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Storie migranti

Il miele di Filmon: dall’Eritrea a Camini, come un rifugiato è diventato imprenditore

Protagonista del video-reportage vincitore del contest “Oltre il ghetto”, nell’ambito del programma Su.Pr.Eme., finanziato dall’Unione europea

Pubblicato il: 10/05/2026 – 13:33
di Paola Suraci
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Il miele di Filmon: dall’Eritrea a Camini, come un rifugiato è diventato imprenditore

REGGIO CALABRIA Quando è arrivato a Camini, in questo paese di ottocento anime della Locride, Filmon Tesfalem aveva 25 anni, veniva dall’Eritrea e non sapeva cosa lo aspettava. Era il 2013. Oggi ne ha 38, sua moglie e i suoi tre figli vivono con lui, e dalla sua azienda apicola escono vasetti di miele biologico che portano un nome arabo — Nahla, ape — impresso su etichette calabresi. In mezzo, c’è una storia che vale la pena raccontare. Camini non è un posto dove si finisce per caso. Ci si arriva, spesso, perché non si ha altra scelta. Poi, qualcuno decide di restare. Filmon è uno di questi. Arrivato come migrante nell’ambito del progetto di accoglienza promosso dal Comune di Camini, guidato dal sindaco Giuseppe Alfarano, e gestito sul campo dalla cooperativa Eurocoop Jungi Mundu, avrebbe potuto ripartire alla sua conclusione. Ha fatto i conti con quello che aveva intorno — le colline, la gente, le possibilità — e ha scelto diversamente. Non è stata una scelta romantica. È stata una scommessa. Ha imparato l’apicoltura, ha studiato le fioriture locali, ha capito come far parlare la terra calabrese con qualcosa che portava dentro di sé. Nahla è nata così: non come progetto assistito, ma come impresa vera, con arnie, fatture, mercato.

Miele dei due mondi


Quello che produce Filmon non è solo miele. È il risultato di una contaminazione lenta e silenziosa tra tradizioni lontane e un territorio che, se lo ascolti, ha molto da offrire. Biologico, locale, certificato. E trasmesso: perché oggi Filmon insegna il mestiere ad altri giovani, alcuni dei quali hanno percorso strade simili alla sua.

«Siamo davvero orgogliosi del suo successo», dice Rosario Zurzolo, presidente di Jungi Mundu. «Il suo percorso rappresenta un esempio concreto di integrazione riuscita. Dall’arrivo in Italia fino alla scelta di restare, ogni passaggio dice qualcosa di importante su cosa può diventare l’accoglienza quando funziona davvero». Un modello che non sarebbe stato possibile senza la scelta del Comune di investire sull’accoglienza come strumento di rilancio del territorio: a Camini, paese che da anni perde abitanti, ogni persona che sceglie di restare è anche una risposta allo spopolamento. Sua moglie, i tre figli di 10, 9 e 6 anni: una famiglia che ha messo radici qui.

Il riconoscimento

La storia di Filmon è stata raccontata nel video-reportage Il valore della cura. Filmon e l’azienda apicola Nahla, che ha partecipato al contest interregionale “Oltre il ghetto”, promosso nell’ambito del programma Su.Pr.Eme., finanziato dall’Unione europea contro lo sfruttamento lavorativo e il caporalato. Il pubblico lo ha votato con il 42,4% delle preferenze, facendolo vincere nella sezione “Imprese etiche”. Il premio è stato ritirato a Bari e Filmon è andato con tutta la famiglia, felice per questo riconoscimento. Poco meno di cinque minuti di immagini e parole, che si intrecciano per raccontare questa storia.

La giuria popolare ha riconosciuto nel reportage la capacità di raccontare un modello produttivo concreto, in cui il lavoro diventa ogni giorno  strumento di inclusione e responsabilità sociale. Non una storia di assistenza, ma di imprenditoria etica. Non un caso isolato, ma un esempio replicabile.

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