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«Mi sono rotto e gli ho sparato». La guerra alla concorrenza a colpi di pistola: così il clan Alvaro imponeva il monopolio del caffè

Il retroscena dell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria: l’intimidazione e la confessione di Francesco Alvaro in chat: «Non ce li facciamo mettere i piedi addosso da nessuno»

Pubblicato il: 04/08/2026 – 19:05
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REGGIO CALABRIA Sette colpi di calibro 45 ACP scaricati nella notte contro la serranda di una pasticceria per cancellare qualsiasi forma di concorrenza sgradita e imporre il monopolio con il linguaggio delle armi. È un altro spaccato di pesante pressione criminale quello che emerge dalle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Dda, nell’ambito della maxi inchiesta sugli affari e sugli assetti della cosca Alvaro di Sinopoli. Al centro dell’episodio le mire commerciali di Francesco Alvaro e la sua determinazione nel tutelare i propri interessi economici a Sant’Eufemia d’Aspromonte.

L’agguato notturno 

Tutto ha inizio nella notte del 22 agosto 2020, quando intorno all’una e trenta a Sant’Eufemia d’Aspromonte qualcuno spara contro la saracinesca di un bar-pasticceria. I proiettili trapassano il metallo, frantumano le vetrate d’ingresso e danneggiano la porta interna insieme ad alcuni utensili riposti sugli scaffali del locale. Un atto intimidatorio in piena regola, denunciato ai Carabinieri della Compagnia di Palmi, che sul posto recuperano i segni dell’esplosione dei sette colpi d’arma da fuoco. Per circa tre mesi il movente preciso resta avvolto nel silenzio, fino a quando non sono le stesse microspie degli investigatori a fare luce sul retroscena.

Il racconto in chat e l’imposizione del monopolio

La svolta arriva il 24 novembre 2020 attraverso la piattaforma di messaggistica criptata Sky ECC. In una conversazione intercettata tra Francesco Alvaro e il padre Vincenzo – elemento di vertice del clan –, il giovane si vanta di come, nonostante l’assenza e la carcerazione di vari familiari, si stia dando da fare in prima persona per far “rispettare” il nome della casata nei territori di riferimento.
Tra i vari episodi citati per dimostrare la propria fermezza, Francesco Alvaro fa esplicito riferimento a una lite avuta con un commerciante del posto. Il motivo del contendere? L’uomo, all’interno della propria attività, aveva iniziato a vendere macchinette per il caffè. Un’iniziativa intrapresa in piena autonomia, senza prima chiedere il permesso o “interfacciarsi” con la famiglia. Un’ingerenza che Alvaro non era disposto a tollerare, visto che lui stesso è titolare a Sant’Eufemia d’Aspromonte di un negozio specializzato proprio nella vendita degli stessi impianti e forniture.
Per neutralizzare il potenziale concorrente sullo stesso territorio, Alvaro passa direttamente alle vie di fatto, sparando contro la serranda del bar. Con tanto di rivendicazione finale sulla riuscita dell’azione: dopo quell’avvertimento a colpi di pistola, il commerciante aveva immediatamente ritirato le macchinette dalla vendita: «Poi una sera mi sono rotto e gli ho sparato le serrande della vetrina. E guarda caso le ha tolte tutte e ora sembra che sta al suo». E ancora: «Anche se non ci siete sappiamo difenderci… non ce li facciamo mettere i piedi addosso da nessuno». (m.r.)

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