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la minaccia

Incendi: se fosse infiammabile bruceremmo anche il mare

Il fuoco, prima limitato all’estate, ora si estende a tutto l’anno e sfida anche località iconiche del turismo e della tutela ambientale

Pubblicato il: 20/07/2026 – 8:38
di Francesco Bevilacqua*
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Come volevasi dimostrare, la Calabria si appresta a vivere da protagonista la stagione degli incendi boschivi, se mai avesse smesso di esserlo, per come avevo vanamente preconizzato con un mio articolo per il Corriere della Calabria del 20 luglio. In queste ore un vastissimo incendio sta minacciando il versante meridionale del Parco Nazionale del Pollino da Morano a Castrovillari a Frascineto. E meno male che appena pochi giorni fa si era presentato in pompa magna un avveniristico piano antincendi proprio per il parco! Una beffa. Per non parlare di decine di altri roghi in tutta la regione. I dati resi noti da Legambiente sugli incendi boschivi in Italia sono drammatici: dall’inizio di quest’anno: 500 roghi hanno mandato in fumo 9.545 ettari di macchie e foreste, con un aumento del 36% rispetto allo stesso periodo del 2025. Da mesi associazioni e comitati di tutela (in Calabria si distingue il “Comitato Cittadino per la Tutela del Territorio e contro gli Incendi” attivo nei paesi della Riviera dei Cedri) denunciano un drammatico cambio di marcia dei piromani: il fuoco, prima limitato all’estate, ora si estende a tutto l’anno e sfida anche località iconiche del turismo e della tutela ambientale.
Sono di alcuni giorni fa le immagini (foto e video) che hanno documentato l’incendio che ha divorato Monte San Biagio, sul quale campeggia l’iconico Cristo benedicente di Maratea, perla del Tirreno lucano, località assai vicina a Praia a Mare ed a tutti i paesi dell’alto Tirreno calabrese colpiti da incendi non meno devastanti da mesi. Quelle immagini sono divenute subito virali destando l’indignazione di decine di migliaia di persone che hanno postato e commentato sui social. Perché esse sono altamente simboliche di un livello di profanazione elevatosi oltre ogni limite. Come se i piromani abbiano voluto dimostrare un potere che supera il sacro e che può colpire anche un’immagine evocatrice come quella del Cristo di Maratea (ovviamente la statua di cemento armato è rimasta indenne). Può darsi che una di quelle foto apparse sui giornali fosse ritoccata, con metodi, per altro, ampiamente in uso presso fotografi professionisti e semplici amatori. E a questo dovremo abituarci sempre di più con l’Intelligenza Artificiale oltre con l’ormai noto “Photoshop”. Ma nel caso specifico, la foto che ritraeva Monte San Biagio preso dall’alto in fiamme, sulla quale qualcuno ha polemizzato, non cambia il dato di realtà, documentato perfino da video diffusi dai Vigili del Fuoco in tutta la sua drammaticità: il Cristo circondato dalle fiamme.
Bene ha fatto il sindaco di Maratea, Cesare Albanese, a pubblicare un comunicato in cui avverte che la serenità è tornata nella bellissima località turistica lucana dopo l’incendio. Mi ha colpito la compostezza del messaggio, che non cade negli isterismi dei cacciatori di fake news o di foto taroccate e che avevano la sola finalità di negare il disastro ambientale avvenuto o di difendere Maratea da una diffamazione che nessuno ha posto in essere. Resta invece l’amarezza di aver dovuto registrare, anche in questo caso, l’ennesimo fallimento delle politiche di prevenzione degli incendi boschivi, le uniche che possano risolvere in radice o fortemente attenuare il problema: impossibile che in un luogo rinomato come Maratea, Monte San Biagio non fosse adeguatamente sorvegliato! Tutto deve partire, infatti, da un effettivo controllo del territorio, infatti. Possiamo usare droni, telecamere, riprese aeree o satellitari, ma se le forze dell’ordine tutte – non solo Vigili del Fuoco e Carabinieri Forestali – non saranno chiamate a vigilare anche sul minimo filo di fumo che si leva dalle campagne e dai boschi, consentendo alle squadre anti-incendio a terra di accorrere immediatamente, il fenomeno continuerà ad espandersi per un’infinità di motivi che ho già affrontato nel pezzo sopra richiamato, ben prima degli incendi degli ultimi giorni. Non ultimo, ormai, quello della criminalità organizzata che deve aver scoperto una qualche utilità nell’usare gli incendi boschivi nel mettere in pericolo economie, comunità di un Sud che forse fa paura per un’attrattività che sta sempre più guadagnandosi negli ultimi anni, grazie a tanti operatori economici onesti, creativi, innovativi e grazie a bellezze naturali come il suo patrimonio boschivo (anche se i roghi estivi si stanno ormai diffondendo anche in zone centrali e perfino settentrionali dell’Europa). Sono proprio queste bellezze che oggi vengono messe sotto scacco come simboli di un’emancipazione che le mafie (o chi per esse) non possono tollerare. Ecco, forse, perché vengono sistematicamente messe a fuoco.
Ma non dobbiamo autoassolverci noi meridionali non malavitosi. Siamo comunque troppo indifferenti all’etica e alla pedagogia della bellezza. Siamo troppo abituati a conoscere il valore economico delle cose non la loro dignità. Siamo incapaci di avere cura dei nostri luoghi. In questi giorni, guardando il mare dinanzi a Maratea e a Praia ho pensato che, se esso fosse infiammabile come il petrolio, saremmo capaci, in un attacco d’ira o per fare dispetto a qualcuno o per vendetta, di incendiare perfino il mare.

*Avvocato e scrittore

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