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la scuola itaiana

Prove Invalsi: in Calabria, Sicilia e Sardegna le maggiori difficoltà

In generale i dati 2026 registrano un progressivo indebolimento degli apprendimenti di base, soprattutto in italiano e matematica

Pubblicato il: 16/07/2026 – 12:39
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Prove Invalsi: in Calabria, Sicilia e Sardegna le maggiori difficoltà

ROMA Le prove “Invalsi 2026” fotografano una scuola italiana alle prese con un progressivo indebolimento degli apprendimenti di base, soprattutto in italiano e matematica, mentre continuano a migliorare le competenze in lingua inglese. L’indagine è stata presentata oggi alla Camera dei deputati dal presidente Invalsi, Roberto Ricci, e ha coinvolto oltre 2,4 milioni di studenti di circa 11.400 scuole statali e paritarie. A prendere parte all’evento anche la dottoressa Alessia Mattei, responsabile Rilevazioni nazionali Invalsi, e il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Il dato più preoccupante, intanto, riguarda la scuola primaria. In seconda elementare il punteggio medio in italiano e matematica raggiunge il livello più basso dell’intera serie storica iniziata nel 2019. In quinta primaria il quadro è più stabile, ma resta inferiore ai livelli precedenti alla pandemia: il 72,7% degli alunni raggiunge almeno il livello base in italiano, mentre in matematica la quota scende al 63,3%, in calo rispetto al 2025. Secondo l’Invalsi, il peggioramento non sembra riconducibile soltanto agli effetti della pandemia, ma riflette fattori strutturali, tra cui i cambiamenti nelle modalità di apprendimento, l’impatto delle tecnologie digitali e le trasformazioni del contesto sociale e culturale. Di segno opposto i risultati in inglese. In quinta primaria il 90,9% degli studenti raggiunge il livello A1 nella comprensione scritta (Reading), il dato più alto della serie storica, mentre l’84,6% consegue il livello previsto nella comprensione orale (Listening), confermando livelli sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno. L’indagine conferma inoltre la persistenza delle disuguaglianze territoriali: Marche e Umbria figurano stabilmente tra le regioni con i risultati migliori, mentre Calabria, Sicilia e Sardegna continuano a registrare le maggiori difficoltà, soprattutto in matematica e nelle competenze linguistiche. Resta evidente anche il divario tra Nord e Mezzogiorno, anche se nelle regioni meridionali si registrano alcuni segnali di miglioramento, soprattutto nella scuola secondaria di secondo grado.
Nelle scuole medie il 57% degli studenti raggiunge livelli adeguati in italiano e il 55% in matematica, in lieve calo rispetto al 2025. Più confortanti i risultati in inglese, dove l’83% raggiunge il livello A2 nella comprensione scritta e il 70% in quella orale, consolidando i progressi degli ultimi anni. Alle superiori il quadro appare più incoraggiante: nelle classi seconde il 62% degli studenti raggiunge almeno il livello base in italiano e il 55% in matematica. All’ultimo anno si registra un miglioramento diffuso: in italiano la quota di studenti con competenze adeguate sale dal 52% al 54%, mentre in matematica passa dal 49% al 52%. Gli incrementi più significativi si osservano nel Mezzogiorno, dove il Sud cresce dal 40% al 45% e il Sud e Isole dal 38% al 41%. Continua anche la crescita delle competenze linguistiche nelle superiori: il 63% dei maturandi raggiunge il livello B2/B1+ in Reading (contro il 55% del 2025) e il 48% in Listening (44% l’anno precedente), con un recupero particolarmente evidente nelle regioni meridionali. Tra i dati più positivi del Rapporto c’è il continuo calo della dispersione scolastica: secondo le stime Invalsi, il tasso di abbandono precoce potrebbe scendere dal 8,2% del 2025 al 7,3% nel 2026, consentendo all’Italia di superare con largo anticipo l’obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030. Diminuisce anche la cosiddetta ‘dispersione implicita’, cioè la quota di studenti che conclude il percorso scolastico senza competenze adeguate, passata dall’8,7% al 6,3%, il dato più basso della serie storica.
Per l’Invalsi, il risultato dimostra che sempre più giovani restano nel sistema scolastico, anche se questo comporta una maggiore presenza di studenti con fragilità negli apprendimenti. Allo stesso tempo cresce la quota delle eccellenze: gli studenti con risultati elevati passano dal 12,3% al 13,1%. Pesano inoltre il contesto socioeconomico e il background migratorio: gli studenti provenienti da famiglie più svantaggiate o di prima generazione ottengono risultati significativamente inferiori rispetto ai coetanei. In matematica emerge fin dai primi anni di scuola anche un divario di genere a sfavore delle bambine. Novità dell’edizione 2026 è anche l’estensione della rilevazione delle competenze digitali, effettuata secondo il quadro europeo DigComp. I risultati mostrano livelli complessivamente elevati: oltre l’80% degli studenti delle seconde superiori raggiunge almeno il livello intermedio, mentre sei-sette diplomandi su dieci conseguono il livello avanzato previsto per la fine del percorso scolastico. Per l’Invalsi, sottolinea infine il Rapporto, la valutazione «non deve essere interpretata come uno strumento di classificazione, ma come una base conoscitiva per orientare le politiche educative e sostenere il miglioramento del sistema scolastico, in una fase in cui le competenze di base, linguistiche e digitali sono sempre più decisive per il futuro degli studenti». 

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