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la protesta si sposta nei Comuni

Da Scordovillo ai nuovi insediamenti, la partita dell’integrazione apre un fronte istituzionale

Sgombero al via a Lamezia, ma il trasferimento dei nuclei rom apre il confronto con i Comuni coinvolti: «Accoglienza sì, ma nel rispetto delle regole e delle comunità»

Pubblicato il: 09/07/2026 – 16:00
di Danilo Monteleone
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Da Scordovillo ai nuovi insediamenti, la partita dell’integrazione apre un fronte istituzionale

LAMEZIA TERME A darne notizia ieri è stata la sottosegretaria al ministero dell’Interno Wanda Ferro, nel campo rom di contrada Scordovillo a Lamezia Terme sono iniziate le prime operazioni di sgombero. Il risultato è di per sé oggettivo, l’area in questione rappresenta da decenni uno dei buchi neri in Calabria con centinaia di persone che vivono in condizioni igienico sanitarie pessime, innumerevoli operazioni di polizia concretizzate per mettere fine alla commissione di plurimi reati,  rifiuti ammassati lungo le vie di ingresso, incendi che hanno per anni ammorbato la città di Lamezia Terme e causato spesso disagi al vicinissimo ospedale San Giovanni Paolo II.

Dopo lo sgombero la bonifica

Una vicenda per troppo tempo e colpevolmente trascurata. All’inizio delle operazioni di sgombero si è giunti grazie alla sinergia tra più istituzioni e con un percorso comune cementato da numerose riunioni della cabina di regia coordinata dalla Prefettura di Catanzaro. In prima linea c’è l’Aterp, l’azienda che gestisce il patrimonio residenziale pubblico e su cui è ricaduto l’onere di individuare un centinaio di soluzioni abitative. Una volta completato lo sgombero l’area di Scordovillo, situata nel pieno centro della città di Lamezia Terme, sarà oggetto di una complessa attività di bonifica e presidiata dalle forze dell’ordine per impedire nuove occupazioni.

Il futuro abitativo

Ma se lo sgombero è il primo decisivo passo per chiudere una vicenda lunga decenni, interrogativi iniziano a sollevarsi sul futuro abitativo dei rom che abbandoneranno Scordovillo, soprattutto se si guarda a quanto è già accaduto nella città di Lamezia Terme dove in altri luoghi il trasferimento di nuclei familiari provenienti dal campo rom ha di fatto determinato la nascita di nuovi ghetti, con cittadini esasperati e rifiuti che hanno solo mutato il luogo d’abbandono. Le abitazioni individuate da Aterp sono localizzate a Lamezia Terme ma anche in alcuni comuni limitrofi alla città della Piana, e proprio in questi Comuni si palesa una resistenza istituzionale sul metodo e monta sottotraccia la preoccupazione dei cittadini che, presto, potrebbe sfociare in vera e propria protesta.

I sindaci chiedono un incontro

I sindaci di Curinga, Maida, Pianopoli, Platania e San Pietro a Maida hanno già richiesto formalmente un incontro senza ottenere, allo stato, alcuna risposta. Il primo cittadino di Curinga, Elia Pallaria, ha convocato per domani pomeriggio alle 17.30  un Consiglio Comunale aperto ma, stando alle indiscrezioni, i primi cittadini sarebbero intenzionati a convocare una seduta congiunta dei 5 consigli comunali. «Con la piena condivisione della Giunta Comunale – ha scritto il sindaco in un messaggio ai cittadini – assicuro  il nostro massimo impegno e la più ferma determinazione nel garantire sicurezza e decoro per la nostra comunità. Accoglienza ed integrazione sono concetti che ci stanno a cuore, ma lo è altrettanto – se non di più –  il rispetto delle regole di condivisione e della sicurezza. Appena avremo notizie più certe – ha aggiunto Pallaria –  in accordo con i sindaci delle comunità interessate, intendiamo anche convocare un Consiglio “inter-comunale” La vergognosa pagina ambientale di Scordovillo a Lamezia Terme è giusto venga archiviata, ma nel farlo, soprattutto se si pensa di coinvolgere altre comunità, occorre essere profondamente rispettosi del ruolo, della dignità e delle determinazioni degli altri Comuni».

«Un’arroganza istituzionale inaccettabile»

Sulla stessa lunghezza d’onda il primo cittadino di San Pietro a Maida Domenico Giampà: «Siamo preoccupati e sconcertati, sebbene abbiamo richiesto un incontro istituzionale agli organi preposti  non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione. Tutto ciò che sappiamo – aggiunge Giampà – lo abbiamo appreso dagli organi di stampa e nonostante pare vi sia il coinvolgimento dei nostri territori noi, in qualità di rappresentanti istituzionali, non siamo mai stati coinvolti. E’ un’arroganza istituzionale inaccettabile, una mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini che abitano nei nostri territori, anche la norma recentemente approvata dal Consiglio regionale è stata fatta passare come una cosa “ordinaria”. Siamo molto infastiditi, proveremo innanzitutto i canali istituzionali ma se si dovesse continaure nel muro contro muro e far finta di non sentire è chiaro che spingeremo, con il coinvolgimento dei cittadini che sono già preoccupati, verso manifestazioni di protesta». (redazione@corrierecal.it)

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