Ponte sullo Stretto, il giudice contabile: «È una situazione in salita». E gli «incarichi grossi» dopo la pensione
Dalle carte dell’inchiesta il presunto circuito di informazioni riservate, report e contatti per il dopo pensione attorno al controllo della Corte dei Conti sulla delibera Cipess

LAMEZIA TERME Il Ponte sullo Stretto, il controllo della Corte dei Conti, le informazioni riservate, un report da consegnare ai privati e le promesse per il “dopo”. Nelle carte dell’inchiesta che scuote il fronte istituzionale attorno alla grande opera, il rapporto tra il presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele (cl. ’56), prossimo al pensionamento nel febbraio 2026, Vincenzo Virgiglio (cl. ’61) di Rosarno e Giacomo Francesco Saccomanno (cl. ’55) di Vibo Valentia viene ricostruito dalla Procura come il cuore di un presunto circuito di favori, notizie riservate e aspettative professionali. Secondo la ricostruzione della Procura, le intercettazioni avrebbero restituito «manovre di condizionamento» poste in essere da Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell’associazione “Accademia Calabria”, e da Saccomanno, già consigliere di amministrazione designato dalla Regione Calabria nella società Stretto di Messina Spa e presidente della stessa Accademia Calabria, al fine di influenzare il controllo di legittimità della Corte dei Conti. In questo contesto, secondo gli inquirenti, Miele avrebbe messo a disposizione le funzioni rivestite all’interno della Corte, rivelando notizie riservate e informazioni sugli orientamenti dei colleghi e sull’andamento dell’istruttoria.
Il nodo del controllo della Corte dei Conti
Al centro della vicenda c’è la delibera Cipess n. 41/2025 del 6 agosto 2025, con la quale era stato approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. La delibera, secondo quanto ricostruito negli atti, costituiva l’atto conclusivo del procedimento volto al riavvio delle attività di programmazione e progettazione del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria. L’Ufficio di controllo competente della Corte dei Conti aveva avviato la disamina della delibera e della documentazione inviata dal Dipe attraverso il sistema informativo per il controllo di legittimità. Tra settembre e ottobre 2025, si sarebbero sviluppate interlocuzioni formali tra l’Ufficio di controllo della Corte dei Conti e i ministeri competenti, con richieste di chiarimenti e integrazioni documentali. È in questo arco temporale che, secondo la Procura, si sarebbero collocate le interlocuzioni più rilevanti tra Virgiglio, Saccomanno e Miele.
«Noi siamo sul pezzo»
Uno dei passaggi più significativi riguarda il report riservato. Nelle conversazioni richiamate dagli inquirenti, Miele lascerebbe intendere di avere visionato la documentazione istruttoria relativa al progetto Ponte. Parlerebbe di una situazione «critica», «in salita», ma anche della possibilità di vedersi di persona per fare il punto. Nelle carte viene riportata una frase attribuita al magistrato contabile: «L’importante che tu dai comunque il report… che io sto sul pezzo… noi siamo sul pezzo». Parole che, nella lettura della Procura, indicherebbero un canale informativo riservato e la disponibilità a tenere aggiornati soggetti privati sull’andamento dell’istruttoria e sugli orientamenti interni alla funzione di controllo.
Le conversazioni prima della decisione
Già il 28 settembre 2025 emergerebbero i primi riferimenti all’appoggio del giudice Miele su cui, secondo gli inquirenti, Saccomanno e Virgiglio ritenevano di poter contare. Il 2 ottobre «Virgiglio avrebbe sollecitato Saccomanno su un incontro urgente e su informazioni che non potevano essere rivelate al telefono», si legge nel decreto. Lo stesso giorno, Saccomanno «contatta Pietro Ciucci, amministratore delegato di Stretto di Messina Spa, riferendo di avere una buona notizia da comunicare», si legge ancora nel decreto. Nei giorni successivi, secondo la ricostruzione investigativa, il tema del controllo della Corte dei Conti torna più volte nelle conversazioni. Il 10 ottobre Saccomanno e Virgiglio «fanno riferimento al presidente aggiunto della Corte, Tommaso Miele. Il 14 ottobre Saccomanno informa Virgiglio della trasmissione alla Corte delle controdeduzioni della società Stretto di Messina Spa ai rilievi formulati. Il 22 ottobre Virgiglio prova a contattare Miele, mentre il 25 ottobre Saccomanno chiede se siano arrivate notizie sulla decisione prevista per il 29 ottobre», si legge nel decreto.
Il rigetto e le reazioni
La sera del 29 ottobre 2025 arriva il comunicato stampa della sezione di controllo della Corte dei Conti con cui viene rifiutato il visto e la conseguente registrazione della delibera Cipess. Secondo la Procura, le conversazioni successive al rigetto confermerebbero il patto di mutuo soccorso tra Saccomanno, Virgiglio e Miele. Il giorno successivo, Saccomanno si trova a Roma per preparare il convegno sul Ponte previsto per il 30 ottobre. In una conversazione intercettata nell’auto di Virgiglio, i due «avrebbero discusso delle ragioni dell’esito negativo del controllo, criticando la decisione dei magistrati e richiamando un colloquio personale con Miele per acquisire informazioni di dettaglio», si legge nel provvedimento.
Nella lettura degli investigatori, anche le reazioni stizzite di Miele nei confronti dei colleghi che avevano rifiutato il visto di legittimità sarebbero indicative della sua vicinanza al fronte favorevole alla registrazione.
La promessa di utilità e il dopo pensione
Un altro step dell’inchiesta della Procura di Roma riguarda le presunte utilità promesse a Miele. Secondo la tesi accusatoria, infatti, Virgiglio e Saccomanno «si sarebbero mossi per favorire le aspirazioni professionali e remunerative del magistrato contabile una volta conclusa la carriera nella Corte dei Conti». In questa cornice si inseriscono i riferimenti ad Accademia Calabria, agli eventi organizzati dall’associazione, ai contatti con esponenti istituzionali e con altri giudici della Corte dei Conti, ma anche alle interlocuzioni per il futuro professionale di Miele. Per gli inquirenti, il meccanismo avrebbe avuto una natura corruttiva: l’appoggio di Virgiglio e Saccomanno, «in cambio della messa a disposizione delle funzioni da parte del magistrato contabile e della rivelazione di informazioni riservate».
Il curriculum da girare al “governatore della Sicilia”
E poi ci sarebbe una conversazione successiva al pensionamento di Miele in cui, secondo il provvedimento, Saccomanno, dopo avere appreso dall’ex presidente aggiunto dei molti incarichi ricevuti dopo l’uscita dalla Corte, «si complimenta con lui e ribadisce la propria disponibilità ad aiutarlo». Gli chiede quindi di inviargli il curriculum da girare al “governatore della Sicilia”, indicato poi nelle carte come il governatore del distretto Rotary Sicilia. Subito dopo, secondo gli atti, Saccomanno avrebbe contattato il governatore del Rotary Sicilia, rappresentandole che Miele aveva accettato l’incarico e che le avrebbe inoltrato il curriculum dell’ex magistrato. Per la Procura si tratterebbe di un ulteriore riscontro alla promessa di favorire le aspirazioni professionali del giudice contabile dopo il pensionamento.
Gli incarichi e il Collegio tecnico sul Ponte
Dalle conversazioni emergerebbe anche il riferimento ad altri incarichi o aspettative professionali. Secondo gli atti, Miele avrebbe parlato di una decina di incarichi «grossi» ricevuti dopo la pensione. Gli investigatori richiamano inoltre l’attesa di assumere la presidenza di tre comitati all’interno del Gruppo Poste, l’incarico di direttore del “Pronto Soccorso Amministrativo 112” presso la Fondazione Gazzetta Amministrativa e quello di consigliere giuridico del presidente della Regione Abruzzo.
Ma il dato più sensibile, sul piano della vicenda Ponte, riguarda l’interesse manifestato da Miele per la nomina a componente del Collegio consultivo tecnico relativo al contenzioso sul Ponte sullo Stretto, dal valore indicato dallo stesso ex magistrato in 16 miliardi di euro. Un elemento che, nella prospettiva della Procura, rafforzerebbe il quadro delle possibili utilità collegate al futuro professionale del giudice contabile.
Il rapporto con Virgiglio e Saccomanno
Nelle carte viene ricostruito anche il rapporto di vicinanza tra Miele e Virgiglio. Un rapporto che, secondo gli inquirenti, «avrebbe superato il piano strettamente istituzionale. Il presidente aggiunto si sarebbe rivolto a Virgiglio anche per individuare architetti di fiducia, allo scopo di verificare preventivi meno onerosi per lavori di progettazione e ristrutturazione delle abitazioni dei figli», si legge nel decreto. Nello stesso arco temporale, «Saccomanno avrebbe veicolato a Miele, tramite Virgiglio, documentazione da analizzare nell’interesse della società di cui era consigliere. È un altro tassello che, nella lettura accusatoria, concorre a delineare un circuito nel quale rapporti personali, interessi privati e funzioni pubbliche si sarebbero intrecciati attorno al dossier Ponte».
Il fronte delle indagini
L’indagine, allo stato, resta nella fase delle contestazioni. Le accuse dovranno essere vagliate e gli indagati avranno modo di difendersi nelle sedi opportune. (g.curcio@corrierecal.it)
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