Beni confiscati, la mappa dell’Italia: Sicilia e Calabria tra le prime
Presentato il rapporto della Fondazione Eurispes

ROMA È stato presentato oggi a Roma, presso il Senato della Repubblica, Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, il rapporto di ricerca “Dal male al bene: come trasformare i beni sottratti alle mafie. Analisi, stime e prospettive“, realizzato dalla Fondazione Eurispes. Lo studio mette in evidenza come, nel 2025, i beni immobili in amministrazione siano 21.623, con 39 cespiti privi di indicazione geografica. La distribuzione regionale è molto concentrata: la Sicilia è nettamente la prima regione con 8.429 immobili (38,98%), seguita da Campania (2.886; 13,35%) e Lazio (2.874; 13,29%). Seguono Calabria (1.660; 7,68%), Lombardia (1.324; 6,12%) e Puglia (1.073; 4,96%). Sicilia, Campania e Lazio sommano 14.189 immobili, pari al 65,6% del totale, contro i 7.434 del resto d’Italia. Guardando alle aree geografiche, la quota maggiore si colloca nelle Isole (40,22%) e nel Sud (27,44%); il Centro raggiunge il 15,84%, trainato quasi interamente dal Lazio, mentre il Nord, nel complesso, arriva al 16,49%.
Nel 2025, i beni immobili destinati ammontano a 21.664 unità. La Sicilia è la regione con il numero più elevato (8.141 beni, pari al 37,6%), seguita da Campania (3.584) e Calabria (3.373): le tre regioni concentrano circa il 70% di tutti i beni destinati a livello nazionale. Numeri rilevanti si registrano anche in Lombardia (1.893) e Puglia (1.795), mentre il Lazio presenta un numero relativamente basso di beni destinati (1.034), nonostante l’elevato numero di immobili in amministrazione.
Dal punto di vista geografico, la quota maggiore è localizzata nel Sud (41,24%), seguita dalle Isole (38,32%); il Nord incide per il 14,1%. La stima del valore economico degli immobili destinati è pari a 2,71 miliardi di euro: gli immobili a uso abitativo rappresentano il 53% del totale e valgono oltre 2,1 miliardi di euro; gli immobili commerciali e industriali valgono 311 milioni di euro (9% del totale), mentre i terreni, pur rappresentando il 34,5% dei beni destinati, hanno un valore complessivo di soli 90 milioni di euro. Quanto alle modalità di destinazione, l’84% degli immobili in termini numerici (73,7% in valore) è trasferito al patrimonio degli enti territoriali, mentre il mantenimento nel patrimonio dello Stato riguarda circa il 10%.
Secondo lo studio, un’analisi a campione sui terreni agricoli “destinabili” – quelli per i quali si è conclusa positivamente la verifica dei creditori di buona fede – conferma una forte concentrazione nel Mezzogiorno. In Campania risultano 322 beni destinabili, di cui 45 terreni agricoli: le stime disponibili (25 terreni) ammontano a circa 728mila euro; in Puglia i terreni agricoli sono 112 su 217 beni, per un valore di circa 1,09 milioni di euro; in Calabria rappresentano il 56% dei beni destinabili, per un valore di 673mila euro; nel Lazio incidono per il 26,5%, con un valore di 275mila euro; in Lombardia sono marginali (8%), per circa 67mila euro. In nessuna delle regioni analizzate risultano manifestazioni d’interesse per questa tipologia di beni. Si inserisce in questo quadro l’accordo siglato nel 2024 con il MASAF, che ha coinvolto 1.410 terreni inoptati in 16 regioni, con l’obiettivo di favorire l’imprenditoria giovanile e progetti a contenuto sociale.
Su 3.113 aziende confiscate in amministrazione censite nel 2025, Sicilia (30,7%), Campania (16,5%), Lazio (16,2%) e Calabria (10,4%) concentrano oltre il 63% del totale, mentre al Nord emerge soprattutto la Lombardia. Per aree geografiche, il Sud ospita il 32,7% delle aziende e le Isole il 31,4%, a fronte di un Nord complessivamente fermo al 16,6%. Dal punto di vista settoriale, le aziende amministrate operano prevalentemente nelle costruzioni (23%), nel commercio e riparazione di veicoli (20,5%), nel settore immobiliare (11,4%) e nell’alloggio e ristorazione (11%): questi quattro comparti rappresentano oltre due terzi del totale. Nel 2020, 138 aziende hanno generato complessivamente 112 milioni di euro di fatturato. Assumendo che solo il 5% delle altre abbia mantenuto una limitata operatività, il fatturato complessivo stimato raggiunge circa 123 milioni di euro annui. In termini occupazionali, 300 aziende attive hanno impiegato circa 3.000 addetti; su base potenziale potrebbero arrivare a circa 31.000 occupati, mentre un ulteriore 20% di imprese reinserite nel mercato potrebbe generare oltre 45 milioni di euro di fatturato annuo aggiuntivo.
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