Il tesoro di Matteo Messina Denaro tra Isole Cayman, Svizzera e Libano
Sequestro da oltre 200 milioni di euro

PALERMO Maxi operazione internazionale antimafia contro i patrimoni riconducibili al clan di Matteo Messina Denaro. I finanzieri del comando provinciale della Guardia di Finanza stanno eseguendo un’ordinanza emessa dal gip, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, che dispone tre misure di custodia cautelare in carcere e il sequestro di beni, società e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro. L’operazione si inserisce in un’indagine ad ampio raggio sul presunto sistema di accumulazione, occultamento e reimpiego di capitali legati allo storico vertice di Cosa nostra trapanese. Secondo gli investigatori, il patrimonio finito nel mirino sarebbe il frutto del reimpiego di capitali provenienti dal narcotraffico internazionale, sviluppato già dagli anni Ottanta sotto l’egida di Cosa nostra trapanese e nell’interesse di Matteo Messina Denaro.
La rete estera
Le indagini hanno coinvolto, oltre all’Italia, anche Andorra, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Principato di Monaco e Spagna. In particolare gli accertamenti si sono concentrati in alcune località della Spagna meridionale – tra Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banús – con la collaborazione delle autorità giudiziarie e di polizia straniere.
Offshore e riciclaggio
Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un articolato sistema di riciclaggio e reinvestimento attraverso società offshore e strutture finanziarie estere, che secondo l’accusa sarebbero state utilizzate per occultare la provenienza illecita dei capitali e schermare le disponibilità economiche riconducibili alla rete del clan.
Il provvedimento eseguito dalla Guardia di Finanza rappresenta un nuovo colpo alla dimensione economico-finanziaria dell’eredità criminale di Messina Denaro, il boss arrestato nel gennaio 2023 dopo trent’anni di latitanza e morto nel settembre dello stesso anno. Al centro dell’operazione, ancora una volta, non solo il potere militare e relazionale di Cosa nostra, ma la capacità della mafia trapanese di trasformare i proventi del narcotraffico in patrimoni, società e investimenti internazionali.