Fine vita, firme raggiunte in Calabria. Cappato: «La legge regionale non crea un nuovo diritto, lo rende effettivo»
«La legge sarà approvata se i consiglieri regionali discuteranno del testo, superando le posizioni ideologiche»
COSENZA La Calabria, dopo Lombardia, Lazio e Piemonte, ha raggiunto l’obiettivo delle firme necessarie per poter presentare in Consiglio Regionale la proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni per assicurare alle persone che ne hanno diritto procedure certe e tempi senza ingiustificati ritardi per l’accesso alla morte volontaria medicalmente assistita. Il risultato arriva a pochi giorni dalla presenza in Calabria di Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. Con la sentenza numero 204 del 2025 e, da ultimo, con la sentenza numero 148 del 2026, depositata lo scorso 24 luglio, la Corte ha chiarito che, nell’ambito della tutela della salute, le Regioni possono disciplinare le modalità organizzative entro i quali il Servizio sanitario deve rendere effettivo l’accesso alla procedura, senza intervenire nelle materie penale o civile, come sottolinea Marco Cappato in una intervista al Corriere della Calabria.
In Calabria raggiunte, in poche settimane, le firme per “Liberi Subito”. E’ soddisfatto?
«Sono stato anche in Calabria, ai tempi delle raccolta firme sui referendum, e ho sempre trovato un grande entusiasmo e supporto, non ho mai avvertito sensazioni o ragioni che mi facessero pensare il contrario. Quando sono stato negli scorsi giorni in Calabria ho constatato la grande consapevolezza delle persone, perché è un tema che appartiene al loro vissuto e non dipende da quello che dice il capo di un partito».
La proposta richiede tempi e procedure certe, quali garanzie concrete dovrebbe offrire una legge regionale ai pazienti, ai familiari e anche ai medici coinvolti?
«L’aiuto alla morte volontaria da parte del Servizio Sanitario Nazionale si può fare già oggi, in tutta Italia, Calabria inclusa. La Corte Costituzionale, 7 anni fa sul caso della mia azione di disobbedenza civile per aver accompagnato in Svizzera DJ Fabo, stabilì che una persona lucida con patologia irreversibile, sofferenze insopportabili e tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale ha il diritto di essere aiutata – se questa è la sua richiesta – dal Servizio Sanitario Nazionale alla autosomministrazione di un farmaco letale».
Qual è il ruolo della regione?
«La regione ha una competenza in materia sanitaria, se una persona fa richiesta oggi in Calabria, a chi si rivolge? Cosa succede? Chi risponde? Secondo quali tempi? Tutto questo se non è organizzato preventivamente favorisce tempi incompatibili con la sofferenza delle persone e getta nell’incertezza anche i medici. La prima persona che ha ottenuto l’aiuto medico è stata Federico Carboni, nelle Marche, ha dovuto attebdere due anni prima che andassero a vedere se era nelle condizioni per poter ottenere il suicidio assistito. Laura Santi, invece, ha impiegato due anni e otto mesi, in tutti e due i casi è stata necessaria una denuncia da parte dell’Associazione Luca Coscioni per costringere l’Asl a fare visita. Questi ostacoli non sono compatibili con la reale possibilità di ottenere questo diritto. L’aiuto alla morte volontaria è legale in Italia da sette anni e solo 17 persone l’hanno ottenuto, nessuno al Sud, zero in Calabria, Sicilia, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Campania. Il punto è avere delle norme per le quali siano istituite preventivamente le commissioni, composte da esperti delle varie discipline mediche in grado di poter dare risposte a chi è interessato. I tempi sono fondamentali».
La proposta come si concilia con il diritto a ricevere le cure palliative?
«Le cure palliative possono rendere sopportabile la sofferenza, a volte la persona è disperata e non deve essere necessariamente aiutata a morire, ma può ancora essere aiutata a vivere. Questo è vero, ma a chi si oppone alla proposta di legge dico: “vogliamo lasciare queste persone, qualsiasi sia la loro richiesta di aiuto, due anni senza risposte o vogliamo andare a verificare in che condizioni si trovano e mettere a disposizione l’assistenza medica?”».
Altro tema delicato riguarda le possibili “pressioni” sui malati più fragili
«Questo rischio è concreto, molto più grave e complesso se gestito nella clandestinità. L’ambiente che circonda una persona sofferente può avere il riflesso di non compiere la scelta giusta, magari anche semplicemente perché non si conoscono i diritti sulle cure palliative o sull’assistenza domiciliare. Ecco perché è necessario che ci sia una procedura normata con dei medici che dall’esterno possano arrivare e constatare l’eventuale presenza di pressioni da parte dei familiari».
Se la Calabria decidesse di approvare la legge sul fine vita, quale sarebbe il primo cambiamento concreto nella vita delle persone sofferenti?
«Questa legge sarà approvata solo se i consiglieri regionali discuteranno del testo, non delle posizioni ideologiche sull’eutanasia o sul fine vita. Non introduce un nuovo diritto. Ribadisco, se il dibattito in Consiglio regionale si terrà sul testo sono fiducioso che si possa decidere andando oltre gli schieramenti, le posizioni di coalizione e di partito. Nel concreto, in caso di approvazione, ci sarà una maggiore conoscenza, la base per l’attivazione di qualsiasi diritto. La conoscenza da parte dei malati, dei medici e garanzie sulle procedure. E poi una maggiore consapevolezza sul fine vita, al quale si legano – a mio avviso – anche altri diritti: le cure e l’assistenza. La legge rafforzerà la capacità del sistema sanitario regionale di rispettare la persona che soffre». (f.benincasa@corrierecal.it)
I prossimi appuntamenti per la raccolta firme in Calabria:
- 5/8 Schiavonea (CS) Festa della Madonna di Schiavonea
- 6/8 Caria (VV) Sagra da Sujaca
- 8/8 Catanzaro Lido. Catanzaro Pride
- 9/8 Soverato (CS) Festa della Madonna a Mare
- 18/8 Vibo Marina. Una notte da sogno
- 20/8 Parghelia (VV) Festa paesana
(f.benincasa@corrierecal.it)
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