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«Bancarotta e truffa», perquisito Davide Barzan: sequestri per 450mila euro

Indagine della Gdf di Bergamo sul consulente cosentino, misure eseguite tra Italia e Lituania. La difesa: «Totale estraneità»

Pubblicato il: 09/06/2026 – 16:54
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«Bancarotta e truffa», perquisito Davide Barzan: sequestri per 450mila euro

RIMINI È stata eseguita nella mattinata di ieri una perquisizione nell’appartamento e nell’ufficio di Riccione di Davide Barzan, cosentino, consulente criminalista anche nel caso di Pierina Paganelli, uccisa a Rimini nel 2023. La perquisizione è stata effettuata dalla Guardia di Finanza su ordine della Procura della Repubblica di Bergamo che sta indagando Barzan per la bancarotta fraudolenta di una società per un ammontare complessivo di un
 milione di euro (QUI la notizia).
    Con Barzan nell’inchiesta di Bergamo comparirebbe anche il consulente finanziario Pierluigi Chieffi, 58enne di Coriano, difeso dall’avvocato Antonio Petroncini.
 Chieffi è detenuto attualmente a Rimini per in cumulo di
condanne tra cui quella per aver sfregiato un uomo con un coccio
di un bicchiere, e risulta indagato per danneggiamento dell’auto
dello stesso Barzan, andata a fuoco il 27 maggio 2025.
    Barzan, difeso dagli avvocati Marlon Lepera e Nunzia Barzan, era stato al centro di diverse puntate della trasmissione Le Iene. Barzan ha acquisito la società, una srl che produce infissi, e ne risulta socio unico. L’inchiesta nasce quando la srl è stata messa in liquidazione volontaria e liquidatore è stato nominato l’allora amico e collaboratore Chieffi che fino a quel momento aveva lavorato con la srl a partita Iva per consulenze finanziarie. La liquidazione volontaria è però diventata una liquidazione giudiziaria, un procedimento per fallimento in cui la Procura ha ravvisato distrazioni fondi e truffa per un totale di un milione di euro. Contestato anche l’autoriciclaggio. 
    Secondo la difesa Barzan, il consulente Davide Barzan non avrebbe «mai preso soldi» dalla società in liquidazione. 

Sequestrati circa 450mila euro tra Italia e Lituania

Oltre alle perquisizioni a Rimini e Foggia con i ‘cash dog’ per la ricerca dei contanti, la Guardia di Finanza di Bergamo ha eseguito misure cautelari reali, con sequestri per circa 450mila euro in Italia e Lituania disposti dal Gip, nell’ambito dell’inchiesta. Il provvedimento costituisce l’esito di un’attività investigativa, coordinata dalla Procura di Bergamo, attraverso l’analisi di documentazione societaria, bancaria, anche estera, e il ricorso a strumenti di cooperazione internazionale. Le indagini del nucleo di polizia economico finanziaria hanno preso avvio dall’approfondimento delle vicende che hanno condotto alla liquidazione giudiziale, dichiarata con sentenza del giugno 2024, di una società bergamasca operante dal 1995 nel settore dell’edilizia interna e delle ristrutturazioni, con particolare specializzazione nella commercializzazione di serramenti.
Dalla ricostruzione degli assetti societari è emerso come l’impresa fosse stata storicamente gestita in ambito familiare fino al gennaio 2023, quando, circa un anno prima della liquidazione giudiziale, il capitale sociale era stato ceduto, al prezzo di 40mila euro (nettamente inferiore al reale valore di mercato), a uno degli indagati.
Operazione, secondo l’indagine, che dissimulava una più articolata condotta fraudolenta. Per l’accusa, infatti, l’acquirente, dopo aver corrisposto soltanto una prima tranche di 20mila euro, avrebbe indotto in errore la controparte e il suo compagno, prospettando l’esistenza di presunti debiti pregressi non onorati e ottenendo così il versamento in suo favore di circa 122mila euro. In sostanza, l’indagato avrebbe acquisito una società in bonis senza alcun esborso effettivo, ottenendo al contempo un profitto di decine di migliaia di euro a danno dei cedenti. Per questo è stato contestato il reato di truffa aggravata dall’aver provocato alle persone offese un danno patrimoniale di rilevante gravità.   
Gli accertamenti svolti hanno inoltre evidenziato che la società, fino al 2022 in equilibrio economico-finanziario e patrimoniale tale da garantirne la redditività, avrebbe iniziato a manifestare le prime criticità operative dopo il subentro del nuovo socio, in coincidenza con le dimissioni cumulative del personale dipendente.
Tale circostanza avrebbe indotto il nuovo proprietario ad avviare un percorso di liquidazione volontaria della società, contestualmente accompagnato, secondo quanto emerso dalle indagini, da una sistematica attività di distrazione di risorse aziendali. In particolare, nel periodo in cui l’impresa era ormai priva di personale dipendente, oltre 310mila euro sarebbero stati trasferiti su conti correnti riconducibili agli indagati, utilizzando fatture per operazioni inesistenti riferite a presunte “consulenze”, “restituzioni” o “spese anticipate”, predisposte al solo scopo di giustificare formalmente i movimenti di denaro.
Le attività d’indagine hanno inoltre consentito, allo stato, di accertare che una parte delle somme illecitamente sottratte alla società, pari a circa 285mila euro, era stata successivamente trasferita, mediante ulteriori bonifici eseguiti dal liquidatore su direttive dell’amministratore di fatto, verso rapporti finanziari intestati agli indagati sia in Italia sia all’estero, in particolare in Lituania, con la finalità di ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa del denaro. Attraverso i canali di cooperazione internazionale, i finanzieri hanno individuato 12 rapporti bancari in Lituania che, con il supporto di Eurojust e delle competenti Autorità di polizia estere, sono stati sottoposti a sequestro unitamente ai conti correnti italiani e agli ulteriori beni di valore eventualmente rinvenuti.

La difesa di Barzan: «Totale estraneità»

«Ribadisco la mia piena fiducia nell’operato degli organi inquirenti e confermo altresì la mia immutata fiducia nella Magistratura. Pur avendo recentemente subito una perquisizione nell’ambito delle attività investigative in corso, sono assolutamente certo della mia totale estraneità ai fatti oggetto di accertamento e confido che le verifiche consentiranno di chiarire ogni aspetto della vicenda». Così Davide Barzan, in un messaggio su Instagram, dopo la perquisizione nell’ambito di un’indagine della Procura di Bergamo per truffa, bancarotta e autoriciclaggio.
«Desidero inoltre esprimere il mio sincero ringraziamento al personale della Guardia di Finanza per la professionalità, la correttezza, l’equilibrio e il rispetto dimostrati nel corso delle operazioni di perquisizione. La ricerca della verità e l’accertamento dei fatti rappresentano principi fondamentali dello Stato di diritto, ai quali continuo a guardare con rispetto e fiducia», aggiunge.
«Attese le notizie di stampa relative a quanto avvenuto oggi nel procedimento penale pendente presso il tribunale di Bergamo, riteniamo necessario, nell’interesse del nostro assistito Pierluigi Chieffi, evidenziare come lo stesso si sia fin dallo scorso gennaio reso disponibile, sia con gli organi della procedura concorsuale sia con gli organi inquirenti, a fornire ogni informazione o chiarimento utile alla corretta ricostruzione dei fatti ed alla corretta attribuzione delle responsabilità», dicono gli avvocati Antonio Petroncini e Antonio Paone, che difendono l’altro indagato, Pierluigi Chieffi. «Il nostro assistito – proseguono  confida di poter dimostrare in sede propria come lui non sia in alcun modo responsabile per i fatti criminosi che gli vengono attribuiti. Nel ribadire la propria piena collaborazione con gli inquirenti, Pierluigi Chieffi non può che auspicare un veloce, corretto e completo accertamento dei fatti. Sarà esclusivamente all’interno del procedimento che si dovrà ricercare la verità e si potrà dimostrare l’assenza di responsabilità in capo a Pierluigi Chieffi. Non saranno le dichiarazioni pubbliche o le prese di posizione mediatiche a determinare la verità ma solo le risultanze procedimentali». (Ansa)

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