Soverato ospita la terza edizione del Festival di Scrittura femminile “Donna-Vita-Libertà”
Il 26 giugno 2026 prenderà il via in Piazza Maria Ausiliatrice

SOVERATO Il 26 giugno 2026 prenderà il via la III edizione del Festival di Scrittura femminile “Donna-Vita-Libertà”, promosso dalla Biblioteca delle Donne di Soverato. Il luogo che ospiterà l’evento, Piazza Maria Ausiliatrice, per tre giorni si trasformerà in uno spazio di relazioni e di riflessione culturale e politica attraverso uno sguardo femminista sul mondo. Infatti, anche quest’anno, il programma presentato ha un respiro ampio poiché affronta tematiche importanti e cruciali nel panorama politico e culturale. Da una parte, cerca di far dialogare la memoria, il passato visto attraverso figure autorevoli e straordinarie quale quella di Anna Kuliscioff, con un’analisi attuale del femminismo come forza trasformativa radicale e guardando ai rischi di appropriazione e distorsione del linguaggio femminista che si verifica con l’avanzare delle donne nei partiti di destra. Volge lo sguardo anche verso chi si mette in viaggio, spesso a rischio della propria vita, alla ricerca di approdi più sicuri e si scontra invece con gli ostacoli posti all’accoglienza, recentemente resi ancora più pesanti. Dà voce a scrittrici che, attraverso i loro testi, interpretano un mondo, solo apparentemente locale, facendo emergere, mediante un’ analisi storica e sociale dei contesti di ambientazione, contraddizioni ma anche speranze di cambiamento. In questa ottica, la proposta comprende scrittrici e testi di indiscusso valore letterario e politico.Si partirà, in prima giornata, con un libro sulla figura di Anna Kuliscioff, “Oltre il tempo patriarcale. La lungimiranza di Anna Kuliscioff”, a cura di Fiorenza Taricone. Il volume, pubblicato in occasione del centenario della morte di A.K., “fa luce su alcuni aspetti rilevanti ma meno indagati di una capostipite del socialismo e del femminismo italiano, esplorando la dimensione affettiva e amicale in relazione alla sua militanza politica, il suo rapporto con le associazioni femministe del tempo”, il suo contributo e la sua attenzione alle condizioni di lavoro delle donne e delle bambine e bambini, puntando a ritrovare la “modernità” del pensiero di Anna Kuliscioff e di come le sue parole e le sue lotte siano ancora utili per interpretare la realtà attuale. A seguire, “Col buio me la vedo io” di Anna Mallamo. Un libro molto apprezzato e dai numerosi riconoscimenti, che l’autrice dedica “alle donne e soprattutto alle donne che non hanno voce”. Un testo, ambientato in una Reggio Calabria degli anni 80, che affronta la questione della violenza, quella di mafia e quella politica, la complessità delle relazioni affettive e familiari, e che parla di giustizia e di un Sud lontanissimo da tutti gli stereotipi che generalmente lo caratterizzano. Una voce, quella dell’autrice, fuori dal coro e dai clichè che connotano ancora tanta narrazione della realtà calabrese e del Sud più complessivamente. In seconda giornata, con il libro di Giorgia Serughetti, “Potere di altro genere. Donne, femminismi e politica”, entriamo nel cuore di un dibattito estremamente attuale, che interroga le donne del femminismo, ma la società tutta, sul tema della rappresentanza, del rapporto tra donne e potere alla luce di un fenomeno quale quello dell’ascesa al potere delle donne di destra. Un’analisi approfondita e critica quella della Serughetti per mettere in evidenza quanto “La retorica dell’ascesa individuale e della rottura del soffitto di cristallo occulta un potere sessista che mantiene metà del genere umano in stato di oppressione e rimuove o addomestica la radicalità del pensiero e della politica femminista”. Dall’altra, il testo sollecita ad interrogarsi sul senso del femminismo politico e su dove e come debba orientarsi la battaglia delle donne per diventare strumento di liberazione. “Montagnammare” di Eliana Iorfida riporta il focus attentivo sulla Calabria e sul Sud. Attraverso la storia che narra, di ambientazione storica, l’autrice ci offre uno sguardo su una terra che mette insieme, come in un abbraccio, montagna e mare, territorio in parte aspro e roccioso come il cuore di tanti/e che lo abitano e che però custodiscono dentro un amore spesso difficile da vivere ed anche da nominare. Un libro che ci permette di continuare ad interrogarci e di ritrovare il nostro rapporto con il luogo dove viviamo, intriso di contraddizioni ma che possiamo rileggere col nostro sguardo differente per intravedere possibilità diverse e nuove. Il festival si conclude con un pomeriggio interamente dedicato alle vite e alle storie di chi si mette in cammino e bussa alle nostre porte in cerca di accoglienza, ma incontrando spesso un destino tragico oppure un percorso irto di ostacoli burocratici ed amministrativi che puntano a chiudere le porte piuttosto che ad aprirle. Ad affrontare questo tema così importante e difficile, la voce e la testimonianza di due donne. La prima, Mariangela Paone, ci porta la storia e la testimonianza di una sopravvissuta ad un naufragio, unica della sua famiglia di 5 persone. Il libro, “Sospesa. Una vita nella trappola dell’Europa”, di cui è coautrice la protagonista della storia, Rezwana Sekandari, non racconta solo la terribile esperienza dei viaggi e dei naufragi in mare, ma porta l’attenzione anche sul difficile percorso che si apre per chi sopravvive. Quella sorta di limbo burocratico in cui vanno a trovarsi le persone a causa degli ostacoli posti dalle leggi sul diritto d’asilo in Europa. La seconda voce è una testimonianza diretta di una giovane donna siriana, Douaa Alokla. Nel suo libro, “Damasco è dove sono” , il racconto della storia di migrazione, sua e della sua famiglia, a causa della guerra, diventa simbolo dei popoli in cammino alla ricerca di speranza e di possibilità di sopravvivenza. Douaa è arrivata nella Locride ed è ospite, con altri migranti provenienti da nazioni diverse, della straordinaria esperienza di accoglienza rappresentata dalla Coop. “Jungi Mundu” di Camini. E, “Unire il mondo”, è uno dei messaggi forti che con il nostro festival vogliamo lanciare. Il desiderio di raccontare il tempo e il mondo che viviamo lo facciamo anche con un film ed uno spettacolo musicale. “Le invisibili” di Louis-Julien Petit è un film che si fa carico di restituire voce ed esistenza a chi è “invisibile” agli occhi della società. In questo caso delle donne che vivono ai margini, esposte alla violenza e che però attivano una grande capacità di resilienza ed una grande forza per trasformare la tragedia in gesto politico di solidarietà. La serata di chiusura vedrà la performance di una grande artista calabrese, la Cantastorie Francesca Prestia. Con la sua voce forte, profonda e appassionata, che porta in sè le tracce del canto delle Madri, porterà sulla scena le “Donne del Sud”. Figure forti, coraggiose, dolorose ma mai vinte. Eredi delle figure del Mito e della potenza di un femminile sempre vivo, si dispiegheranno nelle sonorità musicali per affermare che sì, è possibile cambiarlo questo mondo! La tre giorni del Festival ospiterà anche una Collettiva d’Arte: “Appunti visivi di sguardi femminili”. Cinque le artiste: Ana Rosa Louis, Eleonora Sala, Lorena Abbiatici, Maria Luisa Corapi, Marisa Guccione, cinque gli sguardi con i quali offriranno la loro personale visione di ciò che interpretano tra immaginazione e realtà.

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