Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 6:00
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 8 minuti
Cambia colore:
 

il punto di vista

Sedici anni di commissariamento sanitario, come stiamo in salute

Da 16 anni i calabresi sopportano la più alta tassazione fiscale per ripianare i debiti non ancora estinti

Pubblicato il: 30/07/2026 – 6:00
di Mimma Iannello*
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

A fine luglio saranno 16 anni dal commissariamento della sanità regionale. Un tempo infinito scandito dal susseguirsi di delibere commissariali, di Commissari, sub commissari, affiancamenti ministeriali, Tavoli di verifica, Aziende commissariate, inchieste sanitarie. Un tempo sanitario che anziché curare ha incancrenito criticità strutturali. Pochi i passi avanti compiuti. Lo dicono i dati.

  • Nel 2024 sono stati 75.000 i calabresi che hanno lasciato la regione per curarsi.
  • È di quasi 3 mld di euro il peso della mobilità passiva sostenuto dal 2014 al 2024 per quanti, partendo portano via sofferenze e risorse. Nel 2024 il saldo passivo è stato di 304 mln.
  • La Calabria ha il più basso punteggio nella garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), significa meno prevenzione, minori servizi di territorio, deficit nei servizi di emergenza, di continuità assistenziale e di presa in carico dei bisogni epidemiologici. Significa più affollamento dei Pronto Soccorso.
  • In Calabria, nel 1996, l’offerta pubblica di posti letto era di 5,6 per mille abitanti (media nazionale 6,3), nel 2023 di 2,4 (media nazionale 3). Manca il 40% dei posti programmati per le cure palliative.

Nel privato, l’offerta di posti letto è passata dal 29,4% del 1996 (media nazionale 18,8%) al 33% del 2023 (media nazionale 23,6%).

  • In Calabria la spesa per l’acquisto di farmaci è superiore del 5,9% (+10,1 % per il SSN e -8% per il privato), i consumi maggiori dell’1,0% (+2,1% per il SSN e –1,9% per il privato). Le confezioni erogate sono state 39,4 per cittadino (67,8% dispensate dal SSN e 32,2% acquistate dal privato).
  • Il 10% dei calabresi nel 2024 ha rinunciato alle cure anche per le liste di attesa che restano una delle criticità più acute su cui manca la dovuta trasparenza nell’accesso ai dati.
  • I calabresi vivono meno e male e s’imbottiscono di farmaci: +5,9% la spesa del 2025.
  • Nel 2023 la spesa privata pro capite dei calabresi per le cure sanitarie è stata di 416 euro.
  • Il tasso di multicronicità standardizzato nel 2024 era del 20,1% contro la media nazionale del 18,1%, negli ultra 65enni del 63,3% contro la media nazionale del 55,5%.
  • Nel 2025 la mortalità evitabile sotto i 75 anni, per ogni 10.000 abitanti, è di 2,7 anni maggiore alla media nazionale (18,7 decessi contro 16).
  • Nello stesso anno il tasso di mortalità ogni mille abitanti è di 11,9 decessi contro la media nazionale di 11,06 e con punte sino a 23 decessi per 1.000 abitanti nelle aree interne.
  • Nel 2025 un residente in Italia ha potuto contare di vivere in buona salute mediamente 59,1 anni (60,2 gli uomini e 58 per le donne), in Calabria 52,6 anni (53,7 gli uomini e 51,6 le donne).
  • Nel 2025 l’aspettativa nazionale di vita a 65 anni senza limitazioni si attesta a 10,7 anni, in Calabria a 8,8 anni.
  • La Calabria, nel 2024, è fra le 3 regioni con la quota più bassa di persone che esprimono molta fiducia nei professionisti sanitari, con valori compresi tra 34,5% e 36,0% per i medici e tra 30,2% e 31,8% per l’altro personale del SSN.
  • Dal 2008 la sanità regionale è stata finanziata per edificare nuovi Ospedali ancora in costruzione o sulla carta ma, quando i primi vedranno la luce, non si sa come le Aziende sanitarie ne sosterranno i costi di locazione verso le imprese che le hanno edificate con la formula di Project financing voluta dal primo Commissario ad Acta che sponsorizzava il modello di sanità lombardo a trazione privata.
  • Continui i solleciti all’utilizzo dei finanziamenti speciali assegnati e degli avanzi sanitari mentre i bisogni di salute restano inevasi.
  • Degli investimenti del PNRR della Missione salute, in particolare Case e Ospedali di Comunità, sono evidenti i ritardi e il rischio di produrre contenitori vuoti di obiettivi e personale.

In questo tempo in cui avrebbe dovuto regnare il dogma della buona spesa e della trasparenza, il servizio sanitario regionale continua ad essere annidato da interessi, conflitti e malaffare che portano a pagare le stesse fatture più volte senza che i controllori pongano argini allo scempio di risorse pubbliche. In questo tempo di interregno commissariale, la sanità calabrese ha perso colpi sul piano della qualità dell’offerta assistenziale. In parte per effetto dei vincoli del Piano di Rientro, in parte per il sottodimensionamento della spesa sanitaria nazionale e dei criteri di riparto, in parte per lo svuotamento di personale, in gran parte, per ricette regionali lacunose, inefficaci e mutanti che hanno impedito alla Calabria di uscire in breve tempo dal Piano di rientro nonostante gli affiancamenti.
Si può brindare alla fine del Commissariamento tecnicamente non ancora perfezionato, ma i dati ufficiali sullo stato di salute del Servizio sanitario regionale, parlano dell’impaludamento nel Piano di rientro, raccontano di disservizi e disagi patiti da tanti cittadini. Bisogni, sofferenze e risorse pubbliche fuggite dalla regione spesso, nutrendo il privato sanitario. Perché sì, si continua a migrare in cerca di cure certe e tempestive, per sfuggire a diagnosi sbagliate, a cure inappropriate, ad errori sanitari, ai limiti o alla faticosa tortuosità dei percorsi di cura. La prevenzione è inchiostro su carta, la medicina di territorio spesso targhe semivuote di servizi e personale, slegata dall’Ospedale, monca di integrazione al sociale. La medicina di genere uno slogan. L’area dell’emergenza-urgenza è in sofferenza, ancora troppe le criticità, le ambulanze arrivano tardi e troppo spesso prive di personale medico necessario ai bisogni d’intervento. I calabresi non meritano di essere privati del diritto alla salute o costretti a cure a pagamento, a percorsi di cura ad ostacoli, a compiacenze o amicizie, a visite intra moenia per aggirare i tempi di attesa o ottenere un ricovero.
Da 16 anni i calabresi sopportano la più alta tassazione fiscale per ripianare i debiti non ancora estinti; nel 2024 sono state di 288 milioni di euro le entrate sanitarie da addizionale Irpef e Irap a cui si aggiungono quelle della compartecipazione dei ticket.
Il drenaggio di risorse verso la sanità privata continua ad accrescere interessi trasversali, il sistema di accreditamento tarda ad essere revisionato. Intanto, proliferano mini e mega poliambulatori privati, mini e maxi cliniche in un mercato della salute che ha in ostaggio i bisogni di cura dei calabresi mentre cresce la spesa sanitaria privata delle famiglie e crescono le disuguaglianze: si cura bene chi può, chi può parte, chi non dispone di risorse o s’indebita o rimane ricevendo spesso cure inappropriate o aspettando invano. Il fenomeno delle liste di attesa continua ad essere la cartina di tornasole delle disfunzioni generali della sanità regionale. Il recente monitoraggio di AGENAS sulla comparazione delle performance regionali per il semestre 2025-2026 evidenzia un calo di performance in Calabria nell’erogazione di visite ed esami. Gli indicatori resi pubblici pongono comunque interrogativi sulla qualità e copertura uniforme dei dati sanitari regionali che si scontrano con le risposte che i calabresi ricevono dai Cup. C’è difatti, un tema enorme di garanzia della tempestività, qualità e appropriatezza di diagnosi e cura. C’è da chiedersi ad esempio, perché la Calabria è terza in Italia, dopo Basilicata e Campania, per la maggiore incidenza di prescrizioni in classe di priorità P (a 120 giorni massimi di attesa) con il 69,7% contro il 6,5% del Piemonte, il 6,6% della Toscana, il 9,2% dell’Emilia Romagna ed una media nazionale del 38,1%. In questo tempo di attesa si compromette la salute dei cittadini, il destino di intere famiglie. Il tempo, nella diagnosi e cura della malattia, non è neutro, è fattore vincente. Per questo, non possono essere posti argini con accordi o convenzioni di desistenza alla migrazione sanitaria se non si rimuovono prima le cause strutturali, divenute anche di sfiducia. Tuttavia, c’è una sanità pubblica che resiste, di buone pratiche ed eccellenze ma la trincea ha bisogno di rinforzi e di obiettivi chiari di salute, di programmazione efficace, di gestione oculata ed efficiente, di trasparenza, di personale qualificato, motivato e valorizzato, di una governance attrezzata di competenze. Diversamente, di Piano in Piano, si continuerà a sottrarre ai calabresi aspettative di vita in buona salute. Per questo, serve una svolta sanitaria partecipata, cogente, corale, che coinvolga ogni attore della filiera sanitaria. Servono misure che garantiscano servizi socio-sanitari appropriati all’interno di un piano di rilancio della sanità pubblica nazionale, a partire dall’adeguato finanziamento del fondo sanitario nazionale, dalla valorizzazione economica e professionale del personale, dallo sviluppo dell’assistenza territoriale, dal potenziamento della rete dell’emergenza-urgenza. Rendere esigibile il diritto costituzionale alla salute significa interpretare ed assicurare risposte ai nuovi bisogni epidemiologici, dare concretezza autentica ai principi costituzionali di universalità, uguaglianza ed equità di accesso alle cure da Nord a Sud del Paese.
Il diritto alla salute non è comprimibile da logiche ragionieristiche o di mercato. Tuttavia, le scelte che si vanno consolidando di Autonomia differenziata per le 4 Regioni del Nord che hanno avuto il via libera parlamentare anche da regioni del Sud, compresa la Calabria, non vanno in questa direzione. Anzi, rappresentano un rischio concreto per l’universalismo delle cure e per la coesione sociale del Paese, valori che, una volta persi, non si piantano o ricrescono nel “Campo dei Miracoli”. In questo scenario, Federconsumatori Calabria è impegnata nella raccolta di firme a favore della proposta di legge di legge di iniziativa popolare del Comitato per il rilancio del SSN di cui fa parte e nella campagna nazionale di mobilitazione contro il carovita già partita sui social, #EIOPAGO, assieme allo SPI-CGIL, che interesserà anche i temi della giustizia sociale e del potere di acquisto ma, nello specifico quelli della salute, dell’alimentazione, dell’energia, della casa e dei trasporti e che porterà anche in Calabria a iniziative pubbliche mirate a partire dalla ripresa estiva.

Presidente Federconsumatori Calabria Aps*

Argomenti
Categorie collegate

x

x