvero l’interesse nazionale si girano dall’altra parte». Servirebbero risposte concrete, incalza: «Un salario minimo, non la presa in giro del salario giusto. Una proposta che faccia crescere tutti gli stipendi». AVS ha già presentato una proposta in Parlamento, ricorda, «lo sblocca stipendi, per agganciare nuovamente gli stipendi automaticamente all’inflazione e proteggere il potere d’acquisto».
«Salvini, quei 14 miliardi del Ponte mettili su questa terra»

Dal palco di Reggio Fratoianni coglie la vicinanza geografica di Matteo Salvini – anche lui a Reggio Calabria per la campagna – per un attacco diretto: «Colgo l’occasione per dirgli che se invece di buttare 14 miliardi su un’opera sbagliata, quei soldi fossero messi a disposizione del Paese, di questa terra, dove le persone che stanno fuori per lavoro e per studio non possono tornare perché non ci sono treni e aerei o costano troppo, dove i ragazzi se ne vanno perché non hanno un futuro e un lavoro, forse farebbero qualcosa di più utile».
Poi il tema della ricerca: «Questo Paese continua a investire sulla svalorizzazione del lavoro invece che sull’innovazione di processi e di prodotto. Teniamo in stato di precarietà 30mila ragazzi e ragazze nelle università italiane e 6mila giovani nei centri di ricerca. Senza ricerca e innovazione non c’è futuro». Chiosa amara: «La destra è questa roba qua: propaganda sulla sicurezza senza che sulla sicurezza faccia mai niente. E impoverisce la maggioranza dei cittadini».
«Si può fare, ce n’è un gran bisogno»
La chiusura è programmatica: «Siamo in campo per cambiare questo Paese nel segno della giustizia sociale, dell’equità ambientale, della pace contro la guerra, dei diritti fondamentali: il diritto alla salute, all’istruzione. Si può fare e ce n’è un gran bisogno, perché la maggioranza delle persone stanno peggio». A chi lo accusa di avere come unico programma quello di battere la destra, risponde senza esitare: «Abbiamo un fior fiore di programma, territorio per territorio. Ma voglio rivelarvi una cosa che penso intimamente: se anche fosse vero, sarebbe di per sé un formidabile programma politico». (redazione@corrierecal.it)
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