Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 17:54
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 6 minuti
Cambia colore:
 

LETTERA APERTA

«Contro gli incendi serve la collaborazione tra istituzioni, cittadini, volontariato, ricerca e professionisti e puntare sulla prevenzione»

Il presidente del Corso di laurea in Scienze Forestali e Ambientali della Mediterranea, Proto, al Corriere della Calabria: «Bisogna spostare il tema del dibattito»

Pubblicato il: 25/07/2026 – 17:16
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

Gentile Direttore,
desidero innanzitutto esprimere il mio apprezzamento per l’attenzione che il Corriere della Calabria dedica con continuità al tema degli incendi boschivi, una problematica di grande rilevanza ambientale, sociale ed economica per la nostra regione. Dare spazio al confronto, approfondire le cause, raccogliere sensibilità diverse e mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica rappresentano un contributo importante per costruire una maggiore consapevolezza collettiva su un fenomeno che ogni anno mette a dura prova il patrimonio naturale calabrese. La pluralità degli interventi e delle riflessioni ospitate dalla vostra testata dimostra, inoltre, come il tema degli incendi boschivi non possa essere ricondotto a una singola competenza o a una sola prospettiva. Si tratta, al contrario, di un fenomeno complesso, che richiede un approccio integrato, nel quale conoscenze scientifiche, professionalità tecniche, istituzioni, volontariato e cittadini concorrano alla costruzione di strategie realmente efficaci. Anche quest’estate la Calabria si trova a fare i conti con il dramma degli incendi boschivi. Ettari di boschi, macchia mediterranea, aree protette e paesaggi di straordinario valore ecologico vengono divorati dalle fiamme, lasciando dietro di sé un patrimonio naturale impoverito, danni economici, perdita di biodiversità e un profondo senso di amarezza. Il primo pensiero non può che andare a quanti, in queste settimane, stanno operando senza sosta per contenere le fiamme: Vigili del Fuoco, personale di Calabria Verde, Carabinieri Forestali, Protezione Civile e volontari. A loro va la gratitudine di tutti i calabresi per il coraggio, la professionalità e il servizio reso alla collettività.
Come accade ogni anno, di fronte a eventi tanto devastanti, il dibattito pubblico si riaccende con gli interventi pubblici di amministratori, rappresentanti delle istituzioni, associazioni ambientaliste, volontari, cittadini e numerose figure professionali. È un segnale positivo, perché dimostra che la sensibilità verso questa emergenza è cresciuta e che gli incendi boschivi sono ormai percepiti come un problema che riguarda l’intera collettività. Questa pluralità di voci ci ricorda però una verità fondamentale: la lotta agli incendi boschivi non ha una sola paternità. Nessuno può pensare di possedere, da solo, la soluzione a un fenomeno nel quale si intrecciano fattori climatici, ambientali, economici, sociali e culturali. Forse, però, una “paternità” può essere riconosciuta almeno nella prevenzione. Ed è proprio da qui che dovremmo ripartire.
È certamente indispensabile diffondere una cultura della legalità, del rispetto dell’ambiente e della responsabilità civica. Educare le nuove generazioni, sensibilizzare i cittadini e contrastare ogni comportamento irresponsabile sono azioni imprescindibili. Tuttavia, la prevenzione non può esaurirsi nella sola sensibilizzazione. I boschi non si difendono soltanto quando bruciano. Si difendono soprattutto nei mesi e negli anni che precedono l’incendio, attraverso una gestione continua, programmata e scientificamente fondata.
Un bosco abbandonato accumula biomassa secca, perde equilibrio ecologico, aumenta la continuità del combustibile e diventa inevitabilmente più vulnerabile alla propagazione del fuoco. Prevenire significa, innanzitutto, riconoscere il valore del bosco e della filiera forestale, promuovendo una corretta gestione forestale e una pianificazione territoriale partecipata, condivisa e radicata nel contesto locale. Ed è qui che entrano in gioco le competenze tecniche. Così come nessuno affiderebbe la cura di un paziente a chi non è medico, allo stesso modo un bosco, per essere pianificato, tutelato e governato, necessita delle competenze proprie dei dottori forestali. Si tratta di professionisti formati per interpretare il funzionamento degli ecosistemi forestali, pianificare gli interventi selvicolturali, ridurre la vulnerabilità del territorio e costruire efficaci strategie di prevenzione.
La Calabria, sotto questo profilo, possiede una risorsa straordinaria che troppo spesso rimane in secondo piano. In ciascuna delle cinque province opera l’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, una rete di professionisti che conosce profondamente il proprio territorio, le sue peculiarità ambientali, le criticità locali e le aree nelle quali il rischio di incendio richiede maggiore attenzione. Sono competenze diffuse e radicate, costruite attraverso una solida formazione accademica e una conoscenza diretta degli ecosistemi forestali, che potrebbero contribuire in modo ancora più incisivo all’individuazione delle priorità di intervento, alla pianificazione delle attività preventive e al supporto tecnico delle amministrazioni. Accanto al contributo dei professionisti del settore, un ruolo fondamentale è svolto dalla formazione universitaria, che rappresenta il punto di partenza per acquisire le competenze necessarie alla conoscenza, alla gestione e alla tutela del territorio. In questo contesto, il Corso di Laurea in Scienze Forestali e Ambientali del Dipartimento AGRARIA dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria prepara i futuri dottori forestali attraverso un percorso formativo orientato alla gestione delle foreste, alla pianificazione territoriale, alla difesa del suolo, alla prevenzione degli incendi boschivi e alla conservazione della biodiversità. È proprio attraverso una formazione qualificata, continuamente aggiornata rispetto alle nuove sfide ambientali e climatiche, che si alimenta quel patrimonio professionale oggi presente nella regione e indispensabile per affrontare in modo efficace la prevenzione degli incendi. Investire nella formazione, valorizzare le competenze professionali e favorire il loro pieno coinvolgimento nelle strategie territoriali significa investire nella sicurezza e nel futuro del patrimonio forestale calabrese.
Non è una questione di rivendicazioni professionali, ma di responsabilità tecniche. Così come ogni ambito della società affida le proprie decisioni a competenze qualificate, anche la gestione del patrimonio forestale e la prevenzione degli incendi devono poter contare sul contributo di chi possiede conoscenze scientifiche e professionali specifiche. La collaborazione tra istituzioni, cittadini, volontariato, ricerca e professionisti rappresenta la vera chiave per costruire una strategia di prevenzione efficace e duratura.
Forse è arrivato il momento di spostare il dibattito da come si innescano gli incendi, tema che spesso conquista l’attenzione mediatica attraverso episodi estremi e sconcertanti, come il recente caso dell’utilizzo di gatti per appiccare il fuoco, a una domanda ancora più strategica: come evitare che un incendio, qualunque ne sia l’origine, possa trasformarsi in un evento catastrofico.
I boschi non hanno bisogno soltanto di essere spenti quando bruciano. Le posso assicurare, gentile Direttore, che le nostre foreste calabresi hanno bisogno soprattutto di essere conosciute, pianificate e gestite.
Con l’auspicio che questa riflessione possa contribuire ad alimentare un confronto costruttivo su un tema decisivo per il futuro della Calabria, La ringrazio per l’attenzione.


Andrea Rosario Proto,
Presidente del Corso di Laurea in Scienze Forestali e Ambientali della Mediterranea

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x