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’Ndrangheta, guerre di mafia e fughe in Spagna: la lunga storia criminale del boss “Don Mico” Paviglianiti

Dalla seconda guerra di ’ndrangheta alle condanne, dal nodo dell’estradizione alle scarcerazioni del 2019: il boss reggino arrestato a Soria era irreperibile dal 2022

Pubblicato il: 29/06/2026 – 12:50
di Giorgio Curcio
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’Ndrangheta, guerre di mafia e fughe in Spagna: la lunga storia criminale del boss “Don Mico” Paviglianiti

REGGIO CALABRIA La Spagna, ancora una volta. Per Domenico Paviglianiti, detto “Don Mico”, la latitanza si è chiusa lontano dalla Calabria ma dentro una geografia che nella sua storia criminale e giudiziaria torna più volte. Il boss, ritenuto elemento di vertice dell’omonima cosca di ’ndrangheta operante nel Reggino, è stato arrestato a Soria, nell’entroterra spagnolo, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Dda di Reggio Calabria e condotta dal Gico della Guardia di finanza, con la collaborazione della Policia Nacional. Era irreperibile dal 2022, quando nei suoi confronti era stato emesso un ordine di esecuzione per cumulo pene dalla Procura di Bologna: deve scontare oltre 19 anni di carcere per associazione mafiosa, omicidio e reati in materia di armi.
La cattura di Soria è soltanto l’ultimo capitolo di una vicenda che attraversa oltre quarant’anni di storia criminale calabrese. Paviglianiti viene indicato dagli investigatori come figura apicale di una cosca radicata nell’area jonica reggina, tra San Lorenzo, Bagaladi e Condofuri, con ramificazioni nel Nord Italia e proiezioni nei traffici internazionali di stupefacenti. Negli anni Ottanta e Novanta il suo nome viene associato alla stagione più sanguinosa della ’ndrangheta reggina, quella della seconda guerra di mafia.

La guerra di ’ndrangheta

È in quel contesto che la figura di Paviglianiti assume il peso criminale che gli verrà poi attribuito nelle sentenze e nelle ricostruzioni investigative. Le inchieste Olimpia, Valanidi e Barracuda hanno ricostruito le fasi dello scontro tra il fronte dei De Stefano e quello dei Condello. Una guerra che tra il 1985 e il 1991 insanguinò Reggio Calabria e la provincia, ridisegnando equilibri, alleanze e gerarchie. In quel conflitto Paviglianiti viene collocato nel campo dei De Stefano, in una fase in cui il potere delle cosche si misurava anche con omicidi, vendette e controllo armato del territorio. Da lì nasce anche la fama criminale che accompagnerà Paviglianiti nei decenni successivi: quella del boss capace di muoversi tra faide, traffici e relazioni internazionali.

La Spagna e il nodo dell’estradizione

La Spagna entra nella sua storia già negli anni Novanta. Paviglianiti, infatti, viene catturato a Madrid nel 1996 ed estradato in Italia nel 1999. Una estradizione che, anni dopo, diventerà il punto centrale di una lunga battaglia giudiziaria tra il nostro Paese e quello Iberico. La consegna all’Italia di don Mico era stata concessa con una garanzia, quella di non applicare il “fine pena mai”, in un quadro legato al fatto che l’ergastolo non era allora previsto dall’ordinamento spagnolo nei termini italiani.
In Italia Paviglianiti accumula condanne pesantissime. Nel tempo viene condannato per associazione mafiosa, omicidi e reati legati al traffico di droga. L’ergastolo, applicato in seguito alla somma delle condanne, viene poi al centro del contenzioso con la difesa: secondo i legali, l’Italia non avrebbe rispettato le condizioni poste dalla Spagna al momento dell’estradizione. È il passaggio che apre la strada al clamoroso caso giudiziario del 2019.

Don Mico” Domenico Paviglianiti

Le scarcerazioni del 2019

Nell’agosto 2019 arriva il primo colpo di scena. Dopo 23 anni di carcere, trascorsi al 41bis, il gip di Bologna dispone la scarcerazione di Paviglianiti ritenendo violato il principio di buona fede internazionale. Il nodo è sempre lo stesso: l’estradizione dalla Spagna e la garanzia che non gli sarebbe stato applicato l’ergastolo. La libertà dura pochissimo. Dopo poche ore Paviglianiti viene nuovamente arrestato sulla base di un nuovo calcolo della pena residua. Ma la vicenda non si chiude lì. Nell’ottobre dello stesso anno viene scarcerato di nuovo, per fine pena, dopo una nuova istanza della difesa accolta dal gip. È uno dei passaggi più clamorosi della sua storia: un boss indicato come protagonista della guerra di ’ndrangheta e destinatario di condanne pesantissime torna libero per effetto di una complessa partita giudiziaria sul calcolo della pena e sulle condizioni dell’estradizione.

L’arresto di Paviglianiti in Spagna nel 2021

La fuga e l’arresto del 2021

Dopo la scarcerazione, Paviglianiti lascia l’Italia. La sua rotta torna verso la Spagna. Nell’agosto 2021 viene arrestato a Madrid dai carabinieri di Bologna e dalla polizia spagnola. In quel momento è destinatario di un provvedimento di esecuzione di pene concorrenti per 11 anni, 8 mesi e 15 giorni, emesso dalla Procura di Bologna per associazione mafiosa, omicidio e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.
L’arresto del 2021 sembrava poter chiudere definitivamente il cerchio. E invece la vicenda giudiziaria di Paviglianiti conosce un nuovo passaggio. Dal 2022 il boss risulta nuovamente irreperibile. Su di lui pende un nuovo ordine di esecuzione per cumulo pene, questa volta per oltre 19 anni di carcere. Ancora una volta le accuse e le condanne definitive richiamano il cuore del suo profilo criminale: mafia, omicidio, armi.

L’ultima latitanza

La nuova latitanza si chiude a Soria. Secondo le ricostruzioni emerse dopo l’arresto, l’operazione è stata possibile grazie alla cooperazione tra le autorità italiane e spagnole, con il supporto del progetto I-CAN di Interpol, la rete internazionale dedicata al contrasto della ’ndrangheta. La Policia Nacional lo ha individuato nell’entroterra spagnolo dopo mesi di attività investigativa e collaborazione con la Guardia di finanza reggina. La parabola di “Don Mico” Paviglianiti, dunque, torna a chiudersi dove più volte si era riaperta: in Spagna. Dalla seconda guerra di ’ndrangheta alle condanne, dal 41 bis alle scarcerazioni, dalle catture di Madrid alla nuova irreperibilità, la sua storia racconta non soltanto la biografia criminale di un boss, ma anche la lunga durata delle vicende giudiziarie legate ai grandi protagonisti della ’ndrangheta reggina. (g.curcio@corrierecal.it)

La cattura a Soria, in Spagna:

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