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IL CASO

Catanzaro, «manca una firma» e il detenuto non viene accompagnato al funerale del fratello

Il detenuto avrebbe dovuto prendere parte per tre ore alla veglia funebre. L’avvocato Aldo Ferraro: «Formalismi estremi hanno impedito l’ultimo saluto»

Pubblicato il: 31/07/2026 – 18:25
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CATANZARO Un detenuto della Casa circondariale di Catanzaro sarebbe stato autorizzato dal magistrato di Sorveglianza a partecipare ai funerali del fratello, morto prematuramente all’età di 59 anni, ma non sarebbe stato accompagnato fuori dall’istituto penitenziario. A denunciare quanto accaduto è l’avvocato Aldo Ferraro, legale di D.F.G., detenuto con un fine pena imminente e, secondo quanto riferito dal difensore, autore di una condotta carceraria irreprensibile.

Il caso

L’autorizzazione avrebbe consentito all’uomo di partecipare per tre ore alla veglia funebre e di porgere l’ultimo saluto al fratello. Il permesso, tuttavia, non avrebbe avuto esecuzione perché il detenuto non è stato tradotto. Secondo quanto appreso dal carcere di Catanzaro, riferisce ancora il legale, il direttore dell’istituto, nonostante il visto del pubblico ministero sull’autorizzazione, avrebbe ritenuto necessaria un’ulteriore firma. «Anziché attivarsi per risolvere l’eventuale irregolarità, magari contattando la cancelleria competente o intervenendo in altro modo, non è stata data esecuzione a quanto deciso dal magistrato», afferma Ferraro. «Ciò non è tollerabile – prosegue l’avvocato – perché non è concepibile che il percorso di risocializzazione al quale tende l’espiazione della pena, perseguito con grandi sforzi dalla magistratura di sorveglianza, possa essere neutralizzato da formalismi estremi che, anche qualora fossero realmente esistenti, non possono e non devono prevalere sul buon senso». Una vicenda che, secondo il difensore, avrebbe reso l’esecuzione penitenziaria «inumana e degradante», soprattutto nei confronti di un detenuto che avrebbe dato prova di partecipare convintamente al percorso trattamentale e rieducativo. «Un percorso al quale dovrebbe essere ispirata – conclude Ferraro – l’esecuzione della pena. A questo punto, però, il condizionale è d’obbligo». (Gi. Cu.)

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