La Calabria fragile davanti al clima estremo, i geologi: «Serve cambiare marcia sulla prevenzione»
A Lamezia il primo appuntamento di “Geo Orizzonti”, promosso dall’Ordine dei Geologi della Calabria. Il presidente Andiloro: «Cambiamenti climatici e dissesto impongono una nuova governance»

LAMEZIA TERME I cambiamenti climatici accelerano le fragilità di un territorio già complesso e impongono alla Calabria un cambio di passo nella prevenzione. È il messaggio emerso a Lamezia Terme nel corso del primo appuntamento di “Geo Orizzonti – dove la geologia incontra le sfide del presente”, il progetto promosso dal Consiglio dell’Ordine dei Geologi della Calabria per approfondire, in chiave scientifica e multidisciplinare, le principali sfide legate alla tutela e allo sviluppo del territorio.
Al centro dell’iniziativa il tema “Gestione del rischio idrogeologico: esperienze, innovazione e adattamento”, con il coinvolgimento di istituzioni, mondo accademico, professioni tecniche, enti nazionali e centri di ricerca. L’obiettivo è costruire uno spazio stabile di confronto tra competenze diverse e collegare le criticità regionali a una più ampia visione nazionale sulla difesa del suolo, sulle risorse idriche, sul rischio sismico e sulla sostenibilità ambientale.

La “rete di competenze”
A indicare la necessità di un approccio nuovo è Giovanni Andiloro, presidente dell’Ordine dei Geologi della Calabria, che richiama l’immagine della Calabria come «sfasciume pendulo» e sottolinea come gli effetti del cambiamento climatico siano ormai «sotto gli occhi di tutti». «Siamo a un punto in cui occorre cambiare marcia sulla prevenzione – afferma – perché sull’emergenza siamo molto bravi, ma bisogna sintonizzare le normative nazionali con quelle regionali per accelerare tutti i processi della filiera della governance, della difesa del suolo e del governo delle acque».
Per Andiloro la strada è quella della rete tra competenze. Architetti, ingegneri, geologi e professionisti tecnici devono lavorare insieme, perché «una problematica di questo tipo non può che essere affrontata sotto il punto di vista multidisciplinare». Il confronto, secondo il presidente dell’Ordine, deve servire a mettere in campo proposte concrete e condivise, capaci di incidere sulle scelte pubbliche.
Fenomeni estremi e rischio sismico
Il tema resta particolarmente urgente dopo i fenomeni meteo estremi che negli ultimi mesi hanno colpito diversi territori. «C’è una variabile imprevedibile – spiega Andiloro – perché una precipitazione eccezionale non sappiamo quale parte di territorio potrà colpire. Però possiamo riguardare la filiera della governance e della difesa del suolo, capire dove si può migliorare, anche attraverso monitoraggi innovativi e presidi tecnici idrogeologici permanenti».
Non solo rischio idrogeologico. Sollecitato anche sul rischio sismico e sulla necessità di intervenire sugli edifici pubblici, Andiloro concentra l’attenzione soprattutto sulla consapevolezza dei cittadini. «Abbiamo un problema culturale – osserva – perché l’ultima scossa ha dato l’impressione che la gente non abbia contezza di come comportarsi. Molto spesso le vittime avvengono proprio per comportamenti non corretti». Da qui la necessità di rafforzare educazione, prevenzione e conoscenza dei piani comunali di protezione civile, perché gli strumenti tecnici rischiano di restare inefficaci se non vengono realmente compresi dai cittadini.
L’incontro a Lamezia
L’iniziativa “Geo Orizzonti” punta dunque a diventare un luogo di confronto tra sapere scientifico, responsabilità istituzionali e capacità operative. Tra i soggetti coinvolti figurano il Consiglio Nazionale dei Geologi, la Fondazione Centro Studi del CNG, università, centri di ricerca e RemTech Expo, in un percorso pensato per valorizzare il ruolo della geologia e delle professioni tecniche nella costruzione di risposte più evolute e condivise per l’adattamento dei territori alle sfide del presente. (g.curcio@corrierecal.it)
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