’Ndrangheta, in Sicilia con tre chili di cocaina e il figlio di due anni in auto. Il messaggio in codice prima dell’arresto: «C’è mia moglie»
La donna beccata con la droga su una Fiat Tipo con il bambino a bordo, preceduta da un’auto “staffetta”. Fermata allo sbarco di Messina, aveva impostato sul navigatore il presidio Garibaldi-Nesima di…
REGGIO CALABRIA Tre panetti di cocaina nascosti nella Fiat Tipo, il figlio di due anni seduto nell’abitacolo e una destinazione già impostata sul navigatore: il presidio ospedaliero Garibaldi-Nesima di Catania. Davanti, a breve distanza, viaggiava un’altra automobile con il presunto compito di aprire la strada e verificare l’eventuale presenza delle forze dell’ordine. È la consegna del 24 febbraio 2024 ricostruita nell’ordinanza cautelare dell’inchiesta “Matrix” coordinata dalla Dda di Reggio Calabria sul presunto sodalizio dedito al narcotraffico e ritenuto funzionale agli interessi della cosca Alvaro di Sinopoli. Il viaggio finisce allo sbarco di Messina: Eleonora Corapi (cl. ’83), anche lei tra i 35 destinatari della custodia cautelare in carcere, viene fermata e arrestata, mentre gli uomini che la precedevano tentano inutilmente di avvertirla con un messaggio in codice.
L’appuntamento all’autonoleggio
I preparativi iniziano poco prima delle 13. Paolo Sidari, anche lui raggiunto da misura, titolare di un autonoleggio a Gioia Tauro, telefona a Corapi mentre sta mangiando e le chiede di raggiungerlo rapidamente. «Tu hai macchine?», domanda. «Ne ho macchine, ne ho… certo che ne ho», risponde la donna. Sidari la invita a salire «a na botta», velocemente, perché presso l’attività c’è «un ragazzo» che deve incontrare. Quel ragazzo, secondo la ricostruzione investigativa, è Giuseppe Cannizzaro (cl. ’83), anche lui tra gli arrestati. Alle 13.01 le telecamere riprendono Corapi mentre arriva all’autonoleggio con una Fiat Tipo grigia. I due parlano e si scambiano i numeri di telefono. Poco dopo la donna chiama il figlio adolescente, che le domanda con chi partirà. «Sola», risponde. Poi aggiunge: «Prima vado e meglio è».
Il carico tra Sinopoli e Sant’Eufemia
Corapi raggiunge quindi l’area compresa tra Sinopoli e Sant’Eufemia d’Aspromonte. La Fiat Tipo segue la Bmw utilizzata da Cannizzaro fino a via Scatropoli. È qui che, nella ricostruzione della polizia giudiziaria, sarebbe avvenuto il caricamento della cocaina. Le registrazioni riportano rumori provenienti dall’esterno delle vetture e una breve conversazione sulle indicazioni da seguire. Nell’abitacolo della Fiat c’è anche il figlio di due anni. «Vedi che non cada», raccomanda Cannizzaro. La donna si rivolge al bambino: «Stai fermo». Prima di allontanarsi, Cannizzaro lo saluta: «Ciao piccolo». Per gli investigatori la presenza del minore non sarebbe stata casuale. Nel capo associativo Corapi viene descritta come una presunta corriere che avrebbe portato con sé il figlio «per destare meno attenzione in caso di controlli delle forze dell’ordine».

«Cento chilometri e cento a tornare»
Cannizzaro lascia momentaneamente la donna e torna a Sinopoli per prendere Carmelo Fulco. Durante il tragitto i due discutono della distanza da percorrere e delle spese necessarie per raggiungere la Sicilia. «Cento chilometri sono e cento chilometri a tornare», osserva Fulco. Cannizzaro calcola il carburante, mentre l’altro paragona il percorso a quello verso Reggio Calabria: «Lo stesso che vai a Reggio, solo che devi passare il mare». Corapi parte verso Villa San Giovanni a bordo della Fiat Tipo con il bambino. A breve distanza la precedono Cannizzaro e Fulco sulla Bmw. Secondo l’accusa, quella seconda vettura avrebbe svolto una funzione di staffetta e di scorta, controllando la strada prima del passaggio dell’auto con la droga. Alle 16 entrambe le automobili sono sul traghetto diretto a Messina.
Il messaggio in codice: «C’è mia moglie»
Cannizzaro e Fulco sbarcano per primi. È in quel momento che si accorgono della presenza delle forze dell’ordine e tentano di avvisare Corapi. Alle 16.25 Cannizzaro le invia un messaggio su WhatsApp: «C’è mia moglie, non ci possiamo vedere». Per gli investigatori si tratta di una frase in codice, utilizzata per segnalarle che allo sbarco erano in corso controlli. L’avvertimento, però, non produce l’effetto sperato. Corapi viene fermata dai carabinieri del Nucleo radiomobile di Messina. Cannizzaro e Fulco osservano il passaggio delle vetture in uscita dalla nave, finché quest’ultimo comunica che le automobili sono ormai terminate. «Gliel’hanno presa!», esclama Cannizzaro. «La aspettavano, la aspettavano… la aspettavano!».
Tre panetti e il marchio del delfino
La perquisizione della Fiat Tipo porta al ritrovamento di tre panetti di cocaina per un peso netto complessivo di poco superiore ai tre chilogrammi. Il primo involucro pesa 1.002 grammi e riporta la sigla “CMA”. Gli altri due, rispettivamente da circa 999 grammi e 1.024 grammi, sono contrassegnati dall’immagine di un delfino con una palla. I panetti risultano avvolti nel cellophane e protetti da confezioni di gomma impermeabile. Quel simbolo del delfino tornerà, secondo gli investigatori, anche nelle conversazioni captate nelle settimane successive, durante gli approfondimenti destinati a individuare il fornitore e gli acquirenti della sostanza.
La destinazione sul navigatore
Il dettaglio che ricostruisce il tragitto ancora da compiere viene trovato sul telefono della donna. Al momento dell’arresto, Google Maps indica come destinazione il presidio ospedaliero Garibaldi-Nesima, in via Palermo a Catania. La struttura dista circa cento chilometri da Messina: la stessa distanza discussa poco prima da Cannizzaro e Fulco durante il viaggio verso lo Stretto. La consegna, dunque, secondo la prospettazione accusatoria non avrebbe dovuto concludersi a Messina. Dopo lo sbarco, la Fiat Tipo avrebbe dovuto proseguire fino a Catania per raggiungere destinatari che in quella fase non erano ancora stati identificati.
La ricostruzione dei ruoli
Nel quadro delineato dall’ordinanza, Francesco Alvaro viene indicato come il presunto detentore e fornitore della cocaina. Cannizzaro avrebbe organizzato la consegna e coordinato il viaggio; Fulco lo avrebbe accompagnato svolgendo funzioni di staffetta; Sidari avrebbe messo in contatto la donna con il gruppo. A Corapi viene attribuito un ruolo non occasionale. Secondo il gip, sarebbe entrata nel sodalizio proprio attraverso Sidari e si sarebbe posta stabilmente a disposizione di Francesco Alvaro e Cannizzaro per il trasporto e la consegna della droga. Il viaggio del 24 febbraio, con il bambino a bordo, l’auto di scorta, il messaggio in codice e la destinazione impostata verso Catania, rappresenta per l’accusa uno degli episodi più significativi di quel presunto sistema di distribuzione oltre lo Stretto. (g.curcio@corrierecal.it)
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