Ospedali di montagna, obiettivo rafforzamento: il centrodestra presenta la proposta di legge alla Regione
Il testo – primo firmatario Giannetta – si propone di intervenire «su una criticità strutturale» del Servizio sanitario calabrese

LAMEZA TERME “Misure organizzative finalizzate a garantire l’effettività del diritto alla salute e l’equità territoriale nell’accesso ai servizi sanitari nei territori montani, nelle aree interne e nelle aree caratterizzate da particolare disagio di accessibilità ai servizi sanitari”: è quanto prevede una proposta di legge regionale della maggioranza di centrodestra finalizzata al rafforzamento funzionale dei presìdi sanitari nelle aree interne. A presentarla Domenico Giannetta (primo firmatario), Angelo Brutto, Pierlugi Caputo, Giuseppe Mattiani, Vito Pitaro, Rosaria Succurro e Gianpaolo Bevilacqua. La proposta di legge è stata assegnata alla terza commissione del Consiglio regionale per l’esame di merito e alla seconda commissione per il parere finanziario. La Pdl – si legge nella relazione illustrativa – «interviene su una criticità strutturale del Servizio sanitario della Regione Calabria, progressivamente determinatasi a seguito dei processi di riorganizzazione della rete ospedaliera avviati con l’attuazione del Piano di rientro dai disavanzi sanitari regionali, riconosce il ruolo strategico dei presidi ospedalieri e territoriali e degli stabilimenti ospedalieri insistenti nei territori montani e nelle aree interne della Calabria, con particolare riferimento ai comprensori caratterizzati da maggiore difficoltà di accesso ai servizi sanitari e da elevata fragilità territoriale e demografica: la normativa – prosegue la relazione – non introduce nuovi assetti ospedalieri né determina modifiche automatiche della rete ospedaliera regionale, ma promuove il mantenimento e il rafforzamento funzionale» dei presìdi già esistenti, in particolare quelli di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno, Soveria Mannelli e Oppido Mamertina e lo stabilimento ospedaliero di Rogliano. La Pdl – si legge ancora – «promuove un modello organizzativo fondato sulla cooperazione tra Aziende sanitarie, integrazione delle reti cliniche, utilizzo condiviso delle tecnologie sanitarie, continuità assistenziale e sviluppo di sistemi innovativi di assistenza territoriale, nel rispetto dei princìpi di appropriatezza, sostenibilità e sicurezza delle cure». A detta dei promotori, la proposta di legge non comporta nuovi oneri per il bilancio della Regione. (c. a.)