’Ndrangheta, dai segreti d’indagine ai «quattro camion gratis»: lo scambio di favori tra gli Anello-Fruci e il finanziere
La Corte d’Appello ricostruisce l’«accordo corruttivo paritario»: informazioni riservate alla cosca, lavori gratuiti e commesse per la “Gardenia Marmi” riconducibile a Domenico Bretti, condannato a 1…
CATANZARO Rocco Anello lo presenta personalmente al direttore dei lavori. Domenico Bretti illustra la propria disponibilità a fornire i marmi, ma l’incarico non arriva. Due giorni più tardi il capo della cosca torna sull’argomento e si lamenta: al «marmista mio» non era stato chiesto neppure un preventivo. È il febbraio del 2018 e il cantiere è quello del resort Galia. Nelle motivazioni del processo abbreviato “Imponimento”, la Corte d’Appello di Catanzaro inserisce l’episodio nel sistema di favori che avrebbe legato il finanziere Bretti agli Anello-Fruci. Da una parte, le informazioni riservate sulle indagini e sulle modalità operative della Guardia di Finanza. Dall’altra, i lavori eseguiti gratuitamente o a prezzi irrisori e l’intervento degli esponenti della cosca per promuovere la “Gardenia Marmi” negli appalti privati. Uno scambio definito dai giudici un «accordo corruttivo paritario», costruito sul conseguimento di vantaggi reciproci.
«Non gli hanno chiesto neanche un preventivo»
Il 15 febbraio 2018 Rocco Anello presenta Bretti a Francescantonio Tedesco, direttore dei lavori del resort. Il finanziere manifesta la propria disponibilità a occuparsi della fornitura dei marmi. L’interessamento, però, non produce il risultato sperato. Il 17 febbraio Anello si sfoga con Tedesco per la mancata assegnazione della commessa. Parla di Bretti come del «marmista mio» e contesta il fatto che non gli fosse stata neppure offerta la possibilità di formulare un preventivo. Per la Corte, non si trattava di una semplice segnalazione commerciale. L’episodio, come si legge nelle motivazioni, dimostrerebbe «il tentativo del vertice della cosca di inserire l’impresa riconducibile al finanziere in un sistema di spartizione dei lavori controllato dagli Anello-Fruci». La sponsorizzazione non doveva necessariamente concludersi con l’effettiva assegnazione della fornitura. Secondo i giudici, era sufficiente la disponibilità del capo della cosca e la sua «fattiva condotta di promozione» della ditta presso imprenditori e tecnici impegnati nei cantieri.
«Ce la facciamo fare da questo»
Quella del resort Galia non sarebbe stata l’unica occasione in cui gli Anello si sarebbero attivati per favorire la “Gardenia”. Il 28 giugno 2017 Giovanni Anello presenta Bretti all’architetto. Durante l’incontro, il finanziere descrive le potenzialità dell’impresa, le capacità tecniche dei macchinari e si dichiara disponibile a formulare un preventivo. Il 23 novembre dello stesso anno è invece Rocco Anello, classe 1991, nipote dell’omonimo capo della cosca e figlio di Tommaso, a promuovere l’azienda con due persone intenzionate a rivolgersi a un altro fornitore. Il tono registrato nell’intercettazione viene definito perentorio: «Se vi dovete far fare qualcosa ce la facciamo fare da questo e glielo diciamo al Gardenia». E ancora: «Gli diciamo di farglieli fare a lui». Anello garantisce che l’impresa sarebbe stata in grado di realizzare ogni tipo di lavorazione e si propone di organizzare personalmente l’incontro: «Per i marmi, quando volete andare, me lo dite prima». Per la Corte, le conversazioni documentano l’inserimento della “Gardenia” tra le ditte sponsorizzate dal sodalizio e la volontà degli esponenti della cosca di orientare verso di essa potenziali clienti e commesse.
Dai 40mila ai 421mila euro
Nelle motivazioni viene richiamata anche la crescita del volume d’affari dell’impresa. Dai 40.670 euro del 2013 si sarebbe passati ai 421.879 euro del 2017. Un incremento considerato significativo dai giudici, soprattutto nel confronto con un’impresa concorrente attiva nello stesso territorio, il cui volume d’affari più elevato non avrebbe superato i 70mila euro. La difesa aveva ricondotto la crescita all’accorpamento di un’altra piccola attività familiare. La Corte ritiene però che questa spiegazione non sia sufficiente a superare i dati ricavati dalle intercettazioni e gli episodi nei quali gli Anello promuovevano direttamente l’impresa.
I «quattro camion gratis»
Nello scambio ricostruito dalla sentenza non compaiono soltanto le commesse. Tra le utilità ottenute da Bretti vengono indicati anche i lavori di sbancamento eseguiti su un terreno del suocero del finanziere. Le opere erano state affidate all’impresa di Romeo Ielapi, attività nella quale, secondo la ricostruzione giudiziaria, Rocco Anello avrebbe avuto una compartecipazione del 50%. La difesa sosteneva che i lavori fossero stati pagati e indicava alcuni fogli manoscritti come prova del versamento dell’intero importo. Per la Corte, però, quelle annotazioni dimostrerebbero che il pagamento aveva riguardato soltanto l’impiego dell’escavatore e il carburante. I viaggi dei camion necessari a trasportare il materiale sarebbero stati invece effettuati gratuitamente. Nelle motivazioni il beneficio viene sintetizzato con l’espressione «quattro camion gratis». Un elemento che, insieme alla promozione della “Gardenia”, viene utilizzato per delineare la controprestazione assicurata al finanziere.
La struttura mortuaria e il funerale nel Lametino
L’interessamento degli Anello avrebbe raggiunto anche altri settori. La Corte richiama l’intervento di Rocco Anello per consentire a Bretti di ottenere la costruzione di una struttura mortuaria nel Comune di Filadelfia. Giovanni Anello si sarebbe occupato delle pratiche necessarie a conseguire l’autorizzazione. Tra gli ulteriori elementi valutati dai giudici compare anche l’affidamento a Bretti della gestione di un funerale nel territorio lametino, con il placet di Diego Putrino. La sentenza ricorda inoltre la partecipazione di Rocco Anello al funerale del padre del finanziere e la presenza di Bretti al matrimonio di Cristina Anello, figlia del capo della cosca. Rapporti che la difesa aveva ricondotto alle dimensioni ridotte di Filadelfia e alla normale conoscenza tra persone appartenenti alla stessa comunità. Per la Corte, invece, questi episodi devono essere letti insieme alle informazioni riservate, ai lavori gratuiti e alla sponsorizzazione dell’impresa.
Lo scambio di «reciproci vantaggi»
Le motivazioni individuano così un rapporto a doppio senso. Il vantaggio ottenuto dagli Anello-Fruci sarebbe consistito nell’accesso a notizie riservate sulle indagini e nella conoscenza delle modalità di intervento della Guardia di Finanza. Bretti avrebbe invece beneficiato di prestazioni d’opera totalmente o parzialmente gratuite e dell’inserimento della “Gardenia” tra le aziende promosse dalla cosca negli appalti privati. È il «sinallagma», lo scambio reciproco, che secondo la Corte lega le due parti. Gli Anello avrebbero messo a disposizione il proprio potere di orientare lavori e commesse; il finanziere avrebbe fornito informazioni capaci di aiutare il gruppo a proteggersi dalle attività investigative. Un rapporto che, secondo i giudici, avrebbe rafforzato entrambe le parti: la cosca, aumentando la propria capacità di difendersi dalle indagini e il prestigio derivante dai contatti nelle istituzioni; Bretti, conquistando attraverso la sponsorizzazione degli Anello una posizione più rilevante nel mercato. (g.curcio@corrierecal.it)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato
