Landini: «Il Ponte è l’opera più inutile mai concepita». La Cgil lancia la mobilitazione in Calabria
Il leader della Cgil a Lamezia: il problema è impedire che i giovani del Sud continuino ad andare via dal nostro Paese.

LAMEZIA TERME «Credo che il Ponte sullo Stretto di Messina sia una delle opere più inutili mai pensate nel nostro Paese. Credo che si stiano sprecando soldi pubblici e penso che, da questo punto di vista, sarebbe utile che il governo avesse l’umiltà di ascoltare ciò che dicono le persone». Lo ha detto il segretario della Cgil, Maurizio Landini, parlando con i giornalisti a Lamezia Terme a margine di una iniziativa del sindacato calabrese. «Il referendum – ha aggiunto Landini – dovrebbe rappresentare un segnale: la maggioranza del Paese non è d’accordo con le politiche che stanno portando avanti. Chi governa, a volte, deve avere anche l’umiltà di saper ascoltare. Credo inoltre che non ci sia nessun italiano convinto che i propri problemi si risolvano attraverso il Ponte sullo Stretto di Messina. Anzi, il vero problema non è costruire ponti, ma costruire ferrovie, strade e infrastrutture. Il problema è impedire che i giovani del Mezzogiorno continuino ad andare via dal nostro Paese. Di tutto questo, però, il governo non si sta occupando. Per quanto mi riguarda, l’ho sempre detto: quell’opera non è mai stata una priorità. Prima parlavamo di energia: avere un’autonomia energetica significa investire. Ma non vuol dire soltanto installare pannelli solari o pale eoliche; vuol dire anche essere capaci di produrre quei pannelli e quelle pale. Significa sfruttare tutte le fonti disponibili. Noi – ha ricordato il leader della Cgil – siamo al centro del Mediterraneo e, più che diventare un hub del gas, potremmo essere un modello nel mondo di cosa significhi utilizzare aria, acqua e sole. Da questo punto di vista, dobbiamo costruire tutte le infrastrutture necessarie. Sono il primo a sapere che tutto questo non si realizza con una bacchetta magica in un giorno. Però stiamo perdendo anni e, se non vogliamo restare fuori dal processo industriale, dobbiamo agire subito. Mi limito a osservare che altri Paesi europei che hanno fatto queste scelte oggi si trovano in una condizione diversa. La Spagna, a differenza nostra, ha investito sulle energie rinnovabili, ha disaccoppiato il prezzo del gas da quello dell’energia e oggi è il Paese europeo che paga meno l’energia, quello che attira più investimenti esteri e che sta migliorando la propria produzione industriale. Noi invece stiamo vedendo settori strategici — dall’automotive alla chimica di base, fino alla siderurgia — che rischiano di crollare e scomparire. Così – ha sostenuto Landini – stanno portando il nostro Paese contro un muro, e credo che non possiamo permettercelo».

Le proposte di legge
Landini ha presentato a Lamezia due proposte di legge di iniziativa popolare, la prima in tema di sanità pubblica e la seconda in tema di appalti: «C’è la necessità di costruire un sistema sanitario nazionale, universale e pubblico che garantisca cure gratuite a tutte e tutti, come previsto dalla Costituzione. Oggi questo diritto non è più garantito: negli ultimi anni la sanità pubblica ha subito forti tagli e un pesante processo di privatizzazione. Servono più investimenti nella sanità, nuove assunzioni di medici e infermieri e soprattutto un rafforzamento dei servizi socioassistenziali sul territorio, oggi largamente insufficienti. Le risorse vanno trovate attraverso una vera riforma fiscale che colpisca rendite finanziarie e immobiliari, grandi profitti ed evasione fiscale, redistribuendo le ricchezze dove servono davvero. C’è poi bisogno anche di una legge che superi la logica di appalti, subappalti e finte cooperative basati sul massimo ribasso e sugli affidamenti senza gara, premiando invece la qualità del lavoro e dell’impresa. Questo significa anche contrastare la criminalità organizzata, che attraverso questi meccanismi controlla parti importanti dell’economia. Con queste proposte – ha detto ancora Landini – vogliamo rimettere al centro i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, garantendo stesso contratto e stessi diritti a parità di lavoro, e riaffermare il diritto fondamentale alla cura e alla sanità pubblica. Vedo in questo percorso una continuità con il referendum appena svolto, che ha mostrato chiaramente come la maggioranza del Paese chieda l’attuazione concreta della Costituzione e un cambiamento delle politiche economiche e sociali. Per questo raccogliamo le firme affinché queste proposte arrivino in Parlamento prima della legge di bilancio e vengano discusse. Vogliamo costruire un movimento capace di sostenere queste richieste utilizzando tutti gli strumenti democratici disponibili per cambiare l’attuale politica economica e sociale».
La mobilitazione regionale
Nel corso dell’iniziativa di Lamezia Terme– l’assemblea delle assemblee della Cgil Calabria – il sindacato ha anche lanciato la mobilitazione regionale: «Penso – ha detto il segretario della Cgil calabrese, Gianfranco Trotta – che il tempo sia scaduto: la Calabria ha bisogno di risposte immediate su sanità, lavoro e servizi. Oggi troppi calabresi vivono tra lavoro nero, caporalato, precariato e sfruttamento, una condizione che colpisce soprattutto le donne, costrette spesso ad accettare ricatti e part-time involontari. Lo sfruttamento riguarda molti settori, dall’agricoltura alla logistica, dove si applicano contratti pirata e persino i delegati sindacali vengono licenziati. A questo si aggiunge il dramma dei giovani: negli ultimi dieci anni oltre 160mila persone hanno lasciato la Calabria, aggravando spopolamento e crisi demografica. Ai giovani non bastano misure spot o incentivi temporanei: servono lavoro stabile, trasporti efficienti, scuole, servizi e opportunità reali. Oggi – ha spiegato Trotta – molti studenti perdono ore ogni giorno a causa di un trasporto pubblico inefficiente, mentre nelle aree interne mancano sanità territoriale, asili, scuole, strade e prospettive. Il vero problema non è trovare una casa nei borghi, ma poter costruire lì un futuro dignitoso, con servizi adeguati e un lavoro che permetta di restare. È arrivato il momento che la Calabria scenda in piazza e si faccia sentire. Per questo lancio la proposta della mobilitazione regionale». (a. c.)
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