Pd Cosenza, a chi gioverebbe un commissariamento
Ancora nessuna convocazione ufficiale dell’assemblea da tenere entro il 15 giugno. Dietro la sfiducia a Lettieri le manovre per politiche e amministrative 2027

COSENZA La data dell’assemblea provinciale del Pd circola per ora nelle chat e nei capannelli dei tesserati perché, a ieri, ancora non era arrivata nessuna comunicazione ufficiale. Resta però, come termine ultimo, quel 15 giugno che è una deadline imposta dal regionale: entro quella data bisogna approvare il bilancio ed eleggere la commissione di garanzia provinciale. Sul tavolo anche la mozione di sfiducia al segretario Matteo Lettieri, che peraltro – a quasi un anno dall’elezione ai vertici del partito – non ha ancora una segreteria (a proposito, detto per inciso si è invece affrettato a pubblicare la direzione sul sito Nicola Irto, con una tempistica solo per combinazione legata a questo nostro articolo del 31 maggio).
Il nodo della sfiducia a Lettieri
Il nodo sfiducia a Lettieri resta il vero scoglio da superare, politico prima che procedurale dal momento che una cosa è un documento con firme su cui non sono mancati i dubbi di apposizioni apocrife o alla scajoliana “insaputa”, un’altra è un voto in un’assemblea pubblica in cui contarsi mettendoci la faccia: l’esito di una eventuale sfiducia al sindaco di Celico sarebbe un commissariamento che conviene o comunque gioverebbe a chi ha buoni rapporti romani (Mimmo Bevacqua e Maria Locanto in primis) non tanto per la gestione “amica” quanto in ottica candidature politiche – più che amministrative a Cosenza.
Una volta che si potranno archiviare 12 mesi di batoste (provinciali, regionali e amministrative) con una sola illusoria parentesi legata alla vittoria del No al referendum giustizia, infatti, la vera partita da dopo l’estate sarà quella delle liste: avere il potere in mano e il diritto di veto suo nomi rappresenta per il numero uno provinciale del più grande partito del centrosinistra un vantaggio non da poco. Su questo si gioca la fase attuale più che sulla leadership da esercitare, fine a se stessa – ciò che a Lettieri non è sembrato interessare molto.
L’ultimo segno di vita per la federazione Pd cosentina risale a uno stringato post di 4 mesi fa (era il 6 febbraio) su fb: «Visto il bollettino di allerta arancione diramato per la giornata odierna, l’assemblea dei Sindaci ed amministratori convocata per oggi all’Hotel President relativa alle prossime elezioni provinciali è rinviata». Poi il silenzio. Ora una cosa è certa: solo un’allerta per l’eccessivo caldo potrebbe procrastinare di nuovo i lavori.
Controcorrente: «Telefonate romane e immobilismo»
«Abbiamo espresso tante volte il nostro punto di vista sul Partito Democratico, ribadendo la necessità di una strutturazione rispettosa delle regole democratiche, con una duplice finalità: garantire tutti gli iscritti e rendere riconoscibile il PD nei confronti degli elettori. Nessuno ci ha dato retta»: nel dibattito – come spesso accade nei periodi di passaggio del partito – si inserisce anche Controcorrente Associazione politico-culturale. «In un continuo avvitarsi su se stesso, il PD ha sempre stritolato chiunque si è avvicinato. All’occorrenza, una telefonata romana – opportunamente richiesta – giustifica l’immobilismo. In questo contesto una causa importante della crisi è l’assenza di preparazione ai ruoli, l’assenza di quel partito palestra auspicato e sperimentato da Fabrizio Barca, ma scansato come la peste. Così si capisce il silenzio in cui si è consumata l’esperienza Lettieri, l’ennesimo esempio del vuoto che si cerca di riempire con un volto nuovo, una nuova sperimentazione, una nuova speranza, come se questo bastasse a recuperare consenso col minimo sforzo, senza contenuti, senza il coraggio di una vera rivoluzione interna. Meglio, semmai, accordi trasversali».
Secondo Controcorrente «le responsabilità sono diffuse, nessun livello è esente: errori e orrori di cui nessuno risponde. Anche laddove sarebbe facile organizzare iniziative politiche – si veda l’ultimo referendum sulla giustizia – abbiamo registrato ancora il silenzio delle strutture di partito. Allora cosa fare? Quale medicina proporre ad un malato che non vuole guarire? O che non deve guarire. E mentre queste domande assillano le menti dei vari segretari, dal nazionale a quelli locali, quello che avevamo definito l’altro PD prova a riempire il vuoto, con iniziative tutte orientate alle scadenze elettorali. Ormai è quasi inutile ribadire che è tardi per recuperare. Procrastinare riunioni e sperare sempre nelle prossime elezioni (e in qualche posto utile nei listini bloccati, temendo le sfide nei collegi o la reintroduzione delle preferenze) ha asfissiato il partito. I responsabili di queste scelte – scrivono i tesserati “dissidenti” – hanno inanellato una quantità di sconfitte, dalle regionali, alle provinciali alle amministrative. Controcorrente ha provato a fare Controcorrente, fino a farci da parte quando qualcuno ci ha tacciati strumentalmente di fare “la solita polemica”. È ora evidente che polemica non era. Semmai siamo stati Cassandra: abbiamo percepito in anticipo il disagio di tanti che poi sono andati via dal PD. La cura, imposta da Roma, a questo punto rivelatasi una purga, ha funzionato. Non ha certamente funzionato l’operazione Lettieri che è, ormai, insostenibile anche a voler fare finta di niente. È ora che se ne prenda atto e si trovi il coraggio di una vera svolta» conclude Controcorrente. (EFur)