Il “calabrese” vicino ai Morabito e l’asse della droga ad Aprilia. «La verità? Questa è più buona»
Il ruolo del reggino Giuseppe Arcadi, indicato come “braccio operativo” del gruppo Amato-Falco. L’incontro con Falco e il riferimento all’hashish da “assaggio”

REGGIO CALABRIA La Direzione distrettuale antimafia di Roma mette a segno un nuovo colpo contro lo spaccio di droga, puntando a disarticolare una consorteria criminale dedita alla produzione, all’importazione e alla commercializzazione di sostanze stupefacenti nelle province di Latina, Roma, Massa Carrara, Novara e Perugia. Un gruppo che, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbe sfruttato per le proprie attività anche i contatti con una figura criminale qualificata, ritenuta vicina alla ’ndrangheta calabrese e, in particolare, alla potente cosca Morabito di Africo.
Arcadi «braccio operativo»
Occhi puntati, dunque, su Giuseppe Arcadi, 35enne reggino, tra i soggetti coinvolti nel blitz eseguito dai carabinieri e tra i destinatari della misura cautelare in carcere. Nell’ordinanza, Arcadi viene indicato come “il calabrese” e descritto dagli inquirenti come soggetto appartenente a una delle più potenti ’ndrine calabresi, facenti capo alla famiglia Morabito di Africo. Secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe avuto il ruolo di «braccio operativo», dirigendo, finanziando e organizzando l’associazione, alla quale avrebbe fornito un «costante e attivo apporto», occupandosi anche di coordinare i partecipi nella coltivazione, produzione, lavorazione e stoccaggio della marijuana, oltre che dell’approvvigionamento, dello stoccaggio e della lavorazione della cocaina.
L’indagine dall'”Assedio”
La nuova indagine della Dda di Roma ha preso le mosse da quella ribattezzata “Assedio”, nella quale erano emersi una serie di attentati dal chiaro tenore intimidatorio ai danni della ditta “Nuova Tesei Bus srl”. Dal monitoraggio e dalle intercettazioni sarebbe poi emersa la figura di Gennaro Amato che, nonostante fosse ristretto ai domiciliari, si sarebbe servito della propria abitazione come luogo di incontro «per intrattenere i rapporti delinquenziali con numerosi pregiudicati». Da qui l’attenzione degli investigatori si sarebbe concentrata anche su Francesco Falco, considerato dall’accusa il «primo sodale e braccio operativo» di Amato, investito di compiti legati alla contabilità degli introiti illeciti, allo stoccaggio e allo smercio dello stupefacente e, in alcuni casi, anche alla consegna. Sarebbe stato proprio Falco, secondo gli inquirenti, a individuare come partner “il calabrese”: Giuseppe Arcadi.
Il “calabrese” e l’incontro con Falco
Il punto di svolta, secondo l’ordinanza, arriva nel marzo 2022. È in quel periodo che Arcadi sarebbe comparso stabilmente nel territorio apriliano, presentandosi nell’abitazione di Francesco Falco a bordo della propria Fiat 500X. Gli investigatori annotano un primo incontro organizzato proprio da Falco tra uno dei referenti dei suoi canali di approvvigionamento di hashish, Kamal Machkour, detto “il marocchino”, e Giuseppe Arcadi, destinatario della cessione dello stupefacente. Nelle conversazioni intercettate, i sodali parlano dell’arrivo del “calabrese con il marocchino“. «(…) ma alle nove chi cazzo doveva veni, ahò? (…) il calabrese col marocchino…». Da quel momento, il rapporto tra Falco e Arcadi avrebbe assunto una dimensione più strutturata. In una conversazione del 9 marzo 2022, Falco avrebbe chiesto ad Arcadi se potesse fornirgli cocaina, lamentando la scarsa qualità della sostanza proveniente da un altro canale di approvvigionamento.
«Vuoi sapere la verità? Questa è più buona!»
Quella sera, attorno alle 20.59, Falco si sarebbe trovato nella sua abitazione insieme ad altri sodali, quando qualcuno citofonava al cancello. «Va’ ad aprì il cancello, va! Sì, ma vola, devi volà… pijate sta roba dai, vola!», si sente nelle intercettazioni. «Ce sta Kamal», dice uno dei presenti. «E fallo entra’». Nel corso dell’incontro, secondo quanto annota il gip nell’ordinanza, sarebbe emerso che Arcadi non fosse interessato soltanto all’acquisto di droga: il “calabrese” avrebbe avuto bisogno di «una persona fidata alla quale conferire l’incarico di trasportare, per suo conto, del narcotico». Falco, rivolgendosi a Kamal, fa riferimento a quella che per il gip sarebbe una partita di hashish: «Ce l’ha lui, c’ha ’na tavola… che gli hai portato ’na tavola?». Arcadi, però, chiarisce subito il punto: «No, ma a me non mi serve una tavola… nu poco per assaggio…». Dopo aver provato lo stupefacente, il 35enne reggino commenta: «Vuoi sapere la verità? Questa è più buona! È vero, questa è più buona!». Poi il passaggio che, per gli inquirenti, svela l’interesse reale del contatto: «Allora ora parliamo… a me mi serve portato qua… oppure mi serve se c’hai qualcuno…». (g.curcio@corrierecal.it)
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