Il sistema delle assunzioni fittizie nella Sibaritide, «aziende compiacenti e 1.500 euro per ogni pratica»
Gli imprenditori avrebbero messo a disposizione le aziende per garantire le regolarizzazioni attraverso rapporti di lavoro inesistenti
CASSANO ALLO IONIO Alcune aziende compiacenti della Sibaritide sarebbero state parte intregante di quel “sistema”, questo il termine ricorrente nell’ordinanza dell’operazione denominata “Master” coordinata dalla Dda di Catanzaro, messo a punto da due distinte associazioni a delinquere: una di matrice pakistana e l’altra dedita alla immigrazione clandestina. Secondo l’accusa, il modus operandi attuato avrebbe favorito l’ingresso e la permanenza in Italia di cittadini stranieri attraverso il Decreto Flussi e le procedure di emersione dei rapporti di lavoro. Al centro del meccanismo, secondo la ricostruzione dell’accusa, ci sarebbero anche imprenditori disposti a mettere a disposizione le proprie aziende per presentare domande di assunzione fittizie, in cambio di denaro versato dai beneficiari delle pratiche.
Le aziende utilizzate per ottenere il nulla osta
Le imprese sarebbero state utilizzate formalmente come datori di lavoro, nonostante in numerosi casi non avessero, secondo quanto emerge dagli accertamenti, una reale necessità di manodopera né la capacità organizzativa e produttiva necessaria a giustificare il numero di lavoratori richiesti. L’attività investigativa, inoltre, ha portato alla scoperta di presunte anomalie sotto il profilo economico e fiscale. Alcune società, infatti, pur risultando formalmente attive presso la Camera di Commercio, sarebbero state di fatto improduttive, con volumi d’affari nulli o estremamente ridotti. In determinate circostanze, i valori sarebbero stati successivamente “gonfiati” attraverso l’intervento di professionisti, così da creare sulla carta i requisiti necessari per presentare le istanze. In altri casi, sempre secondo la prospettazione accusatoria, non sarebbero state presentate le dichiarazioni fiscali degli anni precedenti oppure queste sarebbero risultate incomplete. Anche l’assenza di dipendenti costituirebbe un ulteriore elemento incompatibile con la richiesta di un numero significativo di lavoratori stranieri. Gli imprenditori compiacenti avrebbero, inoltre, ottenuto una dazione in cambio del “sostegno” al sistema. Sono state alcune intercettazioni a consentire, a chi indaga, di cristallizzare la cifra legata ad ogni pratica portata a compimento: il titolare dell’impresa avrebbe ricevuto 1.500 euro.
Documenti costruiti per dimostrare rapporti di lavoro inesistenti
Di rilievo investigativo è giudicato il meccanismo relativo alle procedure di emersione. Per ottenere la regolarizzazione sarebbe stato necessario ottenre una documentazione idonea a dimostrare l’esistenza di un precedente rapporto di lavoro. I datori di lavoro si sarebbero attivati per reperire documenti destinati ad attestare periodi di impiego poi risultati fittizi, in alcuni casi il rapporto sarebbe stato effettivamente avviato ma già cessato al momento della presentazione dell’istanza, in altri, invece, non sarebbe mai esistito. Ad ogni singola pratica avrebbero lavorato: professionisti, datori di lavoro, consulenti, intermediari e riciclatori. Una vera e propria filiera, con l’attivazione di soggetti diversi a seconda delle esigenze. (f.benincasa@corrierecal.it)
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