Olio, l’allarme dei frantoiani calabresi: «Rischio stop ai ritiri delle olive, servono interventi immediati»
Le associazioni regionali dei frantoi lanciano l’emergenza. Chiesto un tavolo di crisi con Ministero e Regione
Il comparto olivicolo-oleario calabrese lancia un nuovo allarme. Il rischio concreto è che numerosi frantoi non siano nelle condizioni di ritirare le olive e l’olio della prossima campagna olearia a causa della grave crisi economica che sta colpendo le imprese di trasformazione. A denunciarlo sono le principali associazioni nazionali e territoriali dei frantoiani, che hanno sottoscritto un documento unitario inviato alle istituzioni per chiedere interventi urgenti. Tra le realtà calabresi firmatarie figurano l’Associazione Frantoi Oleari Calabria Citra e Assofrantoi Calabria, che rappresentano una parte importante del sistema regionale della trasformazione olearia. La situazione è determinata soprattutto dalla saturazione dei depositi, ancora pieni delle giacenze di olio rimaste invendute dalla precedente campagna, e dalla conseguente mancanza di liquidità. I frantoi, infatti, hanno gran parte delle proprie risorse economiche immobilizzate nel prodotto stoccato e rischiano di non riuscire ad acquistare e pagare la nuova produzione nei tempi stabiliti dalla normativa.
La crisi nell’ultima stagione
La crisi nasce da un forte squilibrio registrato nell’ultima stagione. Le imprese di trasformazione hanno acquistato le olive a prezzi elevati, sostenendo costi importanti per garantire il ritiro del prodotto agli olivicoltori, mentre successivamente le quotazioni dell’olio sono scese sotto i livelli necessari a coprire le spese sostenute. Una situazione che mette i frantoiani davanti a un bivio difficile: mantenere l’olio nei depositi, in attesa di una ripresa del mercato, oppure venderlo subendo pesanti perdite economiche. A complicare il quadro contribuiscono anche l’aumento dei costi energetici, della logistica e dei trasporti, oltre alle spese legate alla gestione delle sanse e delle acque di vegetazione, particolarmente rilevanti per le imprese del settore.
L’allarme lanciato dal presidente Aifo
«Il rischio è concreto: senza spazio nei depositi e senza liquidità, molti frantoi potrebbero non essere nelle condizioni di ritirare e pagare le olive della prossima campagna», ha dichiarato Alberto Amoroso, presidente di Aifo – Associazione Italiana Frantoiani Oleari. L’emergenza, spiegano le associazioni, non riguarda soltanto i frantoi. Un eventuale blocco delle attività avrebbe conseguenze sull’intera filiera: gli olivicoltori potrebbero non trovare uno sbocco per il proprio raccolto, con ripercussioni sull’economia agricola dei territori e sull’occupazione. Particolare preoccupazione arriva dalla Calabria, regione tra le principali produttrici italiane di olio, dove il sistema dei frantoi rappresenta un presidio fondamentale per migliaia di aziende agricole. Le associazioni regionali chiedono quindi che il comparto venga coinvolto nelle scelte strategiche e nei tavoli istituzionali dedicati al futuro dell’olio. Secondo i firmatari del documento, infatti, i frantoiani sarebbero stati esclusi dai principali momenti di confronto, a partire dal Tavolo Olio convocato dal Ministero dell’Agricoltura il 14 luglio scorso, senza la partecipazione delle rappresentanze delle imprese di trasformazione. Una situazione che, denunciano, si sarebbe verificata anche a livello regionale nei tavoli dedicati ai prossimi interventi e ai bandi per il settore.
Un tavolo di crisi
Le organizzazioni chiedono ora la convocazione urgente di un tavolo di crisi con il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e gli assessori regionali competenti, per individuare misure capaci di evitare il blocco dei ritiri e sostenere la stabilità economica delle imprese. Tra le proposte avanzate c’è anche la richiesta al Masaf di promuovere, attraverso l’Abi, una moratoria sulle esposizioni bancarie dei frantoi, così da consentire alle aziende di superare la fase di difficoltà finanziaria. «Non si può decidere il futuro dell’olio italiano senza ascoltare chi produce l’olio, custodisce il prodotto e sostiene direttamente il rischio economico della commercializzazione – conclude Amoroso –. Salvaguardare i frantoi significa proteggere gli olivicoltori, l’occupazione e il futuro produttivo dei territori». Il documento è stato sottoscritto da Aifo, Foa Italia, Assofrantoi, Cna Agroalimentare e Confartigianato Frantoiani, insieme alle rappresentanze regionali Asfo, Associazione Siciliana Frantoi Oleari, Associazione Frantoiani Oleari di Sicilia, Associazione Frantoi Oleari Calabria Citra, Assofrantoi Calabria, Afp – Associazione Frantoiani di Puglia, Fioq – Frantoiani Italiani Olio di Qualità e Assofrantoi Puglia.
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