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I rimpianti

Il maxi carico di cocaina sul peschereccio partito da Bagnara sequestrato in mare aperto. L’uomo dei Bellocco: «L’errore? Spegnere il gps»

Nelle carte dell’inchiesta di Catania riemerge il maxi-sequestro del 2023 sul “Ferdinando D’Aragona”. Ma questa volta dalla prospettiva di chi quel carico lo ha perso

Pubblicato il: 11/06/2026 – 7:00
di Giorgio Curcio
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Il maxi carico di cocaina sul peschereccio partito da Bagnara sequestrato in mare aperto. L’uomo dei Bellocco: «L’errore? Spegnere il gps»

LAMEZIA TERME «Minchia tremila chili… minchia di soldi». Nelle carte dell’inchiesta della Dda di Catania sull’asse della droga tra Calabria e Sicilia c’è un passaggio che allarga il quadro ben oltre il mercato dello spaccio di Palagonia, Caltagirone e Gela. È una conversazione intercettata nel capannone dei Brancato, il luogo che secondo l’accusa avrebbe dovuto diventare un deposito della cocaina proveniente dalla Calabria. A parlare è Antonino Apa, 49enne residente a Rosarno, indicato dagli inquirenti come stabile fornitore del gruppo siciliano e referente per i collegamenti con la Calabria.

Il maxi-sequestro della GdF

Il riferimento è a uno dei sequestri di cocaina più importanti mai eseguiti in Italia: oltre 5,3 tonnellate intercettate nel luglio 2023 su un peschereccio partito da Bagnara Calabra, il “Ferdinando D’Aragona”, con un valore stimato in oltre 850 milioni di euro. Una vicenda già approdata anche sul piano processuale, con la condanna a 16 anni del comandante calabrese del motopeschereccio, Vincenzo Catalano, 35enne originario di Bagnara Calabra.

Nella nuova ordinanza emessa dal gip di Catania, quel sequestro torna però da un’altra prospettiva. Quella, cioè, di chi il “colpo” dei finanzieri lo ha subìto. La vicenda sarebbe riemersa da un’intercettazione risalente al 26 settembre 2023. Quel giorno Apa si sarebbe recato nuovamente nel capannone dei Brancato per discutere di una nuova operazione commerciale legata a grossi quantitativi di cocaina. Il contesto è quello del progetto, ricostruito dagli investigatori, di trasformare la base di Palagonia in un centro di stoccaggio della droga proveniente dalla Calabria (NE ABBIAMO SCRITTO QUI). Secondo quanto riportato nell’ordinanza, Filippo Brancato avrebbe chiesto ad Apa se fosse disponibile a essere contattato direttamente dai potenziali acquirenti attraverso un telefono criptato. Il fornitore calabrese avrebbe dato il proprio consenso e, a conferma del rapporto di fiducia, avrebbe suggerito – qualora l’affare fosse andato in porto – di creare un deposito nel capannone dei Brancato, dove tenere grossi quantitativi sempre disponibili per lo spaccio.

«Minchia tremila chili… mamma mia… minchia di soldi»

A questo punto – annotano gli inquirenti – Apa avrebbe raccontato della perdita di un grosso quantitativo di cocaina, «circa tremila chili», subita dal suo sodalizio dopo il blocco di un motopeschereccio partito da Bagnara Calabra per recuperare lo stupefacente in mare aperto. Nella nota dell’ordinanza, il gip collega quel racconto all’operazione della Guardia di finanza di Palermo del 20 luglio 2023, quando al largo delle coste siracusane venne controllato il peschereccio “Ferdinando D’Aragona”, intestato a una società con sede a Bagnara Calabra, a bordo del quale furono rinvenuti 5.340 chili di cocaina.
La conversazione intercettata è esplicita. «Non ci hanno preso sulla nave… quando è andato il peschereccio alla nave… ne ho presi tremila io», avrebbe detto Apa. Brancato, davanti alla cifra evocata, avrebbe reagito così: «Minchia tremila chili… mamma mia… minchia di soldi». «(…) ci sono sti cazzi di aerei… che con il satellite… con il coso… prendono tutti i cosi… barche… barconi… hai capito … questo è partito… peschereccio… è partito il giorno due da Bagnara… arrivato ad un certo punto … ha staccato il gps…». E il socio siciliano gli risponde: «(…) non lo doveva staccare, lui se ne doveva andare a tipo che stava pescando…».

Lo sviluppo giudiziario

Il precedente del peschereccio “Ferdinando D’Aragona” resta uno snodo imponente. Nel luglio 2023, secondo quanto ricostruito all’epoca dagli investigatori, il motopeschereccio partito dalle coste calabresi si sarebbe avvicinato a una nave madre battente bandiera di Palau. La Guardia di finanza accertò di notte le operazioni di scarico dei pacchi in mare e l’avvicinamento del peschereccio italiano, che nel frattempo aveva disattivato il sistema di localizzazione Ais. A bordo vennero poi rinvenute oltre 5,3 tonnellate di cocaina, nascoste dietro una pannellatura. Nel dicembre 2024, per quella vicenda, il gip di Palermo ha condannato in primo grado a 16 anni sia Viktor Dyachenko, capitano della nave Plutus ritenuta dagli inquirenti la nave madre della droga, sia Vincenzo Catalano, comandante del peschereccio “Ferdinando D’Aragona”. Per gli investigatori, il carico era stato trasferito sul motopeschereccio bloccato poi a Porto Empedocle. (g.curcio@corrierecal.it)

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