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la decisione

Ex Ilva, i giudici ordinano lo stop dell’area a caldo entro 90 giorni

Accolto il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini

Pubblicato il: 27/07/2026 – 17:27
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L’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto dovrà essere fermata entro 90 giorni. Lo ha stabilito la Sezione specializzata in materia di Impresa della Corte d’Appello di Milano, accogliendo il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini contro Ilva e Acciaierie d’Italia, entrambe in amministrazione straordinaria. I giudici hanno disposto la sospensione delle attività siderurgiche a caldo. Gli impianti potranno tornare in funzione soltanto dopo la completa rimozione dell’amianto e l’adozione delle misure necessarie a riportare le emissioni di polveri sottili entro livelli considerati sicuri. Alla base della decisione c’è la permanenza di un pericolo per la salute pubblica, collegato al «progressivo ammaloramento dello stabilimento». Il collegio ha parzialmente disapplicato anche l’Autorizzazione integrata ambientale del 2025, ritenendo insufficienti le tutele previste per le emissioni di PM10 e PM2,5 nell’ipotesi di una produzione pari a sei milioni di tonnellate di acciaio all’anno. La Corte ha invece respinto la richiesta dei cittadini relativa alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Resta tuttavia vincolante l’ordine di sospendere l’attività nell’area a caldo. Nel provvedimento i giudici chiariscono che l’accoglimento delle domande dei ricorrenti impone lo stop della produzione, che potrà riprendere soltanto dopo gli interventi di bonifica e messa in sicurezza. La decisione riforma il provvedimento emesso nel febbraio scorso dal Tribunale civile di Milano, che aveva già ordinato la sospensione dell’area a caldo a partire dal 24 agosto, concedendo però alle società la possibilità di ottenere entro quella data un’integrazione dell’Autorizzazione ambientale con tempi certi per l’attuazione degli interventi. L’azione giudiziaria era stata promossa da undici cittadini aderenti all’associazione Genitori Tarantini. Contro il primo provvedimento avevano presentato reclamo sia Ilva e Acciaierie d’Italia sia gli stessi residenti, che chiedevano uno stop più rapido e garanzie più stringenti per la tutela della salute.

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