Franceschini: «Non vedo alternative alle primarie»
Lo dice in una intervista a Repubblica, il senatore del Pd
ROMA «Non vedo alternative alle primarie. Sarebbe bello se i leader si riunissero in una stanza e ne uscissero tutti concordi sul nome del signor X o della signora Y, ma non mi pare che siamo realisticamente in queste condizioni e oltretutto non mi pare neanche che ci sia questo mister X». Lo dice in una intervista a Repubblica Dario Franceschini, senatore del Partito democratico. «Basta con questo tormentone primarie sì e primarie no. Facciamole e basta. Però attenzione – afferma – Abbiamo dato talmente il cattivo esempio, a livello di partiti, nel passato, che la nostra gente, anziché essere contenta di scegliere da chi farsi guidare, adesso è spaventata dai possibili effetti dilanianti». Per Franceschini, «ci devono essere regole precise. Intanto, la sottoscrizione di alcuni punti cardine comuni, non una cosa di 300 pagine, ma i fondamentali sì». «E il riconoscimento formale dell’esito del voto deve essere vincolante: non è che chi perde, poi dopo riapre la discussione». «Chi vince non deve mettere il suo nome sul simbolo del suo partito – sottolinea – Ci siamo passati già nel 2001, quando Francesco Rutelli era il candidato della coalizione e mise il suo nome sul simbolo della Margherita, ci fece guadagnare molti voti in più. Chi vince le primarie, dal giorno dopo non rappresenta il suo partito ma il programma comune e la coalizione. Ha ragione Schlein».
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