Legge elettorale, duello a distanza Meloni-Vannacci
Il leader di Futuro nazionale: la premier dia un segnale sulle preferenze

ROMA In primo piano la legge elettorale, con il nodo preferenze da sciogliere prima dell’arrivo nell’Aula della Camera dello ‘Stabilicum’. Sullo sfondo i ragionamenti sulla partita del Quirinale dopo le parole della premier Giorgia Meloni sul tabù da sfatare in vista del dopo-Mattarella, con un presidente della Repubblica non di centrosinistra. Sono questi i principali temi che alimentano il dibattito politico, in particolare nella maggioranza che deve fare i conti anche col ‘dossier Vannacci’. In attesa del vertice dei leader del centrodestra per fare il punto definitivo sul dossier preferenze, gli esperti dei partiti continuano a incontrarsi per fare sintesi. E in FdI, per provare a superare le resistenze di FI e Lega, l’intenzione sarebbe quella di puntare su un sistema che prevedrebbe di bloccare solo il primo nome in lista, con gli altri scelti attraverso le preferenze. “Due bloccati non avrebbe senso, sarebbe una presa in giro”, sono i ragionamenti in via della Scrofa che precedono l’appuntamento serale nella sede di FdI degli sherpa che si occupano di legge elettorale. Legge il cui approdo in Aula – in agenda per martedì prossimo – potrebbe peraltro subire uno slittamento. Secondo quanto riferito da fonti parlamentari di maggioranza, infatti, i problemi alla circolazione ferroviaria previsti per il 7 luglio (tra scioperi e interventi sulla linea) combinati con l’appuntamento del ‘campo largo’ previsto per il giorno successivo a Napoli, avrebbero spinto il centrosinistra a richiedere una modifica del calendario che dovrebbe essere discussa domani nella conferenza dei capigruppo.Se l’iter della legge alla fine dovesse subire modifiche, il centrodestra potrebbe avere qualche giorno in più per risolvere il nodo preferenze su cui batte anche Roberto Vannacci. Il leader di Futuro nazionale via social è tornato infatti a mettere nel mirino Meloni che ieri lo aveva attaccato affermando che il generale vuole “solo distruggere”. “Futuro Nazionale non nasce per demolire la destra – replica l’ex vicesegretario leghista – Nasce perché milioni di italiani non vogliono più una destra che promette battaglia e poi si adegua. Che chiede fiducia, ma non accetta suggerimenti, proposte ed emendamenti da chi vuole solo riportare coerenza nel centrodestra”. “Le alleanze si fanno in due. Non si può pretendere il voto di fiducia a scatola chiusa” sottolinea prima di rivolgersi direttamente all’inquilina di palazzo Chigi: “Presidente Meloni, se non vuole perdere completamente la faccia, almeno sulle preferenze nella legge elettorale dia un segnale. Preferenze vere. Senza posizioni bloccate. Senza parlamentari nominati. Senza trucchi e unti dalle segreterie di partito. Tiri fuori gli attributi almeno su questo. Ci faccia vedere che almeno una cosa la riesce a portare a casa”. L’ascesa di Vannacci nei sondaggi, abbinata alle difficoltà di Matteo Salvini e della Lega, da settimane è sotto la lente d’ingrandimento della coalizione in ottica elezioni politiche, e oltre. Ovvero la partita per il dopo-Mattarella. Meloni ieri ha parlato apertamente del dossier affermando di voler infrangere il tabù della destra al Colle. Parole finite subito nel mirino dell’opposizione. “Meloni è stata chiarissima su qual è il vero obiettivo: è il potere, è il Quirinale, ed è un’altra buona ragione per fermare la legge elettorale – le parole della segretaria dem Elly Schlein -. Non so se ci vada lei o La Russa, ma l’idea di una parte di questa destra, che in fondo non ha mai tollerato il meccanismo di pesi e contrappesi che stanno all’interno della nostra Costituzione, è di cambiare, senza affrontare un altro referendum costituzionale, le regole dell’ordinamento democratico e della forma di governo per come la conosciamo”. Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente M5S, Giuseppe Conte: “Meloni e il governo hanno trasformato le istituzioni in un palco da campagna elettorale e di fronte alle priorità degli italiani che sono il caro energia, il caro bollette, il caro alimentare, loro invece si concentrano sulla legge elettorale e mirano al Quirinale”. Un obiettivo che Matteo Renzi ricorda di aver svelato mesi fa: “Non era una profezia del kraken, era un’analisi politica. Meloni può dire quello che vuole, Vannacci può fare quello che vuole, se il centrosinistra è unito nel 2027 vinciamo noi – assicura il leader di Iv -. Se il centrosinistra si divide, beh, allora vanno ricoverati”. (LaPresse)
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