Open Arms, Cassazione: «Nessun sequestro di persona per Salvini»
Il leader leghista: «Aspetto scuse»

ROMA I giudici della Quinta Sezione Penale della Cassazione hanno diffuso le motivazioni della sentenza di assoluzione emessa il 7 dicembre nei confronti dell’ex ministro dell’interno, Matteo Salvini, nel processo Open Arms. Nelle 78 pagine del provvedimento, si legge che “la condotta contestata a Matteo Salvini, ossia l’avere, nella qualità di ministro dell’Interno, abusando dei propri poteri, privato indebitamente della libertà personale 147 migranti, non può rientrare nella sfera di applicazione del sequestro di persona, a differenza di quanto sostenuto dal pubblico ministero impugnante». Già nel 2024 Salvini era stato assolto dal Tribunale di Palermo con la formula «perché il fatto non sussiste» dai reati di sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio. Ma poi la procura di Palermo aveva presentato ricorso in Cassazione, impugnando il provvedimento, e respinta dalla procura generale. Oggi sono state diffuse le motivazioni. «Non si apprezza in alcun modo, nelle decisioni assunte, una coazione che limitasse la libertà di determinazione nella scelta di una rotta alternativa», scrivono gli ermellini. E ancora, si legge: «quella che non è stata consentita ad Open Arms, o meglio a coloro che ancora erano a bordo, è stata una condotta determinata, ma non ha avuto luogo – secondo la stessa prospettazione accusatoria – una limitazione della libertà di locomozione. Così come non è superfluo osservare che non ricorrono neppure gli estremi della violenza privata, poiché, oltre a mancare gli elementi della minaccia, nella specie difetta pure la violenza che è elemento del tipo legale». «La sentenza della Cassazione, in piena aderenza agli atti, ha certificato in modo netto e inequivocabile la correttezza dell’operato dell’allora Ministro dell’Interno, Matteo Salvini nel caso Open Arms. I migranti, a cui l’Italia ha sempre fornito cure e assistenza, scrive la Cassazione, non sono mai stati privati della libertà personale e la nave avrebbe potuto far rotta in Spagna ove era stato assegnato un posto sicuro di sbarco», ha commentato Giulia Bongiorno, legale di Matteo Salvini nel processo Open Arms.
Salvini: «Aspetto un po’ di scuse da geni della sinistra»
«Sono felice, orgoglioso di quello che ho fatto. Ci hanno messo cinque anni di processo, costato milioni di euro agli italiani, per riconoscere che il ministro Salvini, che ha bloccato lo sbarco di migliaia di immigrati irregolari e clandestini, non ha commesso un reato, ma ha fatto semplicemente il suo lavoro. Quindi ringrazio i giudici della Cassazione e aspetto un po’ di scuse da geni della sinistra che mi hanno infamato, attaccato, insultato e deriso per anni e adesso hanno capito che bloccare gli sbarchi dei clandestini non è un reato, ma è un sacrosanto diritto e dovere di un politico». Così il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e trasporti Matteo Salvini ha commentato, a Reggio Calabria, le motivazioni con cui la Corte di Cassazione.
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