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l’intervista del Corriere della calabria

Nappini: «Esistono tante Calabrie stratificatesi nei millenni, che si possono narrare attraverso la gastronomia»

La presidente di Slow Food Italia si sofferma sullo straordinario patrimonio bio della Calabria

Pubblicato il: 21/06/2026 – 13:57
di Fabio Benincasa
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Nappini: «Esistono tante Calabrie stratificatesi nei millenni, che si possono narrare attraverso la gastronomia»

TROPEA Terra Madre inaugura il suo viaggio a partire dalle piazze e dalle vie di Tropea, dal 19 al 21 giugno, con Anteprima Terra Madre, una tre giorni di mercato, riflessioni e degustazioni organizzata da Regione Calabria, Comune di Tropea, Arsac (Azienda regionale per lo sviluppo dell’agricoltura calabrese), Calabria Straordinaria, con la direzione artistica di Slow Food Italia, il supporto di Piano Azione Coesione Pac, Unione Europea, il patrocinio di Conferenza delle regioni e delle province autonome, in collaborazione con Slow Food Calabria. La straordinaria varietà di ecosistemi che può vantare la Calabria si riflette anche nei numeri: a oggi, nella regione sono attivi 16 Presìdi e altri 95 prodotti sono segnalati sull’Arca del Gusto. Oltre un anno fa, è stato inaugurato il primo Orto Slow Food, al plesso di Arangea dell’IC Nosside Pytagoras Moscato a Reggio Calabria.
In una intervista al Corriere della Calabria, la presidente di Slow Food Italia Barbara Nappini, si sofferma sullo straordinario patrimonio bio della Calabria e sulla necessità di ripristinare gli habitat, aumentare le aree protette, i parchi anche marini.

Tropea ospita l’evento Anteprima Terra Madre. Perché la scelta è ricaduta sulla nostra regione?

«Si tratta di un impegno preso a Saracena, nel 2024, quando abbiamo presentato pubblicamente, con l’assessore Gianluca Gallo, il progetto “Presidiamo la Calabria” che prevedeva la costruzione di sei nuovi presidi calabresi entro il 2026, oltre a dieci segnalazioni per l’Arca del Gusto. Un impegno che si corona a Tropea con questa Anteprima Terra Madre che ha assunto un valore ancora più grande, dopo la scomparsa del nostro fondatore, Carlin Petrini, grande paladino della biodiversità, culturale e vegetale, che trova nella Calabria una regione feconda».

A Tropea, si parla anche di biodiversità come valore culturale e ambientale. Come può generare reddito e occupazione?

«La Calabria è una regione che custodisce una biodiversità ricca e preziosissima sotto il profilo agroalimentare, ma anche un patrimonio identitario e culturale incommensurabile per il territorio e per le comunità che lo abitano. Gestire il territorio sotto il profilo ambientale oggi significa anche occuparsene in termini di ricadute sociali ed economiche: sostenere e facilitare la conversione dei sistemi produttivi verso modelli più equi e sostenibili significa occuparsi degli abitanti della Calabria e del loro benessere, e insieme vuol dire custodire quei paesaggi che oggi sono fonte di attrazione per i visitatori, domani sono garanzia di sopravvivenza per gli esseri umani. Non si può disgiungere queste tre dimensioni: sociale, ambientale ed economica. Non si può disgiungere – o peggio contrapporre – il benessere dei fruitori, dei turisti, da quello degli abitanti: i territori non devono essere al servizio del turismo, ma il contrario. In questo senso l’Anteprima Terra Madre a Tropea racconta chi “fa” la bellezza del territorio: la fa chi tutela la biodiversità, chi tutela la fertilità dei suoli, chi manutiene un paesaggio agrario complesso. I contadini possono essere creatori e custodi di bellezza!».

Nel programma di Anteprima Terra Madre c’è uno spazio riservato anche alla “biodiversità dei saperi”

«Tutto si tiene: razze animali, varietà vegetali, cibi trasformati, prodotti dell’Arca del Gusto e Presìdi Slow Food, ma anche rituali, usanze, paesaggi e lingue, quindi “saperi”. Non esiste una sola Calabria ma tante Calabrie stratificatesi nei millenni, che si possono narrare anche attraverso la gastronomia. Gastronomia che si modella in funzione del contesto e che a sua volta modella il contesto. La biodiversità dei saperi è un viaggio che attraversa una terra brusca e generosa, aspra e struggente, e le comunità umane che hanno cercato di viverci. Tutto questo non è una fotografia in seppia ma un ritratto vivido e vibrante che tratteggia i tesori che quella storia ci consegna: per coltivarli, per farli evolvere e per tenerli in vita».

Terra Madre pone l’attenzione anche sulla biodiversità dei paesaggi. In un territorio come la Calabria, non si può e non si deve parlare di semplice conservazione della natura?

«Ciascun Presidio Slow Food e ogni prodotto dell’Arca del Gusto dimostrano che in ogni angolo d’Italia c’è un contadino, un pescatore, un allevatore, un artigiano che non si piega alla mercificazione del cibo: produttori che col loro lavoro preservano la complessità del paesaggio agrario. Siepi, boschi, campi, sentieri, corsi d’acqua, prati stabili, filari, oliveti e così via: tutto questo è paesaggio, cioè territorio vissuto dalle comunità! Questa è la necessità primaria: tenere in vita le comunità che abitano i territori. In questo senso il paesaggio non è da intendersi come una cartolina, ma è un ecosistema vivo e dinamico: oggi non basta più parlare di tutela ma occorre ragionare di ripristino. A questo proposito abbiamo salutato con favore il piano presentato da Ispra il 30 marzo scorso in funzione del regolamento europeo di ripristino natura (Nature Restoration Law): un primo passo importante e urgente. Il suolo e il paesaggio agricolo rientrano nel perimetro delle più importanti tematiche sul tavolo: tutela degli ecosistemi e della biodiversità, mitigazione degli effetti della crisi climatica e neutralità del degrado di suolo, miglioramento della sicurezza alimentare. È la grande occasione di proporre e costruire un sistema alimentare per il futuro della Terra, ed è matura: va colta!».

Qual è il prossimo step legato alla difesa della biodiversità?

«Tendere non solo a preservare la biodiversità attuale, ma implementarla! Ripristinare gli habitat, aumentare le aree protette, i parchi anche marini, incrementare la superficie agricola gestita con tecniche agroecologiche, biologiche, biodinamiche! In questo l’agricoltura gioca un ruolo determinante: nell’agricoltura ci sono le ragioni del collasso della biodiversità ma anche le soluzioni. Oggi serve che il ripristino e l’implementazione della biodiversità sia considerata da tutti un’urgenza universale e servono leggi coraggiose e lungimiranti in questa direzione: leggi che guardino alle nuove e alle future generazioni alle quali dobbiamo consegnare un Pianeta non solo abitabile ma bello! Tutti dobbiamo pretendere che la società civile ma soprattutto i decisori politici sentano fortemente questa responsabilità: smettere di essere parte del problema e divenire parte della soluzione!». (f.benincasa@corrierecal.it)

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