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Corpus Domini, la lettera aperta alla Comunità di Sant’Agata di Esaro di don Ennio Stamile e del suo vice

«Abbiamo pensato di sostituire lo spazio riservato all’omelia con la lettura di questa lettera»

Pubblicato il: 08/06/2026 – 11:37
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Corpus Domini, la lettera aperta alla Comunità di Sant’Agata di Esaro di don Ennio Stamile e del suo vice

SANT’AGATA DI ESARO Un appello rivolto alla comunità di Sant’Agata di Esaro. In una lettera aperta, il parroco Don Ennio Stamile e il suo vice don Antonio comunicano ai fedeli un cambio inusuale nella classica liturgia del Corpus Domini. «Abbiamo pensato di sostituire lo spazio riservato all’omelia con la lettura di questa lettera aperta che, in quanto tale indirizziamo a tutti, credenti e non credenti, praticanti e non praticanti, uomini e donne di altre confessioni religiose. Oggi le nostre strade sono state preparate ad accogliere la processione del Corpus Domini, segno visibile di una fede radicata e comunitaria. Eppure, quest’anno il cammino dell’ostensorio non può ignorare l’ombra cupa che si allunga sulla nostra terra. I fatti di Amendolara – il brutale assassinio di quattro braccianti, tre giovani afghani e un pakistano colpevoli solo di aver chiesto una paga e un alloggio dignitosi – squarciano il velo dell’indifferenza e interpellano direttamente la nostra coscienza cristiana e civile».
«Durante ogni celebrazione eucaristica presentiamo sull’altare il pane e il vino – continuano i presuli – definendoli con precisione “frutto della terra e del lavoro dell’uomo”. Queste parole, che ripetiamo in ogni Eucarestia non per abitudine o perché appartenenti a un semplice rituale, oggi pesano come un macigno. Il pane non è un semplice prodotto da banco, ma racchiude la fatica di chi semina, cura e raccoglie. Se quel pane è intriso del sangue, del sudore e dell’umiliazione di lavoratori schiavizzati, smette di essere nutrimento dello spirito e diventa simbolo di profonda ingiustizia. Il vino rappresenta la festa e la comunione, ma non può esserci vera gioia se la filiera che lo produce calpesta la dignità umana e si macchia della violenza criminale del caporalato».
Sant’Agata di Esaro è un paese che conosce il valore della terra, della fatica nei campi e della dignità dell’identità contadina. «Proprio per questo, celebrare il Corpo di Cristo significa oggi assumersi la responsabilità del corpo dei fratelli più vulnerabili. L’Eucarestia è la stessa carne di Gesù che quando era fra noi ci ha detto: “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Non possiamo adorare il Cristo racchiuso nell’ostia se voltiamo le spalle al Cristo sofferente nei moderni ghetti del lavoro nero e dello sfruttamento agricolo. La processione del Corpus Domini diventi allora un momento di profonda riparazione e di impegno civile. Davanti a quel pane spezzato, rinnoviamo il patto di non essere mai complici – con il silenzio o con la convenienza – della cultura dello scarto. Trasformiamo la nostra preghiera in una promessa collettiva: difendere il lavoro giusto, accogliere chi vi contribuisce e ripudiare ogni forma di illegalità criminale che deturpa la bellezza della nostra Calabria». (redazione@corrierecal.it)

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