Cosenza, l’evoluzione del narcotraffico urbano tra droghe sintetiche e frammentazione dello spaccio
Le più recenti cronache giudiziarie raccontano un fenomeno che ha cambiato forma nel tempo dopo la decapitazione di interi gruppi criminali

COSENZA Le operazioni antidroga concluse negli ultimi anni hanno colpito organizzazioni, piazze di spaccio e canali di approvvigionamento, ma il traffico di sostanze stupefacenti continua a rappresentare uno dei business criminali più redditizi del Cosentino. Le più recenti cronache giudiziarie raccontano un fenomeno che ha cambiato forma nel tempo dopo la decapitazione di interi gruppi criminali, dell’introduzione sul mercato di nuove sostanze stupefacenti, delle diverse modalità di distribuzione.
Lo spaccio è cambiato
Agli inizi degli anni 2000, alcune operazioni della Direzione distrettuale antimafia aveva accertato l’esistenza di un sistema di traffico di droga che coinvolgeva diversi territori del capoluogo bruzio, all’interno del quale – secondo gli investigatori – gruppi criminali tradizionalmente contrapposti avevano trovato un terreno comune proprio nella gestione degli stupefacenti, confermando come il narcotraffico fosse in grado di superare persino storiche rivalità. La droga, in questa fase, viaggiava lungo una direttrice interna, alimentata da piccoli carichi.
Uno degli aspetti più interessanti emersi dalle successive indagini riguarderà l’evoluzione delle rotte di approvvigionamento. Nel 2015, ad esempio, gli investigatori ricostruirono un collegamento tra il mercato cosentino della cocaina e la Colombia. In quell’occasione venne sequestrata cocaina purissima arrivata nel Cosentino attraverso un percorso internazionale con tappa a Londra. L’inchiesta mostrò come anche una realtà apparentemente periferica rispetto ai grandi hub del narcotraffico potesse essere inserita in circuiti criminali transnazionali. L’operazione restituì il ritratto di una provincia non concepita come una enorme piazza di spaccio, ma come un territorio inserito in reti logistiche più ampie.
La frammentazione del mercato della droga
Le operazioni degli ultimi anni suggeriscono una progressiva frammentazione del mercato. I clan strutturati, quelli che secondo la Dda di Catanzaro farebbero parte della Confederazione di ‘ndrangheta, continuano a mantenere un ruolo nell’importazione e nella distribuzione all’ingrosso, mentre sul territorio operano gruppi e sottogruppi più piccoli che gestiscono lo spaccio nelle singole aree urbane rispettando (non sempre, ndr) le regole imposte dal “Sistema”. Lo sgarro non è ammesso, chi pratica il sottobanco – come testimoniato da decine di collaboratori di giustizia – viene severamente punito. La pratica si riferisce alla mancata acquisizione della droga da gruppi gravitanti nell’orbita criminale bruzia. Nella più recente inchiesta della Distrettuale di Catanzaro denominata “Recovery“, si segnalano alcuni presunti episodi di sottobanco. La circostanza è emersa nel corso del processo con rito ordinario celebrato in Corte d’Assise a Cosenza. In aula, l’ispettore Gianluca Vadalà responsabile della sezione antidroga della Squadra Mobile di Cosenza ha ripercorso alcune tappe dell’attività investigativa svolta sottolineando un episodio con protagonista un soggetto che avrebbe acquistato droga da tre diversi canali: «a Cosenza, a Cetraro e un terzo canale a Roggiano Gravina». Secondo la ricostruzione suggerita dall’ispettore, il soggetto in questione avrebbe acquistato «sottobanco» ottenendo «un margine di guadagno superiore rispetto ai prezzi praticati nella città dei bruzi dove lui è costretto ad acquistare». Questo perché? «Nel Sistema il prezzo della sostanza è più elevato e oltre a pagare il prezzo della sostanza acquistata, è obbligato a versare anche una parte dei proventi calcolati in base alla vendita». Una questione di soldi, insomma.
La capacità di adattamento e le droghe sintetiche
A rendere particolarmente complessa l’azione repressiva è la capacità di adattamento dei gruppi criminali, non solo ai cambiamenti seguiti alla costante pressione esercitata dalle forze dell’ordine attraverso blitz e operazioni contro il narcotraffico urbano, ma anche alla presenza di nuovi mercati alimentati da sostanze in grado di sfuggire ai controlli. E’ il caso delle droghe sintetiche, presenti nelle piazze di spaccio della città dei bruzi e dell’hinterland cosentino. «A fronte della facilità con cui ci si procura le sostanze, più del 40% di chi ne fa uso ritiene di poterle acquisire in strada, mentre circa un quinto lo farebbe tramite Internet», si legge Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia. Nella complessità della lotta alle droghe e alle dipendenze, si inseriscono le “nuove” sostanze a come lo Shaboo e il Fentanyl. A tal proposito, sul tema si sono riaccesi i riflettori dopo il furto avvenuto nei giorni scorsi a Roma. Il procuratore di Cosenza, Vincenzo Capomolla, recentemente aveva messo in guardia rispetto alla pericolosità del fenomeno. «Le statistiche non ci consegnano un uso estremamente diffuso di queste sostanze, tuttavia i segnali sono allarmanti perché è stata sequestrata la Shaboo – una di queste sostanze diffusa nelle comunità asiatiche – e qualche tempo fa è stata accertata – in alcune analisi di soggetti in cura presso il Serd – la contaminazione da Fentanyl». (f.benincasa@corrierecal.it)
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