Reggio, Ventiquattro seggi su trentadue. Il centrodestra governa Palazzo San Giorgio
Cannizzaro al 65 per cento, Forza Italia e lista civica quasi al 25, Fratelli d’Italia all’11, Scopelliti all’8. Il centrosinistra dimezzato

REGGIO CALABRIA C’è una regola non scritta della comunicazione politica moderna: le elezioni si vincono o si perdono molto prima del voto. Non il giorno del comizio finale, non l’ultima settimana di manifesti. Si vincono nei mesi in cui si costruisce il frame — la cornice dentro cui l’elettore leggerà tutto quello che verrà dopo. Chi occupa quello spazio per primo, lo possiede. Gli altri rincorrono. A Reggio Calabria lo spazio lo ha occupato Francesco Cannizzaro. Lo ha fatto a febbraio, mesi prima di tutti, con un programma, uno slogan e una coalizione già in fila. Gli avversari hanno rincorso. Il 25 maggio gli elettori hanno fatto quello che fanno sempre quando una storia è più convincente delle altre: l’hanno premiata. Sessantacinque virgola sessantotto per cento. Cinquantanovemila voti. Non c’è stata gara. C’è stata sentenza. Domenico Battaglia, sindaco uscente per interposta nomina, si è fermato al 24,74. Aveva una carta che nessun altro poteva giocare — le primarie, settemila persone ai gazebo, una legittimazione democratica diretta. Avrebbe potuto costruirci sopra un’intera narrativa: non mi ha scelto il partito, mi hanno scelto i cittadini. Non lo ha fatto. E senza una storia di discontinuità credibile, nell’elettore si è consolidata un’equazione semplice: Battaglia uguale continuità, continuità uguale dodici anni che Reggio non vuole ripetere. Dodici anni di Falcomatà — il sindaco eletto, sospeso, riabilitato, logorato — hanno lasciato ferite che non si rimarginano in una campagna elettorale. E Falcomatà era dentro la coalizione, non ai suoi margini. Aveva pubblicato una foto con Battaglia a Palazzo San Giorgio, il braccio sulla spalla, il sorriso largo: “si torna sempre dove si è stati bene.” Per un elettore stanco, quella frase valeva più di qualsiasi programma. Nel senso sbagliato.
Non ce l’hanno fatta nemmeno gli altri due candidati sindaco, Edoardo Lamberti Castronuovo (5,1%) e Saverio Pazzano (4,4%): entrambi restano esclusi dal consiglio comunale di Palazzo San Giorgio.
I numeri delle liste
I numeri delle liste raccontano il resto e come sarà la composizione del nuovo consiglio comunale. Forza Italia è il primo partito con il 12,46 per cento e cinque consiglieri. Ma il dato va letto insieme alla lista “Cannizzaro sindaco” — stessa famiglia, stesso colore — che ha preso il 12,44 e portato altri cinque consiglieri. Insieme quasi il 25 per cento: più del doppio rispetto alle comunali del 2020, quando Forza Italia si era fermata all’11 per cento, e in crescita anche sulle regionali dell’ottobre scorso, che già avevano segnato il 21 per cento. Una crescita che dice qualcosa sul radicamento personale del candidato, non solo sul partito. Fratelli d’Italia si attesta all’11,22 per cento con quattro seggi. Dimezza i voti delle politiche del 2022, quando aveva preso il 22 per cento, perde circa tre punti sulle regionali del 2025, ma guadagna quattro punti rispetto alle precedenti comunali, quando era al 7,75. La parabola nazionale dei Fratelli si riflette anche qui: dopo il picco, la discesa. Resta però un partito solido. La vera sorpresa ha un nome preciso: Reggio Futura. È la lista di Giuseppe Scopelliti — ex sindaco, ex governatore, condannato, tornato. Un uomo che la politica calabrese l’ha attraversata tutta, che conosce questa città come le sue tasche, e che molti davano per finito. Otto virgola venti per cento, tre consiglieri. Batte la Lega. Vale la pena ricordarlo: settimane prima del voto, il commissario provinciale leghista Giuseppe Mattiani aveva dichiarato senza mezzi termini che Scopelliti non faceva parte della Lega. Alla presentazione della lista con Salvini, l’ex governatore era assente. Dentro il Carroccio lo consideravano un uomo del passato, un peso più che una risorsa. Scopelliti non si è candidato in prima persona — ha costruito una lista, l’ha animata, l’ha portata sopra l’otto per cento in una città che pure lo ricorda. Chi pensava che fosse una figura del passato ha sbagliato i conti. E adesso dovrà fare i conti con lui. La Lega arriva al 6,81 per cento con due seggi. Meno della metà delle regionali di sette mesi fa, quando aveva preso il 15 per cento. Ma la senatrice Tilde Minasi festeggia: rispetto alle comunali del 2020 è cresciuta, e rivendica il record assoluto del Carroccio a Reggio con seimila voti. Completano il quadro del centrodestra Alternativa Popolare al 4,82 per cento con due seggi, Noi Moderati al 4,30 con un seggio, Insieme Si Può al 3,78 con un seggio. E poi Azione, al 2,50 per cento, un seggio: la presenza del partito di Calenda nella coalizione non è un dettaglio. Cannizzaro vuole aprire al centro, come ha già fatto Occhiuto in Regione. Reggio come laboratorio politico, dicono. Vedremo. In tutto, ventiquattro consiglieri al centrodestra.
Il centrosinistra e le liste
Al Partito Democratico è andata quasi peggio che altrove. Nove virgola quarantotto per cento, tre consiglieri. Alle politiche del 2022 aveva preso il 18 per cento in questa città, alle regionali di ottobre ancora il 18. Dimezzato. La Svolta al 3,91, un seggio. Alleanza Verdi Sinistra al 3,64, un seggio. Reset al 2,5, un seggio. Casa Riformista-Italia Viva-Psi al 2,48, un seggio. Più il seggio spettante a Battaglia. Otto consiglieri in tutto. C’è da ricordare che il Movimento 5 Stelle non ha trovato il modo di presentare una lista propria. In una città di centosettantamila abitanti, nella Calabria che ha bisogno di tutto. C’è da riflettere.
Il voto per le circoscrizioni
Il voto ha parlato anche nelle circoscrizioni, e con la stessa chiarezza. A Reggio Centro si impone Simone Lacava, sostenuto dal centrodestra, con il 55,45 per cento. A Reggio Nord vince Emanuela Chirico con il 51,37, in una sfida rimasta aperta fino alle ultime sezioni. A Reggio Sud Giuseppe Cantarella supera il 53 per cento. Nel Centro Sud Caterina Pitasi conquista la presidenza con il 54,51. L’unica eccezione è Reggio Est, dove Giovanni Muraca — centrosinistra — prevale di misura con il 52,02 per cento. Quattro circoscrizioni su cinque al centrodestra: il consenso non è concentrato, è distribuito su tutta la città.
Adesso il tempo del governare
Cannizzaro ha tenuto la squadra unita, ha parlato poco di avversari e molto di città, ha portato con sé Occhiuto e ha costruito l’immagine di una continuità: dal Parlamento alla Cittadella, fino a Palazzo San Giorgio. Tutto azzurro, tutto coerente. Almeno nella narrazione. Ora governare. Reggio Calabria è una città che ha conosciuto il commissariamento, i debiti, le promesse non mantenute. Il nuovo sindaco vuole essere, parole sue, il più bravo sindaco della storia di Reggio Calabria. È una dichiarazione ambiziosa. La storia però non si scrive nei frame elettorali. Si scrive nelle strade, nei bilanci, nei servizi che funzionano o non funzionano. I reggini lo sanno.