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Processo “Factotum”

’Ndrangheta, edilizia e sindacato. Ceravolo «punto di riferimento» tra Carmagnola e i clan vibonesi

Nelle motivazioni del gup i rapporti con gli Arone, i tesseramenti nei cantieri e il legame con il sodalizio calabrese

Pubblicato il: 22/05/2026 – 18:28
di Giorgio Curcio
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’Ndrangheta, edilizia e sindacato. Ceravolo «punto di riferimento» tra Carmagnola e i clan vibonesi

LAMEZIA TERME Fino al 2011 è stato imprenditore edile. Poi, una volta trasferitosi dalla Calabria a Torino, ha lavorato come dipendente di alcune società del settore, prima di diventare, dall’aprile 2017, dipendente in distacco sindacale da Sitalfa alla Filca Cisl Torino, fino a ricoprire il ruolo di segretario organizzativo. È questo il percorso di Domenico Ceravolo, classe 1977 di Torino ma di origini calabresi, uno degli imputati del processo “Factotum” della Dda di Torino, condannato dal gup a 8 anni e 10 mesi nel procedimento sulle presunte infiltrazioni della criminalità organizzata di matrice calabrese nel settore dell’edilizia, celebrato con rito abbreviato.

I contatti con il locale di Carmagnola

Nelle quasi 800 pagine di motivazioni, il gup ricostruisce anche i contatti di Ceravolo con ambienti della criminalità organizzata in Piemonte e, in particolare, con l’articolazione di Carmagnola, partendo dalle risultanze delle indagini confluite nei procedimenti “Carminius” e “Fenice”. Elementi divenuti, secondo la sentenza, sempre più significativi quando le investigazioni hanno iniziato a riguardarlo personalmente. Ceravolo, infatti, avrebbe intrattenuto «solidi legami» con la famiglia Arone e con altri esponenti di rilievo della ’ndrangheta vibonese, da Saverio Razionale al collaboratore di giustizia Andrea Mantella, fino a soggetti attivi in Piemonte come Antonino Defina, Antonio e Raffaele Serratore e Francesco D’Onofrio, indicati dal gup come persone «condannate in via definitiva per partecipazione alla ’ndrangheta». Un quadro che, nelle motivazioni, viene definito soltanto uno spaccato della rete di rapporti intessuta da Ceravolo con la criminalità organizzata calabrese.
Secondo la ricostruzione giudiziaria, il sindacalista sarebbe stato per gli appartenenti alla ’ndrangheta «un solido e affidabile punto di riferimento nella gestione delle attività illecite riconducibili al sodalizio criminale di origine vibonese». Davanti alle richieste ricevute, Ceravolo si sarebbe mostrato «assolutamente disponibile», anche quando i suoi “amici” più stretti erano stati condannati o raggiunti da provvedimenti restrittivi, come nel caso della maxioperazione “Rinascita-Scott”.

Le mani sull’edilizia

Per comprendere il peso della sua figura nelle dinamiche criminali piemontesi, la sentenza torna però al ruolo dell’edilizia negli interessi della cosca di Carmagnola. Il controllo e la gestione delle attività del settore, secondo quanto ricostruito nei precedenti procedimenti, erano centrali per l’articolazione ’ndranghetista riconducibile anche a Salvatore Arone, pur non risultando quest’ultimo formalmente titolare di un’impresa edile. Come rimarca il gup, gli Arone, operando tramite imprese intestate a prestanome o ingerendosi nella loro conduzione, e i Serratore, agendo d’intesa con i fratelli Francesco e Giuseppe Mandaradoni, a loro volta ritenuti titolari di fatto di imprese edili, «spostavano squadre di lavoratori da un cantiere all’altro, e svolgevano vera e propria attività di intermediazione di manodopera, acquisendo profitti ingiusti».

I contatti con Arone

Il nome di Ceravolo era già emerso nell’indagine “Carminius”. Già allora, osserva il gup, il sindacalista sarebbe stato un «partecipe della dinamica associativa carmagnolese». Ceravolo avrebbe procurato a Salvatore Arone un incontro con un imprenditore pregiudicato per reati legati al traffico di stupefacenti e ritenuto contiguo alla ’ndrangheta del Piemonte. Dopo quel primo contatto, gli inquirenti torinesi hanno registrato numerose conversazioni telefoniche tra Arone e Ceravolo – 47 contatti – spesso finalizzate all’organizzazione di incontri, elemento che per i giudici rivelerebbe «il solido rapporto fra loro». Gli appuntamenti, secondo la ricostruzione, sarebbero stati organizzati a Carmagnola, presso l’ufficio Filca Cisl di via Rossini, ma anche a Torino, nei pressi del concessionario “Progetto Spa” di Francesco Pugliese, dove lavorava la figlia di Salvatore Arone.

Il ruolo nel sindacato

Da una parte, dunque, l’inserimento di Ceravolo nel contesto ’ndranghetista di Carmagnola. Dall’altra, il ruolo svolto attraverso il sindacato dell’edilizia, tra cantieri, imprese e tesseramenti. Per i giudici, la sua posizione nella Filca Cisl di Torino avrebbe avuto una «rilevanza» precisa per il sodalizio criminoso, tanto da diventare uno degli snodi della ricostruzione contenuta nelle motivazioni depositate dal gup Benedetta Mastri. Dal 23 febbraio 2024 Ceravolo era stato eletto componente della segreteria della Filca Cisl Torino. Quell’elezione, secondo la lettura del gup, si inserirebbe in un quadro di vantaggi «bilaterali e reciproci»: da un lato la capacità di Ceravolo di portare nuovi tesserati, in particolare tra i lavoratori di imprese riconducibili a soggetti di origine calabrese; dall’altro, per il sodalizio, la possibilità di contare su un canale di relazione con il mondo dell’edilizia, settore già indicato nelle carte come terreno di interesse per l’articolazione carmagnolese.

Il “peso” sindacale di Ceravolo

Ma non è tutto. Come già emerso in passato, in una conversazione riportata nelle motivazioni, Ceravolo chiede l’Iban per far effettuare direttamente un bonifico dal proprio «responsabile», spiegando di voler evitare di anticipare il pagamento e poi chiedere il rimborso. Per i giudici, anche in quella circostanza la ragione del viaggio sarebbe stata estranea agli impegni lavorativi: Ceravolo avrebbe infatti riferito di recarsi in Calabria per far visita al figlio. In un’altra telefonata intercettata, Ceravolo annuncia di voler verificare gli operai iscritti in Cassa Edile e confrontarli con quelli iscritti alla Cisl. Poco dopo, secondo la sentenza, raccomanda al suo interlocutore «di non far iscrivere nessun operaio ad altri sindacati». Se rappresentanti di altre sigle si fossero presentati in cantiere, avrebbe dovuto dire che i lavoratori erano già seguiti dalla Cisl, evitando contatti diretti tra gli operai e gli altri sindacalisti. Un passaggio che, nelle motivazioni, contribuisce a delineare il peso del ruolo sindacale di Ceravolo in un settore – quello dell’edilizia – considerato strategico per gli interessi della ’ndrangheta piemontese. (g.curcio@corrierecal.it)

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