Lo “spettro” del voto anticipato agita il centrodestra
Nella coalizione fibrillazioni per una “sortita” di Salvini, che poi precisa

ROMA “Gli è uscita male”. E ancora: “E’ il segnale che teme una crescita dei consensi di Vannacci ai danni della Lega…”. In Fratelli d’Italia e in FI si è registrata in un primo momento non poca sorpresa per le dichiarazioni di questa mattina di Matteo Salvini che non escludevano il voto anticipato, legandolo alla situazione economica. Si voterà alla scadenza naturale della legislatura? “Si voterà a scadenza naturale a settembre, ma dipende – ha affermato parlando al Festival dell’Economia di Trento, rispondendo alla domanda della giornalista del Sole 24 ore Manuela Perrone – anche dai fattori economici. Noi eravamo al 25 febbraio non dico tranquilli, perché uno che fa il ministro dei Lavori pubblici in Italia non è mai tranquillo. Però c’era una situazione economica in crescita. C’era una situazione sui cantieri tranquilla. Adesso… Stamattina leggevo i dati di Confindustria e Confcommercio. L’inflazione è in ripresa, il carovita caro bollette caro benzina cala la fiducia delle imprese cala la fiducia dei cittadini”. E ancora: “Se uno guarda i telegiornali della sera si mette le mani nei capelli: se uno doveva cambiare la macchina o la cucina o fare un investimento con quello che sta accadendo che va a spendere 20 30 50 o 100mila euro. Uno dice, fammi aspettare, vediamo cosa succede, però se moltiplichiamo quel ‘fammi aspettare, vediamo come succede’ per alcuni milioni di persone hai la tempesta perfetta…”. Nel pomeriggio, il leader della Lega precisa: “Ribadisco che il nostro obiettivo èdi arrivare assolutamente a fine legislatura, all’autunno 2027. Ho semplicemente detto che la situazione economica mondiale non rende semplice il nostro lavoro”. Del resto, Salvini anche nell’ultima riunione con i gruppi parlamentari aveva indicato, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari, la fine legislatura come obiettivo della Lega. Prospettando un partito al 13% e un possibile poi ritorno al ministero dell’Interno nel prossimo governo qualora il centrodestra dovesse vincere le elezioni. “La legislatura arriverà a scadenza naturale, sono assolutamente convinto”, scandisce il vicepremier Antonio Tajani. E il titolare della Difesa, Guido Crosetto, osserva: “Fin quando devo andare a servire il Paese continuo a servirlo…”. In realtà, dopo l’esito del referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, all’interno dell’esecutivo e dei partiti della maggioranza c’era chi non escludeva l’eventualità di andare subito alle urne. Poi Giorgia Meloni ha chiuso la porta: “Si va avanti”. E l’intenzione della presidente del Consiglio è ancora quella di arrivare a fine mandato. Di governare la crisi economica, anche legata al conflitto in Iran. Tra l’altro, in Parlamento molti non nascondono il timore di non poter arrivare alla pensione, che scatta dopo 4 anni e 6 mesi di legislatura. Una delle ipotesi in campo da tempo è quella di andare alle urne nella primavera 2027, prima della tornata delle amministrative, per evitare così di dover preparare le liste in piena estate. Ma al momento, quindi, la dead line è fissata a scadenza naturale, come spiegano fonti parlamentari di Fratelli d’Italia e di Forza Italia. A meno che – sottolinea un ‘big’ del partito di via della Scrofa – non resti l’attuale legge elettorale: in quel caso non si esclude un anticipo del voto. La riforma è una priorità per il partito di Meloni che ha aperto ad una mediazione sul premio di maggioranza ma che non vuole ulteriori lungaggini. Con la seduta odierna la commissione Affari costituzionali della Camera ha terminato il ciclo di audizioni. L’Ufficio di presidenza ha stabilito che dalla prossima settimana, precisamente martedì e mercoledì, si svolgerà la discussione generale. Poi si aprirà la partita sugli emendamenti, per tentare di arrivare poi al primo via libera entro giugno. Dietro le quinte diversi i nodi nella maggioranza. Dal tema del premio di maggioranza a quello delle preferenze (gli alleati di Fdi non le vogliono) all”effetto Vannacci’, con FI e Lega intenzionate a non andare a patti con il generale, puntando sul voto utile. “Non temo nessuno, non ho paura di nessuno – ha osservato Salvini -, io temo solo gli eventi esterni che non posso controllare, le guerre soprattutto. Ma non sono preoccupato per dinamiche politiche, per gente che va e gente che viene, sondaggi o nomine no, per quelle no”. (Agi)
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