Addio al maestro Filosa, il suo Graffio diede una scossa al centro storico di Cosenza
Pittore, gallerista, formatore e artista a tutto tondo è stato tra i pionieri della rinascita del quartiere fondando la sua bottega negli anni 90
COSENZA Quando passeggiando per le strade di Cosenza potevi imbatterti in Patti Smith e non in Serena Brancale, mentre sul palco del Rendano saliva Jacques Derrida invece di Biagio Izzo, una piccola ma coloratissima bottega nel cuore del centro storico ne guidava la silenziosa rinascita, a dimostrazione che l’anima di un quartiere non è detto debba essere necessariamente una boutique o un pub. C’è stato un tempo, ormai oltre trent’anni fa, in cui la movida a Cosenza vecchia era anzitutto culturale: un teatro di tradizione che funzionava, una radio comunitaria, la Casa delle Culture che pulsava accanto alla bottega del mondo di Federico “Ricuzzo” Mazzei e piccoli anfratti di bellezza resistente come il Graffio di Giuseppe Filosa detto Giosino: la sua galleria-laboratorio di piazza Duomo ha sfornato per tre decenni – a partire dalla renaissance di metà anni 90 ad opera dell’allora sindaco Giacomo Mancini – non solo quadri e sculture, mostre ed eventi, ma generazioni di pittori o aspiranti tali.
Oggi che Filosa non c’è più – montaltese di nascita, è venuto a mancare in quella Svezia che aveva scelto come seconda patria per via di una figlia che lì si è stabilita – mancano più che mai il suo sorriso e la sua aneddotica: divulgatore senza la boria accademica dei cattedratici introduceva le prime spaesate comitive di “forestieri” in visita su corso Telesio alla bellezza dei nostri luoghi, è stato quasi un testimonial involontario del genius loci; poteva citare un pittore francese – come uno di quelli per cui aveva scelto sia il nome del proprio cane inseparabile sia una massima da dipingere sull’ingresso – e mostrarti una delle sue piazze naif che descrivono il centro storico meglio di mille cartoline, mentre parlava del maudit Mario Mauro da Sant’Ippolito e della sua lucida follia di ex emigrante e operaio nella Germania brutalista dedito a ritratti di ungulati e terrificanti medici o giudici.

Una delle ultime uscite pubbliche del maestro Filosa fu alla festa della dottrina sociale della chiesa (foto in alto), quando con il solito entusiasmo misto a umiltà arricchì la mostra che ne seguì con una Santa Lucia illuminata da quegli stessi colori caldi e avvolgenti con cui riusciva a rendere rassicuranti persino i paesaggi glaciali scandinavi che, attraversati da file di renne su sfondi apparentemente algidi, amava tanto quanto la sua lussureggiante e ctonia Calabria. Con piglio da pop art aveva attraversato un periodo in cui interveniva con pennellate materiche su fogli di giornali e riviste – spesso pubblicità – come a destrutturare i codici del consumismo per riportare l’immagine alla sua sacralità semplice e quotidiana. Ma molti piangeranno Giosino soprattutto per l’attività di formatore quasi rinascimentale: un primus inter pares che dispensava consigli, col misàle blu da operaio dell’arte e il sorriso rassicurante. Corso Telesio da oggi è ancora più povera. (e.furia@corrierecal.it)
Nella foto di Demetrio Guzzardi il pittore Giuseppe Filosa in una foto recente davanti a una Santa Lucia, nel suo laboratorio di piazza Duomo nel centro storico di Cosenza
