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«Amendolara non è un caso isolato, i dati della  Questura di Crotone lo confermano»

La segretaria generale della Uil Senese: «Mettere in rete Centri per l’impiego e bilateralità agricola per sottrarre spazio ai caporali»

Pubblicato il: 10/06/2026 – 22:57
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«Amendolara non è un caso isolato, i dati della  Questura di Crotone lo confermano»

«I numeri resi noti dalla Questura di Crotone sull’attività di contrasto alle irregolarità e ai reati connessi all’impiego di lavoratori stagionali nei settori dell’agricoltura, del turismo balneare e della ristorazione rappresentano il segnale concreto di un impegno costante e capillare delle forze dell’ordine contro fenomeni che troppo spesso restano sommersi». Lo afferma la segretaria generale della Uil Calabria, Mariaelena Senese, intervenendo sul tema dello sfruttamento del lavoro dopo la strage di Amendolara. Senese richiama il confronto avuto nei giorni scorsi, insieme al segretario regionale della Uila Pasquale Barbalaco, in Commissione consiliare Agricoltura e con il presidente della Regione Roberto Occhiuto e l’assessore Gianluca Gallo. In quelle sedi, sottolinea la segretaria della Uil, sono state avanzate «proposte concrete e immediatamente attuabili». Tra queste, la richiesta di promuovere una connessione stabile tra il sistema della bilateralità agricola e i Centri per l’impiego territoriali, così da creare un canale trasparente e legale tra domanda e offerta di lavoro. «Mettere in rete lavoratori e imprese – sostiene Senese – significa sottrarre spazio ai caporali, privandoli del controllo sul reclutamento della manodopera e riducendo la dipendenza dei lavoratori da figure che si presentano come intermediari ma che invece sono aguzzini». Secondo Senese, l’azione svolta dalla Questura di Crotone sotto la guida del questore Panvino dimostra che quanto accaduto ad Amendolara non può essere considerato un episodio isolato, ma «l’espressione più evidente di un sistema che continua a prosperare nelle aree più fragili del mercato del lavoro». «Il caporalato – aggiunge – non si limita all’intermediazione illegale della manodopera: è un meccanismo di controllo che alimenta ricatti, sfruttamento economico, isolamento sociale e, in molti casi, vere e proprie forme di sopraffazione e violenza ai danni di persone che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità». Per questo, conclude Senese, è necessario ampliare e approfondire la rete dei controlli, rafforzando anche la dotazione organica delle forze dell’ordine. «Lo sfruttamento dei lavoratori non è solo una distorsione del mercato del lavoro, ma è una pratica gestita e coordinata dalla criminalità organizzata e come tale va trattata».

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