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operazione “golden river”

Saccheggiavano con un caterpillar la fiumara Bonamico nella Locride: dopo il blitz scattano gli interrogatori

Cinque misure cautelari e impianti sequestrati: smantellato il sistema che ha sottratto oltre 900 tonnellate di inerti dall’area

Pubblicato il: 17/06/2026 – 17:06
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Saccheggiavano con un caterpillar la fiumara Bonamico nella Locride: dopo il blitz scattano gli interrogatori

LOCRI Fissati gli interrogatori di garanzia per le cinque persone coinvolte nell’operazione battezzata “Golden River” che ha fatto luce su una fitta rete di reati contro il patrimonio e l’ambiente nel cuore della Locride. Il prossimo 23 giugno, gli indagati, due imprenditori finiti ai domiciliari e i tre dipendenti sottoposti all’obbligo di dimora compariranno davanti al gip Roberto Giovanni Mazza per replicare alle pesanti accuse della Procura. 

Le indagini

L’intera vicenda ruota attorno all’operazione battezzata “Golden River”, condotta dai Carabinieri di Bovalino con il supporto dei colleghi di Locri, Bianco e dei militari dello Squadrone Cacciatori Calabria. Tutto è partito da un normale controllo del territorio nell’aprile del 2024, quando i militari hanno scoperto in contrada Ricciolio una discarica abusiva di calcinacci e profonde alterazioni nel letto della fiumara Bonamico. Le indagini successive, fatte di appostamenti, telecamere nascoste e droni, hanno svelato un meccanismo continuo di saccheggio. Secondo gli investigatori, i mezzi pesanti entravano nell’area demaniale protetta e protetta da vincoli, prelevando circa 900 tonnellate di materiale. I sassi e la sabbia venivano poi portati nei cantieri di un’azienda locale dove venivano lavorati e trasformati in calcestruzzo, pronto per essere rivenduto e utilizzato in vari cantieri della zona, compresi alcuni legati a opere pubbliche.

Le accuse 

I fratelli Antonio Luca Nirta (cl. ’52), rappresentante legale della Calcestruzzi Jonica, e Bruno Nirta (cl. ’48) delegato della ditta, – finiti ai domiciliari – sono accusati di aver dato «disposizione ai dipendenti di prelevare inerte dalla fiumara Bonamico, pur in assenza di autorizzazione all’estrazione». Secondo la ricostruzione dell’accusa, i dipendenti Sebastiano Albanesi (cl. ’61), Vincenzo Luppino (cl. ’71) e Bruno Camera (cl. ’73) – sottoposti all’obbligo di dimora – agivano invece come esecutori materiali, adoperandosi nelle diverse giornate a prelevare decine di metri cubi di materiale per volta tramite una pala meccanica (caterpillar) per poi caricarli sui camion aziendali. Le condotte – secondo gli investigatoti – venivano messe in atto «al fine di trarre per sé o per altri un ingiusto profitto, si impossessavano di un quantitativo di materiale litoide dalla fiumara Bonamico, bene demaniale peraltro ricadente in area sottoposta a vincolo, sottraendoli alla Regione Calabria». I reati risultano ulteriormente aggravati dall’aver agito in più di tre persone riunite e su cose destinate a pubblica utilità. (m.r.)

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