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Ponte, il centrosinistra: «Accuse gravissime». Il centrodestra difende l’opera

Pd e M5S attaccano. Rampelli (FdI): «La società si dimostrerà estranea»

Pubblicato il: 09/06/2026 – 17:49
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Ponte, il centrosinistra: «Accuse gravissime». Il centrodestra difende l’opera

Opposizioni all’attacco dopo l’inchiesta giudiziaria da cui sono emersi presunti casi di corruzione per il Ponte sullo Stretto. Tre, al momento, gli indagati della Procura di Roma, tra cui l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, l’avvocato Giacomo Giovanni Saccomanno e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio. Il centrosinistra, che ha definito gravissime le accuse, ha chiesto al Governo e al Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini di riferire in aula. Per Boccia (Pd) si tratta di una «situazione opaca», mentre per il M5S di un «disastro procedurale avallato da Meloni». Nelle fila del centrodestra Fabio Rampelli, vicepresidente di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, si è invece detto «certo che la magistratura non voglia intralciare le grandi opere» e che la società Stretto di Messina «saprà dimostrare la sua estraneità».

Conte: «Ennesimo fallimento del governo»

«L’inchiesta della Procura di Roma sul Ponte sullo Stretto conferma che non solo il progetto era fallato, non solo c’è stata una forzatura, addirittura contro la Corte dei Conti, ma adesso si scopre anche l’ombra della corruzione su questo progetto. L’ennesimo fallimento del governo Meloni, non ne azzeccano una. Recuperiamo subito quei 13 miliardi e mezzo, servono per le famiglie e per la sanità, per le imprese, per i nostri giovani. Questa è l’urgenza del paese». Lo afferma il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.

Bonelli: «Inchiesta di una gravità inaudita»

Per Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi Sinitra «quanto emerge dall’inchiesta della Procura è di una gravità inaudita: si parla di presunti tentativi di condizionare la decisione della Corte dei Conti sulla delibera CIPESS relativa al Ponte sullo Stretto di Messina. Saccomanno, fino a poche settimane fa commissario della Lega in Calabria e membro del Cda della società Stretto di Messina, era stato rimosso da poche settimane. Non più tardi di tre settimane fa ho depositato alla Procura di Roma il sesto esposto integrativo sulle procedure adottate dal Governo, che a mio avviso violano le norme italiane ed europee in materia di appalti e ambiente. I nostri esposti servono per fare chiarezza considerato che il governo ha negato al sottoscritto atti e documenti trasmessi alla Corte dei Conti. Il Governo ha gestito tutto nella segretezza, arrivando a negare a un parlamentare gli atti intercorsi con la magistratura contabile». «In questi anni il Governo, a partire da Salvini, ha forzato ogni passaggio per arrivare alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della delibera CIPESS. Una scelta che avrebbe fatto maturare diritti in capo alla società costruttrice, esponendo lo Stato al rischio di penali miliardarie, nonostante un progetto vecchio, valutato nel 1997, e senza valutazioni sismiche aggiornate», dice Bonelli. «Parliamo di 14 miliardi di euro pubblici: il progetto originario prevedeva il 60% di fondi privati e il 40% pubblici, mentre Salvini ha messo tutto a carico dello Stato. È inaccettabile, mentre il Paese ha bisogno di risorse per sanità pubblica, scuola, pensioni e trasporti”, prosegue l’esponente AVS. «Il Governo si fermi subito. Vogliamo sapere se siamo davanti a un singolo episodio o al rischio di un fenomeno corruttivo più ampio. Quei 14 miliardi devono essere restituiti agli italiani e destinati alle vere priorità del Paese: sanità, scuola e pensioni», conclude Bonelli.

Fratoianni: «Grave rischio di infiltrazione»

«La cosa che colpisce, dalle prime notizie emerse, è che le indagini documenterebbero condotte dei tre indagati tese a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto». Ha aggiunto Nicola Fratoianni di Avs dai microfoni de La 7 nel corso de L’Aria Che Tira. «Sarebbe un fatto clamoroso che qualora fosse confermato – è ovvio che ci vuole il massimo della prudenza – però confermerebbe ancora una volta tutto – conclude il leader rossoverde – ciò che in particolare noi come Avs abbiamo più volte denunciato rispetto a un progetto inutile e costoso e al grave rischio di infiltrazione di interessi non leciti. Vedremo con attenzione gli sviluppi».

Il M5S: «Un disastro procedurale»

«Avvicinamenti, tentativi di condizionamento, promesse di incarichi futuri, garanzie di ‘do ut des’. Il quadro a tinte fosche di cui sospetta la Procura di Roma relativamente alle forzature fatte con alcuni magistrati contabili, chiamati lo scorso anno a decidere della delibera Cipess, è pietoso. E racconta di un Centrodestra molto più interessato all’affare Ponte che al Ponte in sé. Per far contento Salvini, Meloni ha avvallato questo disastro procedurale, condito dal solito mercimonio di incarichi e stipendi faraonici». Lo affermano in una nota i parlamentari M5s delle commissioni Trasporti, Ambiente e Infrastrutture di Camera e Senato. «Se ha ancora un po’ di amor proprio, la premier deve scrivere la parola fine al percorso sconcio di quest’opera. Perché mentre il piatto piange su sanità, scuola, salari e infrastrutture diffuse, e si va in Europa a chiedere un minimo di elasticità contabile per superare lo shock energetico, è lunare continuare a buttare miliardi per un Ponte che non si farà mai. Questo teatrino osceno – conclude – è durato un triennio, e gli italiani sono stanchi anche solo di sentirne parlare».

Boccia: «Situazione opaca»

 «Siamo di fronte ad una inchiesta della magistratura per corruzione. Vedremo come andrà l’indagine della Procura di Roma. Ma è del tutto evidente che intorno alla vicenda del Ponte sullo Stretto si addensano nuvole e c’è un alone di forzature del governo che spesso si traducono in opacità. Fare chiarezza diventa sempre più urgente. Dietro l’ennesima bandiera di propaganda di questo governo proliferano situazioni equivoche su cui bisogna assolutamente far luce. Per accelerare i tempi dell’opera, nel frattempo, così come abbiamo sempre denunciato, in Parlamento sono state calpestate regole e trasparenza. Oltre ad aver sottratto, senza alcun confronto, risorse economiche a Calabria e Sicilia. E’ il caso che il governo venga al più presto in aula a riferire su quanto sta accadendo, perché la situazione sta diventando insostenibile». Lo afferma il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia. 

Rampelli (FdI): «La società dimostrerà la sua estraneità»

 «Mi rifiuto di pensare che certa magistratura intenda intralciare il naturale corso delle grandi opere con gli strumenti di cui dispone. Sono certo che la società saprà dimostrare la propria estraneità e comunque deve essere ben distinta la responsabilità di singoli professionisti rispetto al valore dell’infrastruttura che, con urgenza, si deve realizzare perché porterà un beneficio oggettivo a tutta Italia, a cominciare dal Mezzogiorno. Basta intralci e scuse». È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia. 

Calenda: «Non sono stupido»

Anche il leader di Azione Carlo Calenda interviene nel dibattito: «Costruisci un progetto, per di più
non aggiornato, parti in quarta nel distribuire incarichi
costosissimi, poi ti trovi davanti alla Corte dei Conti e invece
di fare un ragionamento approfondito, vai lì a promettergli un
posto di lavoro, ma sono cose da pazzi». «Sono ormai anni che dico che quel meccanismo per come
è stato concepito è un meccanismo che non sta funzionando. Il
problema è che ha bloccato un enorme quantità di risorse su un
progetto che non esiste quando la Sicilia e la Calabria sono in
condizioni disastrose per le strade e le ferrovie.
Quindi, non
sono affatto stupito, penso che la cosa sia più grande di come è
uscita fino ad ora». (redazione@corrierecal.it)

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