Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 14:35
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 5 minuti
Cambia colore:
 

l’aviosuperficie di Trepidò

La pista nel cuore della Sila che sogna il decollo

Dopo il lungo stop seguito all’incidente del 2023, l’Aviosuperficie Franca, realizzata negli anni Novanta dall’imprenditore Massimo Baffa, torna al centro del dibattito sul futuro della Sila

Pubblicato il: 13/07/2026 – 14:06
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
La pista nel cuore della Sila che sogna il decollo

A Trepidò, tra i boschi della Sila crotonese, l’Aviosuperficie Franca racconta una scommessa iniziata quasi trent’anni fa. Realizzata dall’imprenditore Massimo Baffa, la pista è nata con l’obiettivo di portare il territorio dentro i circuiti dell’aviazione leggera e immaginare nuovi utilizzi a servizio del turismo, della protezione civile e delle attività di emergenza.
Un percorso che negli ultimi anni ha incontrato uno stop giudiziario. Il 17 luglio 2023 un ultraleggero, durante una manovra di riattaccata in fase di atterraggio, è uscito dalla traiettoria finendo nella vegetazione ai margini della pista. L’incidente non ha provocato conseguenze gravi per le persone, ma ha aperto un procedimento della Procura di Crotone e portato al sequestro dell’area. Per oltre due anni l’aviosuperficie è rimasta ferma, con l’attività sospesa e anche i programmi di utilizzo legati alle attività aeronautiche di Leonardo interrotti. Dopo l’iter giudiziario e gli interventi richiesti, il 16 settembre 2025 il Gip del Tribunale di Crotone ha disposto il dissequestro della struttura, consentendo alla pista di tornare operativa.

Il progetto, racconta Baffa, nasce a metà degli anni Novanta insieme a Domenico Palumbo. «All’inizio eravamo soci, poi ho rilevato l’attività. Abbiamo iniziato a lavorarci tra il 1995 e il 1996 e l’abbiamo inaugurata nel 2001».
L’idea, riassume Massimo Baffa, era quella di garantire un supporto alle attività di prevenzione degli incendi boschivi e creare un nuovo punto di accesso turistico alla Sila. «Questa pista è nata per la protezione del parco e per l’antincendio, ma anche con una vocazione turistica. Arrivano aerei da tutta Europa, dalla Svizzera, dalla Germania e da altri Paesi». Negli anni, prosegue l’imprenditore, l’aviosuperficie è entrata anche in relazione con l’industria aeronautica. «La pista viene utilizzata da Leonardo per certificare le modifiche apportate agli elicotteri. Le condizioni ambientali fanno sì che, pur trovandosi a circa 4.500 piedi, abbia caratteristiche operative paragonabili a una pista situata intorno ai 7.000 piedi». Una condizione riconosciuta, secondo Baffa, dagli organismi europei dell’aviazione.
Il vero potenziale dell’infrastruttura resta però quello di avvicinare la Sila ai flussi turistici nazionali e internazionali. «Quando abbiamo immaginato questa pista pensavamo all’antincendio, ma anche a creare uno scambio turistico. Da qui la Grecia si raggiunge in circa 45 minuti e chi vive lì potrebbe venire in Sila anche per sciare». Lo stesso ragionamento vale per il Sud Italia. «Dalla Sicilia o dalla Puglia in auto servono anche sette ore. Con un piccolo aereo i tempi cambiano, si può arrivare qui e poi proseguire verso altre destinazioni della Calabria».
Il territorio dispone già di numeri importanti, rimarca: «Durante l’estate questo comprensorio arriva a ospitare circa 30 mila persone. È un bacino turistico molto ampio».
La pista misura circa 670 metri, di cui 650 segnalati, e si trova a circa 1.330 metri di quota, poco più di 4.300 piedi sul livello del mare. «Il pilota deve tenere conto dell’altitudine, ma qui non ci sono ostacoli né in decollo né in atterraggio e questo rappresenta un elemento di sicurezza». È anche il contesto naturale a colpire chi arriva dall’estero, insiste: «Una volta un gruppo di americani mi ha chiesto se fossi stato io a piantare tutti questi alberi. È il segno di quanto la Calabria venga spesso identificata soltanto con il mare, mentre l’entroterra ha un patrimonio straordinario ancora poco conosciuto».
Ma, nella visione di Baffa, il futuro dell’aviosuperficie passa soprattutto dal riconoscimento del suo possibile ruolo nelle attività di protezione civile: «Quando individuiamo un incendio siamo praticamente alla stessa altezza del fronte del fuoco e possiamo intervenire molto rapidamente».
Per sfruttare appieno questa possibilità, aggiunge, servirebbe però un investimento pubblico. «Con l’allungamento della pista si potrebbe valutare anche l’impiego di velivoli antincendio di maggiori dimensioni, anche se esistono aerei leggeri capaci di trasportare circa 3 mila litri d’acqua e di intervenire con rapidità sui primi focolai». Accanto alla protezione civile, Baffa indica anche un possibile ruolo della pista negli interventi di emergenza sanitaria. «Non immagino un presidio medico permanente, ma una base operativa per gli elicotteri. Da qui raggiungere Crotone, Cosenza o Lamezia richiede pochi minuti di volo». Per Baffa il nodo resta quello della valorizzazione della struttura. «Questa è una risorsa e credo sia arrivato il momento di riconoscerne il valore».
Una risorsa che richiede anche investimenti: «Ogni anno bisogna intervenire sulla pista prima dell’inverno, perché il gelo provoca danni. La manutenzione è un impegno costante e gravoso».
Alla fine della lunga conversazione riaffiora anche un ricordo legato a un volo verso Corfù: «Ci abbiamo impiegato circa un’ora e mezza. Quando siamo arrivati ci hanno detto che non c’erano posti disponibili per il parcheggio dell’aereo. Poi, parlando della Sila e della neve, è nato un confronto che ha aperto alla possibilità di future collaborazioni turistiche». (Pao. Mil.)


LEGGI ANCHE

Villaggio Palumbo, il futuro che la Sila aveva intuito prima degli altri

Ammirati: «Dal Lago Ampollino parte il rilancio della Sila crotonese» – VIDEO


Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato  

Argomenti
Categorie collegate

x

x