Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 9:34
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 3 minuti
Cambia colore:
 

tragedie sul lavoro

«Non possiamo continuare a chiamarle fatalità»

Il segretario generale della Cgil Area Vasta Scalese richiama istituzioni e imprese alle proprie responsabilità

Pubblicato il: 10/05/2026 – 8:06
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
«Non possiamo continuare a chiamarle fatalità»

CATANZARO Tre morti sul lavoro in poche ore. Un operaio di 46 anni precipitato da un ponteggio ad Anoia Superiore, nel Reggino. Un lavoratore di 53 anni morto a Francavilla Angitola, nel Vibonese. Un giovane operaio di appena 23 anni deceduto mentre lavorava all’allestimento di un lido a Paola. Tre tragedie ravvicinate che riportano la Calabria davanti a una realtà che continua a ripetersi con una frequenza ormai insopportabile: si continua a morire mentre si lavora. Una sequenza che, ancora una volta, non può lasciare indifferente il mondo del sindacato, che resta in prima linea nelle battaglie per luoghi di lavoro sicuri e, prima ancora, per l’attuazione di misure preventive imprescindibili per la tutela dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Per il segretario generale della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo, Enzo Scalese, non è più possibile affrontare questi drammi soltanto con il cordoglio e con le dichiarazioni di circostanza. Già negli anni scorsi la Cgil, insieme a Cisl e Uil, aveva chiesto con forza l’attivazione di un tavolo permanente con istituzioni, parti datoriali, Inail, Asp, Inps e Ispettorato del lavoro per affrontare in maniera strutturale il tema della sicurezza. Un confronto nato dalla consapevolezza che il problema non può essere affrontato solo dopo l’ennesimo incidente, ma richiede prevenzione, formazione continua, controlli e assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti. Un impegno che si inserisce anche nella mobilitazione nazionale lanciata dalla Cgil, che il 15 e 16 maggio darà avvio in tutta Italia alla raccolta firme per due proposte di legge popolari su sanità e appalti, con particolare attenzione proprio alla sicurezza nei luoghi di lavoro, alla qualità degli appalti e al contrasto del lavoro precario e irregolare. Per il sindacato, infatti, come ha detto proprio ieri da Lamezia Terme il segretario nazionale Maurizio Landini, il tema delle morti sul lavoro non può essere separato dalle condizioni in cui troppo spesso vengono gestiti appalti, subappalti e organizzazione del lavoro. «La strage silenziosa continua – afferma Scalese –. In Italia, lavoratori e lavoratrici di ogni età e in ogni contesto continuano a perdere la vita. La sicurezza sul posto di lavoro non può essere considerata un tema secondario o burocratico, ma una vera questione di ordine pubblico. Un concetto che oggi torna drammaticamente attuale davanti all’ennesima scia di sangue. Serve un rafforzamento degli organi ispettivi, controlli più capillari nei cantieri e l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro. Non possiamo più parlare di fatalità». Per Scalese, il nodo centrale resta quello della prevenzione. «Ogni volta che un lavoratore esce di casa e non vi fa ritorno, non fallisce soltanto un’azienda o un sistema di controlli: fallisce un intero modello sociale che troppo spesso considera la sicurezza un costo e non un diritto. La Calabria, già segnata da precarietà, lavoro nero e fragilità occupazionale, continua a pagare un prezzo altissimo. La sicurezza sul lavoro non è un costo, ma un diritto fondamentale. E oggi – conclude Scalese – davanti all’ennesima sequenza di morti, quelle parole assumono un peso ancora più forte. Perché dietro ogni numero ci sono vite spezzate, famiglie distrutte e comunità costrette a convivere con un dolore che si ripete troppo spesso. E perché continuare a morire di lavoro nel 2026 non può più essere considerato accettabile in un Paese civile».

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x