Donzelli: «Meloni da record. Vannacci? Un favore alla sinistra» – VIDEO
L’esponente di Fratelli d’Italia, ospite negli studi de L’altro Corriere Tv, rivendica il lavoro del governo e “sfida” Futuro Nazionale: «Vedremo i numeri veri»
LAMEZIA TERME La premier Giorgia Meloni è «la donna dei record», Roberto Occhiuto invece «un uomo determinato con le sue idee, che a volte non coincidono con le nostre, ma che ha sempre lavorato per l’unità del centrodestra». Una coalizione di cui non farebbe parte Roberto Vannacci con il suo Futuro Nazionale, «che vota sempre con l’opposizione e sembra più un favore alla sinistra». Dai grandi temi nazionali alle suppletive di Reggio Calabria, è un Giovanni Donzelli a tutto tondo nell’intervista rilasciata negli studi de L’altro Corriere Tv, canale 75, ospite di “In Primo Piano”, il programma d’approfondimento diretto da Danilo Monteleone. Tra gli esponenti più importanti e “uomo macchina” di Fratelli d’Italia, nonché fedelissimo di Giorgia Meloni, Donzelli rivendica la stabilità del governo e la crescita del partito in Calabria, con un occhio rivolto alle prossime elezioni suppletive reggine, test in vista delle prossime ed imminenti elezioni politiche.
La stabilità del governo: «Senza di noi l’Italia sarebbe in condizioni peggiori»
Donzelli rivendica in apertura, soprattutto, la forza e la stabilità del governo di centrodestra in un periodo di crisi internazionale: «Gli italiani sono stati sicuramente fortunati, perché se in questo tempo di sciagure internazionali ci fosse stata una coalizione come quelle del passato, che litiga tutti i giorni, e avessimo cambiato governi e ministri ogni sei mesi, l’Italia sarebbe in condizioni obiettivamente molto peggiori». Invece, con Giorgia Meloni, l’Italia è tornata ad essere ben vista all’estero: «Molti calabresi purtroppo vivono all’estero, ma se ci parlate quando tornano vi dicono che quando si parla d’Italia e di politica all’estero tutti ci guardano con ammirazione. Prima non era così».
La legge elettorale «non è cucita per Giorgia Meloni, ma per dare stabilità»
Ed è proprio questa la stabilità politica a cui mira, secondo Donzelli, la legge elettorale. «Lo scopo è avere chiara la coalizione, chiaro il candidato alla presidenza del Consiglio con cui la coalizione che vince si presenta al presidente della Repubblica e, al tempo stesso, dare una maggioranza stabile a chiunque vinca. Dicono che è una legge cucita su misura per Giorgia Meloni. No: è cucita su chi prende un voto in più. Quindi vedremo chi sceglieranno gli italiani». Una legge che non piace al centrosinistra: «Perché vorrebbero vincere le elezioni senza voti, senza un leader e senza programma» critica Donzelli. Non una legge fatta per i propri interessi, dunque, ma «pensando a quello che serve all’Italia». L’auspicio è che gli italiani diano di nuovo fiducia al governo Meloni, la «donna dei record» secondo Donzelli che elenca i suoi traguardi: «La prima donna presidente del Consiglio, il governo più stabile della storia, la prima volta che una coalizione, governando, non perde consensi. Perché, nonostante un’opposizione che ci è nata alla nostra destra e che sta insieme alla sinistra della Schlein, quella di Vannacci, continuiamo ad avere più consensi di quando abbiamo vinto le elezioni. Aggiungeremo volentieri anche il prossimo record, quindi quello di essere confermati».
«Preferenze moderne e più pulite»
La legge elettorale introduce anche il tema delle preferenze: «Dopo 35 anni – rivendica – dal 1992, gli italiani torneranno a scegliersi il parlamentare. Al prossimo voto gli italiani avranno un potere vero con la matita in mano». Nonostante, secondo Donzelli, le preferenze «non sono la soluzione ideale. Lo dico in una terra difficile, in cui la politica ha anche provato le scorciatoie rispetto al buon governo, con il voto di scambio, con il favore. Quindi so quanto possa essere difficile fare politica, soprattutto in una terra come questa». Per questo le preferenze sono state “rinnovate” da due principi: «Il capolista è bloccato, perché i partiti devono prendersi la propria responsabilità. Se uno non condivide il nome che legge sulla scheda, scelto dal partito, cambia partito. Ma anche i nomi che vengono votati dai cittadini sono scritti. Il fatto che siano scritti e si debba mettere una crocetta agevola chi fa politica sul territorio, perché anche se uno non è andato porta a porta a chiedere il piacere, ma è una persona apprezzata, ha la possibilità di farsi conoscere e di farsi trovare già sulla scheda». Questo «è un modo anche per fare delle preferenze moderne, più pulite, e ovviamente provare a trovare il giusto equilibrio tra la preferenza pura, che è comunque importante perché dà la possibilità al cittadino di scegliersi il politico, e la lista bloccata». L’obiettivo della nuova legge è anche evitare i cambi di casacca, perché «con maggioranze ampie previste dal premio di maggioranza, il singolo parlamentare, se cambia casacca e cambia campo, non influenza l’andamento del governo. La compravendita dei parlamentari diventa inutile con una maggioranza stabile».
Su Futuro Nazionale: «Fanno molto comodo alla sinistra»
Un messaggio rivolto anche a Futuro Nazionale e a Roberto Vannaci, verso il quale Donzelli esprime una dura opinione partendo dall’idea che non li considera nel centrodestra: «Li vedo in Parlamento votare col centrosinistra tutti i giorni. Non la definirei nemmeno destra estrema, io vedo un movimento che fa molto comodo alla sinistra perché rappresenta esattamente il mostro nero che la sinistra racconta. Qualcuno dice un prodotto anche di Matteo Renzi, che su queste cose è un alchimista capace, fatto apposta per provare a mettere in difficoltà la Meloni. D’altra parte, la sinistra non aveva la speranza di arrivare ai voti di Giorgia Meloni, perché non ce la fanno, non stanno crescendo in nessun modo, rimangono fermi lì, litigano. Non hanno un programma, non sanno ancora chi è il candidato, faranno le primarie». «Sono tutti sempre a parlare di Vannacci, di Futuro Nazionale, di questa forza, perché più la pompano e più indeboliscono il centrodestra. E quindi è un favore alle sinistre».
«Vedremo i numeri veri»
Sui numeri che indicano l’ascesa del partito di Vannacci, Donzelli è più cauto e cita l’esempio del Nuovo centrodestra di Alfano: «Vedremo i numeri veri, Alfano era dato con percentuali simili e poi è sparito alle urne. Mi ricordo Fini, che nei sondaggi era quasi in doppia cifra e non riuscì ad arrivare nemmeno al quorum». Anche a Reggio Calabria rischia di prestarsi a questo, secondo Donzelli, che rigetta anche le accuse di chi parla di un candidato del centrodestra arrivato da Roma. «Non si sta votando per il Consiglio comunale di Reggio Calabria, nemmeno per il Consiglio provinciale. Si sta votando per il Parlamento italiano. La scelta è: si vuole votare un parlamentare che sostiene il governo Meloni o un parlamentare che sarà all’opposizione del governo Meloni? Chi vota vuole un parlamentare che abbia la possibilità di rappresentare il territorio o uno che sta sempre a parlare male di Occhiuto, Cannizzaro e contro la Meloni?».
In Calabria «Fratelli d’Italia ha commesso errori»
Sulla situazione di Fratelli d’Italia in Calabria, Donzelli ammette di «aver sofferto in passato, di aver fatto aggregazioni che poi si sono rivelate sbagliate. Quando si è piccoli, chiunque arrivi è ben accetto: qualcuno non era una persona in gamba come ritenevamo». Adesso, però, la situazione è cambiata, è stato avviato un «percorso solido» come dimostra anche la figura di Wanda Ferro, che «al Ministero dell’Interno sta svolgendo un lavoro eccezionale. Ed è un po’ la migliore conferma che abbiamo della classe dirigente calabrese». Su Occhiuto, Donzelli, ha un’opinione precisa: è un «uomo determinato e con le sue idee, che a volte non coincidono con le nostre, alla fine lui rappresenta Forza Italia. Siamo partiti compatibili ma non sovrapponibili. Quando Meloni venne in Calabria la prima volta, lui la indicò come la futura leader del centrodestra: ha dimostrato di essere lungimirante, oltre al fatto che si è sempre battuto per l’unità del centrodestra».
Taglio del bollo e caro benzina
In chiusura, Donzelli parla dell’ultima misura presa dal governo: il taglio del bollo per il 2027. «Sarà un provvedimento strutturale» garantisce. «Ma la dovremo inserire nella finanziaria, che arriva fra 60 giorni. Si lamentano tanto perché alla sinistra piacciono le tasse, stanno un po’ rosicando perché gli italiani sono d’accordo con noi. Siamo intervenuti sul 70% delle auto, escludendo quelle più importanti, per aiutare chi è in difficoltà, al ceto medio». Resta il problema del caro benzina: «Un tema delicato, difficile. Il governo vorrebbe un prezzo più basso, nonostante sia tra migliore di altri in Europa. Tanto che i francesi a Ventimiglia fanno la fila per venire a fare benzina in Italia. Abbiamo fatto interventi importanti per far si che non aumentasse ancora di più il prezzo. L’obiettivo principale è la pace: il governo Meloni sta portando avanti una politica di mediazione internazionale, anche con i paesi arabi, per far si che si raggiunga». (redazione@corrierecal.it)
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