Aeroporti da record, ma la Calabria è davvero più ricca?
I numeri hanno bisogno di essere letti, non soltanto celebrati
COSENZA Ancora una volta, in queste ore, i dati sul traffico aeroportuale calabrese vengono presentati come l’ennesima conferma di una regione in piena crescita. Gli aeroporti registrano aumenti di passeggeri, cresce la quota di voli internazionali e le istituzioni parlano di un successo delle politiche di sviluppo turistico. È certamente una notizia positiva. Più collegamenti aerei significano maggiore accessibilità, una migliore connessione con l’Europa e maggiori opportunità per cittadini e imprese. Sarebbe sbagliato negarlo. Ma sarebbe altrettanto sbagliato fermarsi al solo segno positivo davanti al numero. Un indicatore, da solo, non racconta mai tutta la realtà. Racconta soltanto una parte della storia e le domande che dovrebbero accompagnare questi dati sono molte. Chi sono realmente i passeggeri internazionali che arrivano negli aeroporti calabresi? Quanti sono turisti stranieri che scelgono la Calabria come destinazione delle proprie vacanze? Quanti sono invece calabresi emigrati all’estero che rientrano per trascorrere qualche giorno con le proprie famiglie, soprattutto durante il periodo estivo? Quanti arrivano per motivi di lavoro? Quanti utilizzano la Calabria semplicemente come punto di transito per raggiungere altre destinazioni, comprese altre regioni del Mezzogiorno? E ancora. Chi arriva resta in Calabria? Per quanti giorni? Quanto spende realmente sul territorio? In quali aree della regione soggiorna? Quale quota della spesa rimane alle imprese locali e quale invece viene assorbita da grandi operatori esterni?
Sono queste le domande che trasformano un dato statistico in un’analisi economica. Perché il vero indicatore non è soltanto il numero dei passeggeri, ma la ricchezza stabile che quei passeggeri riescono a generare. Un aumento del traffico aeroportuale può certamente rappresentare un’opportunità. Ma non coincide automaticamente con un aumento del benessere della popolazione. Se così fosse, dovremmo vedere crescere parallelamente anche altri indicatori: redditi delle famiglie, occupazione stabile, permanenza media dei visitatori, investimenti privati, nuove imprese solide, recupero dei borghi, contrasto allo spopolamento e maggiore vitalità del commercio. Eppure continuiamo a registrare criticità profonde. Interi territori continuano a perdere popolazione, soprattutto giovani qualificati. Molti piccoli comuni vedono ridursi progressivamente servizi essenziali e attività economiche. Il dissesto idrogeologico continua a rappresentare una delle principali emergenze regionali. La tutela del territorio e dell’ambiente procede con difficoltà, mentre numerose aree urbane e periferiche soffrono problemi di degrado e manutenzione. Anche la progressiva riduzione degli sportelli bancari nei piccoli centri rappresenta un segnale di arretramento economico e sociale, con conseguenze particolarmente pesanti per anziani, imprese e comunità locali. Sono tutti fenomeni che difficilmente possono essere ignorati mentre si celebrano esclusivamente indicatori con il segno positivo. La politica dovrebbe certamente valorizzare i risultati raggiunti, ma dovrebbe avere il coraggio di spiegare anche ciò che ancora non funziona, perché governare non significa selezionare soltanto i dati più favorevoli, significa leggere la realtà nella sua interezza. Se gli aeroporti crescono, è un’ottima notizia, ma la domanda che i cittadini hanno il diritto di porre è molto semplice: quella crescita sta producendo sviluppo diffuso e duraturo oppure rappresenta soltanto un dato quantitativo ancora insufficiente a modificare le condizioni economiche e sociali della Calabria? La risposta non può arrivare dagli slogan. Può arrivare soltanto da analisi complete, trasparenti e supportate da indicatori che misurino non soltanto quante persone arrivano, ma quanto valore lasciano realmente alla nostra regione. Solo allora potremo dire di aver trasformato un incremento di passeggeri in un autentico progresso economico e sociale. In sintesi: un aeroporto misura quante persone arrivano; un’economia sana misura quanta ricchezza resta. Confondere questi due concetti significa rischiare di trasformare un dato positivo in uno slogan, anziché in un’opportunità di sviluppo.
*Osservatorio per il Socialismo Riformista “Anna Kulischioff”
